Perché rivedere Ritorno al futuro in tempi di quarantena

Si starà in casa ancora per un po’, ahimè, anche se si spera che tutto finisca il prima possibile. Tuttavia, senza demoralizzarsi troppo, di questi tempi può venire in mente di rivedere capolavori immortali della storia del cinema che risultano anche popolari e digeribili da guardare, creando spasso dall’inizio alla fine. Uno di questi è certamente “Ritorno al futuro”, pellicola diretta nel 1985 da Robert Zemeckis, entrata nella storia e che diede vita a due sequel della saga “fantacomica” di maggior successo globale.

                             

Ecco 5 buoni motivi per rivederlo, o vederlo per la prima volta:

1) Il bel messaggio che lascia su una storia che si può cambiare, se le persone mutano e perché possono mutare;

2) I divari temporali messi in luce con originalità: il film, iniziando nel presente e poi spostandosi magicamente indietro di trent’anni (dall’ ‘85 al ‘55), consente infatti di far emergere disuguaglianze ed uguaglianze social-temporali tra un’epoca passata e la realtà contemporanea al regista;

3) Il simpaticissimo e superlativo Christopher Lloyd, che qui interpreta il ruolo di uno scienziato pazzo, rimodulando con innovativa efficacia (e destando svariati motivi di divertimento e risate) l’analoga maschera dello scienziato pazzo di “Frankenstein”;

4) “Ritorno al futuro” si può considerare anche una pietra miliare della pedagogia e dell’educazione, relativamente qui al rapporto genitori-figli, per cui un adolescente simile a suo padre, ma più forte, coraggioso e tenace di lui, prova con alcune parole a cambiarlo in meglio, ad “aggiustarlo”, ma non può e non riesce ad osare, in quanto figlio e non genitore. Eppure, il rovescio educativo dei rapporti parentali nel passato consente a Zemeckis di mostrare come anche i genitori possano imparare dai figli, perché tutti sbagliamo, tutti possiamo migliorare, e non si è mai figli o genitori di qualcuno in senso assoluto;

5) Lo scopo definitivo del lungometraggio, per cui il regista con la fantascienza ha raccontato agrodolcemente uno spaccato universale di realtà, scienza della vita.

E adesso, due chicche che non ti aspetti:

1) La pellicola uscì nel 1985, sceneggiata da Robert Zemeckis e Bob Gale. Proprio Gale ebbe l’idea per il film nel 1980. Mentre sfogliava l’annuario del liceo di suo padre, Gale iniziò a chiedersi se sarebbe stato amico di suo padre se fossero andati a scuola insieme. Insieme a Zemeckis, Gale sviluppò questa idea in una sceneggiatura. Poi, ci sono voluti quattro anni per trovare qualcuno disposto a farne un film, e uno per girarlo;

2) Dopo 232 giorni (quasi 34 settimane) questa pietra miliare del cinema superò la soglia dei 200 milioni di dollari. Convertiti con l’inflazione, sono quasi 500 milioni di dollari di oggi.

Perbacco!



Christian Liguori