Punk is not dead: la polemica infinita

Punk is not dead

Alzi la mano chi, negli ultimi vent’anni nel mondo della musica non ha sentito quest’ affermazione, rea di aver scatenato una polemica che tutt’oggi lascia ancora molti scenari aperti.

Ma il punk è morto o no? Davvero è vivo come si pensa? O quella che viviamo oggi è solo un’evoluzione trasandata di un genere che dalla fine degli anni ’70 fino alla prima metà degli anni duemila spopolava e viveva dentro le generazioni di vagonate di giovani, principalmente in paesi come Stati Uniti e UK, ma che ha scollinato fino alla nostra penisola e un po’ in giro per tutto il mondo.

Max Pezzali diceva: “hanno ucciso l’uomo ragno!” in un contesto nettamente diverso, ma prendendo spunto dal simpaticone paffutello 883 pavese, spostiamo l’attenzione verso una ormai sentenza molto più ampia: “Il punk è morto”? La risposta è NO!!!

Il primissimo esempio che viene in mente è quello del mondo della grafica, dove il punk tutt’oggi vive e risiede in alcuni degli spot più belli in campi illustri come moda, advertising e riviste di lifestyle. Quelle “garbage images”, una perfezione inesistente fatta di figure sgranate che rievocano le copertine degli album dei vari Ramones, Green Day, Sex Pistols, Clash fino ai più “stagionati” Dead Boys.

E non solo in questi settori, il termine “punk”, che sta ad indicare un qualcosa di fatto a caso, spicciolo, di effimera qualità, sopravvive tutt’oggi in alcune subculture giovanili, ma indubbiamente si è evoluto in maniera alquanto differente.
Certo che il Dookie dei Green Day di 21 anni fa contro l’odierno “punk”, se così si può definire, dei Rise Against non è che nascano proprio dallo stesso concetto, società o no è ben diverso.
Valga allo stesso modo per i nuovi album di Offspring, Blink 182, Green Day che  hanno subito una netta involuzione del genere a vantaggio di prove sperimentali non sempre riuscitissime.

Per quanto li abbiamo amati, cancellateli sotto questo punto di vista!! Il loro punk sì che è morto, oggi sono le nuove boy band a far sopravvivere questo genere, meno conosciute, magari, ma sprizzanti di energia, passione e quella che si può definire “sporcizia musicale”.

Non saranno all’altezza dei Sex Pistols, che il punk lo vivevano senza alcun ideale, non avranno la lucidità dei Ramones e dei Clash o l’estro dei primi Green Day e degli Offspring, ma oggi i vari Menzingers e gli altrettanto scatenati (ai limiti della decenza) The Bronx sono per questo panorama (troppe volte considerato scomparso) un bell’esempio.

Occhio però eh! Guardiamo spesso oltralpe, ma in Italia da qualche anno, qualcosa si sta muovendo. No, non si parla di robaccia tipo Finley, per carità! Alimentate il vostro spirito patriottico, perché i Fast Animals and Slow Kids sono la favola nata sotto una città splendida quale Perugia, (ovviamente loro però si sono formati in garage abietti e in qualche furgoncino improvvisato a sala prove).

Il successo di Hybris e di un sound americo-italiano con testi UDITE, UDITE, italiani è solo l’antipasto di una carriera che si preannuncia folgorante. The new is yet to come! E lo spettacolo dovrà pur andar avanti in qualche modo, non ci resta che aspettare e sperare.

Perché NO! PUNK IS NEVER DEAD!



Claudio Battiato