Presso il Dipartimento di Psicologia dell’ateneo di Padova, uno staff per certificare i veri medium

Esiste una vita dopo la morte, siamo in tanti a chiederlo, anche se la risposta potrebbe arrivare a sorprenderci.   Direttamente dal dipartimento di psicologia dell’ateneo di Padova, il  coordinatore Fernando Sinesio, 47 anni, napoletano trapiantato a Genova, ha istituito un team di esperti studiosi che certificano coloro che posseggono facoltà medianiche. Il team è composto da sei studiosi, si utilizzano degli esami e test neurologici, attraverso i quali si riesce a definire con certezza se una persona è una vera medium.  Sinesio, afferma che si utilizza: “Un protocollo di 12 pagine, risultato di un approccio progressivo. Siamo partiti dalle indagini del professor Gary Schwartz, neurologo dell’università di Tucson, rivedute e corrette.

Definisce inoltre chi è un medium, “Gente assolutamente comune in apparenza, le abilità che dimostrano sono interclasse e non dipendono dal grado di cultura. Susi Gallesi, emiliana, si è fermata alle scuole medie. Elisabetta Stellato è un brillante avvocato livornese. Fra loro c’è chi è ateo e chi è credente. Si tratta di persone che a un certo punto della vita hanno scoperto di essere diverse. Le loro caratteristiche, riescono a comunicare con altre dimensioni”. Le modalità sono del tutto da ricercare,”Non lo sappiamo. E non lo sanno neanche loro. La bergamasca Mara Biondi mi ha chiesto: dottore, davvero io sono una medium? Il grande enigma è questo”.
Nel 2015 abbiamo lavorato con l’ateneo genovese, negli ultimi tre anni a Padova. Il metodo aggiornato prevede che ciascuno abbia un ruolo indipendente: lo studioso, il presunto medium e il familiare di una persona defunta. L’esperimento è definito a triplo cieco: nessuno dei tre attori ha un contatto diretto con gli altri. Le risposte del medium devono raggiungere per due volte uno standard del 60% prima di essere classificate veridiche e genuine”. I requisiti per entrare nell’albo ufficiale: “La precisione, la pertinenza e la spontaneità dei messaggi.

Un bravo mentalista potrebbe cogliere elementi dal richiedente e riferirli come fossero proprie acquisizioni. Ma il protocollo esclude inganno e casualità”. Spiega anche come riconoscere un vero medium da un millantatore, “Ha la capacità di entrare in contatto con un defunto. Fornisce informazioni su di lui. Ne conosce solo il nome di battesimo e a volte neppure quello, eppure i risultati sono straordinariamente sorprendenti. Una medium ha dato varie indicazioni sulla mia vita privata che soltanto io potevo sapere. Un’altra ha fornito il numero di targa dell’auto di un defunto di cui non conosceva nulla”. In merito a fornire spiegazioni sul cosa c’è dopo la morte, non emette giudizi ma semmai teorie, “Non è il nostro compito. Ci troviamo in una zona Al di là del conosciuto, per citare il titolo del mio libro-testimonianza. Annotiamo qualcosa di inspiegabile con i metodi tradizionali ma ci fermiamo lì. Anche per noi è un mistero. 

 

Penso che la coscienza umana resti immanente dopo la morte, portandosi dietro la memoria di cose, fatti e persone. Una sorta di energia a cui i medium si connettono, attraverso un contatto diretto o aprendo una sorta di archivio immateriale: questo è l’oggetto della ricerca. Chi ha fede la chiama anima, io preferisco i concetti della meccanica quantistica. Ma è un’opinione personale”. Il Professore non nasconde il suo scetticismo durante le varie analisi dei soggetti, tanto che nel suo lo staff comprende un gran numero di veri smascheratori di trucchi. Sono sette, tutte donne. Le prime candidate ad aver passato un esame molto particolare. Fanno parte di un elenco ristretto che getta un ponte verso l’ignoto.



Alessandra Filippello