Dopo Argentina ed Inghilterra: a che punto è la nostra Nazionale?

Dopo le due amichevoli con Argentina e Inghilterra, cinque mesi dopo l’epocale fallimento con la Svezia: a che punto è la ricostruzione della nostra Nazionale?

Cinque mesi fa, dopo la doppia partita contro la Svezia che ha portato alla non qualificazione per i Mondiali di Russia 2018, ci eravamo lasciati con una serie di paroloni – più che giustificati dopo una sconfitta di tali proporzioni – di questo tipo, pronunciati sia dai tifosi sia da tutti gli addetti ai lavori, dai membri della Lega ad allenatori e giocatori: “rinnovamento”, “tabula rasa”, “nuovo ciclo”, “cambiamento”. E tutto questo a più livelli: non solo in campo, ma anche a livello istituzionale e per quanto riguarda riforme necessarie ad una crescita del sistema calcio italiano. Lasciando perdere quelle che sono state le vicende interne alla Lega – che non ha sicuramente intrapreso la strada indicata dai termini qui sopra, ma di ciò non ci stupiamo -, proviamo a vedere a che punto è la Nazionale del c.t. Di Biagio dopo le due amichevoli con Argentina e Inghilterra, le prime due uscite dell’Italia dopo il playoff con la Svezia.

CONVOCAZIONI – Le prime convocazioni del c.t. Di Biagio (vale la pena ricordare che il c.t. che guiderà la Nazionale nel prossimo biennio sarà deciso a maggio: in lizza ci sono i nomi di Mancini, Conte, Ancelotti e lo stesso Di Biagio) paiono però in netta controtendenza rispetto ai buoni propositi di rinnovamento e cambiamento sulla bocca di tutti i giorni successivi ad Italia-Svezia. Era abbastanza palese la necessità di cambiare aria, di dare un forte e netto taglio con la generazione che ha portato al fallimento pre-Mondiale, dare finalmente spazio ai giovani di valore (per giunta non numerosi) che il panorama calcistico italiano sta offrendo, puntando su di loro per aprire un nuovo quadriennio che porterà prima ad Euro 2020 e poi ai Mondiali del 2022.

Se questi erano i presupposti necessari e condivisi inizialmente da tutti, le prime convocazioni di Di Biagio li hanno prontamente smentiti. L’unica parziale scusante può essere quella di considerare Di Biagio un “traghettatore” fino a maggio, data in cui partirà il vero e proprio progetto quadriennale di ricostruzione della Nazionale, ma forse nemmeno questo può bastare a spiegare le decisioni del c.t., evidentemente scelto per non effettuare un forte cambiamento che nessuno, almeno per ora, ha voglia di affrontare.

PAROLO E BUFFON – Scegliamo questi due volti, il centrocampista della Lazio e la leggenda bianconera, come emblema delle discutibili convocazioni per queste due partite della Nazionale. Buffon e Parolo possono essere due volti su cui costruire il prossimo quadriennio di ricostruzione azzurra? La risposta la lasciamo a voi, ma il tono con cui stiamo scrivendo lascia presagire la nostra opinione.

Se per il secondo la questione è abbastanza complessa, vista l’importanza anche istituzionale del personaggio, per il centrocampista della Lazio la vicenda è abbastanza chiara: a centrocampo l’Italia presenta attualmente mezzali più giovani, più tecniche e indubbiamente più futuribili nell’ottica del prossimo quadriennio azzurro (Barella, Pellegrini, Gagliardini, Cristante); perché quindi prendere ancora in considerazione Parolo e schierarlo addirittura titolare contro l’Argentina e l’Inghilterra?

Lo stesso discorso potremmo farlo considerando chi c’è alle spalle di Buffon: Donnarumma. Il discorso può includere anche altri convocati dal c.t. Di Biagio, che paiono in netta controtendenza con quella evidente di necessità di rinnovamento e ricostruzione della Nazionale, vuoi per i sostituti alle loro spalle, vuoi per il loro scarso rendimento: Candreva, Darmian, Ogbonna. Ammesso anche che siano i più forti nei rispettivi ruoli, assunto alquanto discutibile: bisogna costruire la nuova Nazionale Italiana con gli elementi attualmente più forti o con quelli che faranno parte della miglior formazione possibile tra due e quattro anni, il che presuppone il dover formare già da ora un gruppo il più possibile rinnovato?

La sconfitta per 2-0 contro l’Argentina e il casuale pareggio con l’Inghilterra hanno testimoniato ancora una volta le enormi problematiche di questa Nazionale – sono state due prestazioni innegabilmente deludenti -, la necessità di effettuare un forte e deciso cambiamento rispetto a ciò che sono stati gli ultimi clamorosi fallimenti dell’Italia. La speranza è che da maggio, con il nuovo commissario tecnico, possa partire un nuovo quadriennio all’insegna del rinnovamento e del cambiamento, che non deve limitarsi soltanto alla Nazionale ed al campo, ma deve rivolgersi anche al tema delle seconde squadre, delle infrastrutture, dei diritti tv: è necessaria una rivoluzione su più piani per ristabilire e ricostruire l’immagine e l’effettiva credibilità del calcio italiano.



Andrea Codega