Pieces of a Woman: da Venezia a Netflix il dramma con Vanessa Kirby

Pieces of a Woman, disponibile su Netflix, è un film che è stato premiato al Festival di Venezia 2020 con la Colpa Volpi alla migliore attrice Vanessa Kirby e che è stato molto acclamato alla kermesse.

Si tratta di una pellicola dalla forte componente autobiografica. E’ infatti  una vicenda realmente accaduta al regista  Kornél Mandruczó e alla sua compagna Kata Wéber, sceneggiatrice del film.

Racconta la sofferente e progressiva accettazione di un “inaccettabile” lutto: una nascita, spentasi prematuramente e per cause, sì, imputabili agli altri, ma in qualche modo anche sfuggenti e non del tutto chiare per chi le ha vissute.

La sequenza iniziale di Pieces of a Woman è indubbiamente di fortissimo impatto. Descrive il parto casalingo che la protagonista, interpretata dalla bella Vanessa Kirby, affronta con inaspettate difficoltà.

Il regista è molto bravo a riprendere nel dettaglio tale vicenda e riesce ad immortalare con efficacia l’inesperienza della coppia, la corporeità affannata e l’umore turbolento della partoriente, l’insicurezza e il panico, dinanzi ad una situazione gestita da tutti i personaggi con superficialità, soprattutto, dalla levatrice che avrebbe dovuto garantire che la nascita fosse portata a compimento con altre modalità ben più sicure. E’ emblematico che il titolo del film compaia solo dopo questa lunga sequenza. L’evento ivi descritto provoca di fatto la rottura in pezzi dei suoi protagonisti.

La pellicola, successivamente, sceglie di concentrarsi sul dramma familiare, diventando soprattutto una cronaca dei fatti relativa alla crisi familiare, piuttosto che un’indagine sulla psiche della protagonista femminile

Questa coralità che coinvolge il compagno della donna, un buon Shia Labeouf, e la madre sembra un po’ in contraddizione con l’individualità femminile promessa dal titolo. E’ così che la donna-madre passa un po’ in secondo piano, chiusa in mutismo che è senza dubbio verosimile ed evidente nel film, ma che, forse, poteva essere evidenziato con altre modalità dalla pellicola, oltre a sequenze che immortalano la pensosità o lo smarrimento dell’attrice negli scenari di una gelida Boston.

Si tratta di digressioni estetiche gradevoli al livello visivo (lo sguardo azzurro della Kirby è fortemente cinematografico e colpisce non poco lo spettatore), ma non del tutto efficaci.  La parte centrale del film, in realtà, si concentra più sui disagi di chi circonda la protagonista, piuttosto che su di lei, smorzando così la potenza delle scene che la ritraggono. Soprattutto, non viene dato abbastanza adito ad un elemento importante quale il senso di colpa, che, seppure negato o nascosto, avrebbe potuto essere meglio rappresentato dalla macchina da presa dal regista.

L’idea che viene suscitata nel film è quella per cui la protagonista sarebbe stata colpevole di aver insistito per un parto in casa, piuttosto che in ospedale e, tra le righe, sembra che i personaggi che le ruotano attorno, (tra cui l’anziana madre) la ritengano responsabile di quanto sia accaduto alla sua bambina, quasi come se fosse stata lei a provocare la non-nascita, perché inconsciamente non desiderava essere madre. 

Questo dubbio, che è l’elemento più interessante del film non viene, a parere di chi scrive, abbastanza palesato nella parte intermedia di Pieces of a Woman, soprattutto non viene palesato sufficientemente nelle azioni della protagonista. Si palesa con più forza già a film inoltrato, nello scontro, ben reso, della ragazza contro l’anziana madre.

L’indicibile dubbio è ,invece, affermato e superato nel buon finale della pellicola: in cui il giudizio su se stessi e sugli altri viene pronunciato a voce alta nell’aula di un tribunale da parte di una donna che cerca di ricomporre se stessa e la sua vita. Senza dubbio questa la migliore sequenza del film, assieme allo spiazzante e memorabile inizio.

Nel complesso si tratta di un film comunque sincero, autobiografico e catartico per i suoi autori, che questa storia dolorosa l’hanno davvero vissuta e ciò si percepisce nella visione. Buone le prove degli attori, tra cui anche quella della Kirby.



Francesco Bellia