Mete esotiche per grandi campioni

I campionati più belli del mondo, si sa, sono quelli europei. Vuoi per la presenza delle squadre più prestigiose del pianeta, vuoi per la presenza dei più grandi tecnici del mondo, i campionati del Vecchio Continente hanno sempre attratto la quasi totalità dei giocatori di ogni parte del mondo, che hanno fatto del venire a giocare in Europa la propria ragione di vita.

Negli ultimi anni però si è sempre più diffusa una tendenza che ha portato i giocatori militanti nei club europei a “emigrare” verso mete più esotiche: dagli Stati Uniti all’India, passando per il Qatar, l’Australia e adesso anche la Cina.

Questi paesi hanno attratto tantissimi campioni europei, molti dei quali a fine carriera e in cerca di facili guadagni,  ma il motivo non è sempre stato esclusivamente quello economico.

Capostipite dei grandi campioni che sbarcarono negli USA, fu un giocatore che a dire il vero non ha mai militato in Europa, ma che sicuramente tutti conoscerete. Stiamo parlando del pluricampione del mondo Pelè che tra il 1975 e il 1977  vestì la maglia dei New York Cosmos, squadra  della North American Soccer League (NASL).

Negli anni ’70 Pelè non fu il solo calciatore blasonato a sbarcare negli Stati Uniti. In quel periodo infatti numerose squadre cercarono di portare diversi giocatori per promuovere il calcio nordamericano. Tra questi ricordiamo Franz Beckenbauer e Eusebio, oltre che all’italiano Giorgio Chinaglia.

Facciamo ora un salto di circa vent’anni per arrivare più o meno ai giorni nostri. Forte dell’ottimo risultato della nazionale ai mondiali del 2002, i vertici del calcio statunitense cercarono di dare una forte spinta al movimento calcistico locale, tanto che nel 2007 il Los Angeles Galaxy misero sotto contratto niente poco di meno che David Beckham, all’epoca trentunenne e quindi tutt’altro che a fine carriera. L’arrivo di Beckham negli Usa non è dovuto solo a questioni economiche, fu infatti lo stesso calciatore inglese a voler dare una svolta diversa alla sua vita e alla sua carriera trasferendosi in una realtà completamente diversa da quella a cui era abituato. Passare dalla Champions League e i grandi tornei con le nazionali ad una realtà calcistica infinitamente inferiore sia da un punto di vista tecnico che tattico; questo è stato il destino di Beckham che però sbarcando nel nuovo continente ha avuto modo di curare con più libertà i suoi business personali.

Come detto molti giocatori sono andati a giocare in campionati ai limiti del dilettantismo. Basti pensare a Xavi che nel 2015 è andato a giocare in Qatar, o a Fabio Cannavaro che negli Emirati Arabi ha finito la sua carriera da calciatore e iniziato quella da allenatore. Ma c’è anche chi decide di andare a giocare nell’Al Ahli di Dubai non esattamente alla fine della sua carriera. Chi di voi si ricorda di Luis Jimenez, meteora del campionato italiano -dove si fece notare con la maglia della Fiorentina per poi approdare alla Lazio e all’ Inter prima di finire in una girandola di prestiti- che dal 2011 gioca stabilmente nella squadra del campionato emiratino?

E come non citare il caso della neonata Superleague indiana fondata nel 2013. Attualmente militano nel campionato indiano, nel ruolo di giocatore-allenatore, personalità del calibro di Roberto Carlos, Anelka e Materazzi, la cui squadra si è aggiudicata l’edizione 2015 del torneo. Inoltre hanno giocato in questo campionato,tra gli altri, giocatori come Del Piero, Trezeguet e Pires, senza dimenticare che  squadre come l’Atletico Madrid e la Fiorentina hanno importanti quote di partecipazione in diverse società.

Negli ultimi anni è tornato di moda in maniera prepotente il campionato nordamericano di calcio. Dopo il “caso Beckham” numerosi giocatori hanno preso ad esempio l’esperienza dell’ex capitano dell’Inghilterra, trasferendosi in Mls in questo nuovo decennio, anche grazie agli ingenti investimenti fatti dai proprietari delle squadre. Da Drogba a David Villa, passando per Kakà, Gerrard, Pirlo, Lampard, Henry, Nesta e tanti altri, i migliori giocatori dei club europei hanno scelto la Mls come ultima esperienza calcistica prima di appendere gli scarpini al chiodo, anche se c’è chi, come Giovinco, ha scelto l’Mls unicamente per rilanciare la propria carriera.

L’ultima frontiera del calcio extraeuropeo è rappresentata dalla Cina, i cui club negli ultimi anni sono stati protagonisti del calciomercato internazionale. Tra i primi a sbarcare in Cina, gli italiani Giardino e Diamanti, che però rimasero al Guangzhou Evergrande per pochi mesi. Nell’ultima sessione di mercato sono arrivate offerte  irrinunciabili per molti club, con i giocatori che non hanno saputo resistere di fronte a possibilità di guadagno per loro  inimmaginabili  qui in Europa. E così i vari Guarin, Gervinho, Alex Texeira e Lavezzi -solo per citare i calciatori più noti- hanno abbandonato i blasonati palcoscenici europei per accasarsi in un campionato dove il calcio è visto esclusivamente come un business e non come uno sport.

La riflessione principale, che sta alla base di questa fuga di calciatori fuori dall’Europa, è che ora più che mai quello che prima era solo uno sport, è anche un business. Prendiamo il caso del calcio americano. La Mls è nata solo nel 1993, e nel corso degli anni i proprietari delle squadre hanno investito per promuovere il soccer, che da sport di nicchia è diventato uno sport per tutti, tanto che gli stadi americani fanno  registrare numeri da far impallidire quelli italiani, arrivando non solo ad attrarre i più grandi calciatori del mondo in età matura o in cerca di riscatto (caso Giovinco) ma anche a portare sulla piazza giovani interessantissimi aumentando le reti di scouting dei club europei. Difficilmente Cina e India riusciranno a creare realtà simili, e comunque anche le squadre di Mls, a livello tecnico, non sono certo ai livelli di quelle europee che continueranno ad essere le migliori al mondo per gli anni a venire. Ciò che è certo è che se fino a pochi decenni fa l’Europa era la unica e sola terra promessa del calcio, oggi la situazione inizia a cambiare piano piano e chissà che nel giro di qualche anno i calciatori non siano gli unici ad andare via dall’Europa. Vi immaginate, magari nel 2025, una finale di UEFA Champions League negli USA?



Gabriele Fardella