Philadelphia experiment: la teoria dei viaggi interdimensionali

In SCIENZE by redazioneLeave a Comment

Nel 1943 la marina statunitense decise di tentare un esperimento (conosciuto come “Philadelphia Experiment” o “Project Rainbow”) sulla base della teoria del “Campo Unificato” di Albert Einstein, che metteva in relazione i campi magnetici e gravitazionali con altri fenomeni subatomici. Secondo un’interpretazione di questa teoria, applicando un violentissimo campo magnetico ad un corpo, se ne provocherebbe la sparizione. Da questo esperimento poi sarebbero nati altri tipi di progetti volti al controllo mentale o viaggi interdimensionali. Il luogo è nel porto di Filadelfia.

Un giorno di ottobre, secondo la testimonianza di alcune persone, la nave militare Eldrige D.E. 173 scomparì per alcuni secondi dal porto di Philadelphia, in un sibilo assordante ed in una nube verdastra, per poi ricomparire qualche secondo più tardi nello stesso punto, come se niente fosse accaduto. Contemporaneamente all’enigmatica sparizione della nave, si verificò nel porto di Norfolk, a un centinaio di chilometri di distanza, l’improvvisa apparizione della stessa. Essa fu vista attraccata al molo, dopo pochi istanti sparì. Nessun esponente del governo o della marina commentò l’accaduto. Nemmeno i mass media ne fecero parola.

Qualche anno più tardi, William Moore e Charles Berlitz riuscirono a chiarire i fatti. Quanto successe quel giorno fu il risultato di un esperimento, condotto dal governo americano, sull’invisibilità delle navi da guerra. Nella nave, sotto la direzione dell’allora consigliere della marine degli USA Albert Einstein, vennero collocate alcune potentissime elettrocalamite di circa 380 tonnellate ciascuna. C’erano stati altri esperimenti prima di quello, ma le calamite non avevano mai raggiunto la potenza che raggiunsero quel giorno. Si voleva solo ottenere l’invisibilità dai radar, ma quel giorno, non solo si ottenne l’invisibilità, ma anche lo spostamento in una diversa dimensione spazio temporale, tutto questo prese di sorpresa gli stessi scienziati addetti all’esperimento.

E con la nave viaggiò anche tutto l’equipaggio, costretto poi a mantenere il segreto dal governo. Se l’esperimento di Philadelphia è accaduto realmente, ci dimostra che l’azione congiunta dell’energia elettromagnetica, nucleare e gravitazionale è capace di creare varchi dimensionali e spazio-temporali. Molto probabilmente, il governo americano, a nostra insaputa, compie tutt’oggi, in segreto, esperimenti del genere. Spero solo che l’esito di tali esperimenti possa un giorno essere utile per fini civili e culturali, piuttosto che bellici.