Lightdrop, la bellezza delle esperienze reali a portata di click

Si parla spesso dell’influenza negativa che hanno i social sul comportamento di un individuo. Tanti i dati che testimoniano sempre più una dipendenza dalla tecnologia. Le sensazioni di vuoto esistenziale nei confronti dell’Instagram, Facebook e Whatsapp down di qualche giorno sono un esempio di un abuso che può avere serie problematiche a livello psicologico. Tuttavia, all’interno di un discorso che spinge a vedere solo il lato negativo, dovremmo riflettere sul perché alcune piattaforme siano state inizialmente create. Tra gli obiettivi primari vi era il mettere in contatto persone lontane, creare relazioni umane seppur tramite uno schermo. E ancora, condividere le proprie idee in uno spazio libero da confini fisici. C’è davvero bisogno di un ritorno alle origini in tal senso, ma anche di fare dei passi in avanti. E se ci fosse un social controcorrente pronto a ridare valore alle esperienze reali, puntare sulla socialità e guadagnare grazie alle proprie passioni? Esiste e si chiama di Lightdrop.

Lightdrop è il social che sfruttando le potenzialità della tecnologia punta a ridare valore alle relazioni nel proprio territorio.

Essere social non significa sognare di vivere in mondi lontani se ciò presuppone l’allontanarsi, invece, dal proprio contesto. Solo perché grazie ad un click è possibile raggiungere diverse realtà non si dovrebbe trascurare la propria. Eppure è ciò che accade oggi.

Quella che prima era un’innovazione geniale, nel tempo ha avuto l’effetto contrario. In primo luogo, perché rinchiudendoci nell’universo virtuale fantastico offertoci dai social, ci siamo dimenticati del mondo reale che ci circonda. Secondariamente, questa tecnodipendenza è divenuta la ragione primaria di carenza di motivazione verso nuove esperienze di vita. In più, ha accentuato disturbi legati alla depressione, all’ansia e atteggiamenti aggressivi.

In un mondo sempre più mediatizzato è impossibile scappare dai social, è vero, ma è una responsabilità comune renderli un posto migliore.

Lightdrop offre un esempio di come sia possibile utilizzare un social senza rimanerne intrappolati.

Si è stanchi dei soliti contenuti, c’è voglia di cambiamento e di trovare una nuova direzione. Nel contesto social odierno, a fare la differenza sono le esperienze reali, le stesse che il lockdown ha da quasi due anni soppresso. Cambiare prospettiva non è solo possibile, ma anche una necessità per uscire dalle nostre bolle virtuali.

Questo è, in sintesi, lo scopo di Lightdrop, una startup che auspica ad un ritorno ad una libera condivisione di hobby e passioni che generano occasioni di socializzazione e guadagno.

Lightdrop nasce dal desiderio di riportare le persone a vivere la reale socialità, fonte di felicità e di libera espressione. È fondamentale riprendere il controllo di sé e delle proprie relazioni, prendere consapevolezza del fatto che la tecnologia deve essere utilizzata come uno strumento al servizio della realtà e del benessere delle persone e non, come succede nella maggior parte dei social network, per tenerle schiave di uno schermo, soprattutto in un periodo di reclusione e isolamento forzato come quello che stiamo vivendo, che purtroppo sta rendendo normale vivere attraverso il virtuale, distruggendo le relazioni e la micro economia locale.

Dalle parole del CEO, Fabiano Buongiovanni, si percepisce un’evidente necessità di cambiare le cose e una grande volontà nel farlo. Pur iniziando dal basso, dalle piccole imprese come Lightdrop, i social possono tornare ad essere uno spazio in cui trascorrere del sano buon tempo. Il tutto incentivato anche da una prospettiva di guadagno.

Difatti, Lightdrop non si ferma alla mera promozione di attività tramite social, bensì sostiene chiunque abbia voglia di mettersi in gioco puntando su esperienze vere.

Si rivolge a persone, imprese, attività e associazioni che vogliano ridimensionare il concetto di condivisione. Condividere, significa dividere con qualcun altro, e sin dai tempi della creazione di Internet il termine di condivisione ha accompagnato quello di connessione. Il principio non era semplicemente navigare sul web, ma viaggiare in un contesto senza barriere per mettersi in contatto con un’altra persona. E perché no? Creare anche un legame tra due individui lontani, ma con interessi in comune. Oggi accade l’opposto: persino le persone “vicine” hanno smesso di relazionarsi.

Gli utenti, con il passare degli anni e l’aumentare delle piattaforme a disposizione, hanno mutato il tipo di contenuto condiviso online. È bene, allora, sottolineare che su Lightdrop si va oltre foto e video, è il momento di condividere momenti e gesti importanti per trasformare quel legame – di cui sopra – da virtuale a reale.

Due sono le principali caratteristiche di questo nuovo social.

Da un lato, grazie alla sua tecnologia blockchain based, permette la creazione di una struttura di dati, la quale è condivisa in piena trasparenza con tutti gli utenti iscritti. I dati in questione riguardano un valore in LightPoint, assegnato ad ogni iscritto in base all’attività compiuta – sia essa di organizzazione di attività o di semplice partecipazione-. In entrambi i casi, l’obiettivo è mantenere attiva la community con la quale si può arrivare a condividere fino al 91% dei profitti.

Infatti, operando in maniera trasparente e meritocratica, Lightdrop rende le persone reali il valore dell’intero progetto.

L’ulteriore peculiarità riguarda l’iscrizione al social. Iscriversi è gratuito, poiché basato sul modello di business B2B. In questo modo, tutti i sevizi a pagamento diventeranno tali solo una volta che la piattaforma abbia compiuto il suo scopo. Ovvero, quello di donare visibilità ai gesti della community, in maniera tale da generare per quest’ultima socialità e guadagno.

Si punta, quindi, ad ottenere dei risultati concreti e misurabili, senza dimenticarsi delle reali preoccupazioni odierne. Infatti, Lightdrop destina il 12% del proprio guadagno a progetti di natura sociale. Avviene così un vero e proprio scambio reciproco tra tecnologia e persone.

Una Community attiva su Lightdrop è soprattutto una Comunità che ha a cuore il proprio territorio.

Le persone sono il fulcro del progetto, e dunque, è a loro che viene affidato il lancio dello stesso. 550 nuovi posti di lavoro sono messi a disposizione per chiunque voglia vivere un’esperienza social e sociale al 100%.

Tra questi sono richiesti 5 CityFounder per provincia a cui destinare il 9% dei profitti di Lightdrop. Il loro ruolo è di fondamentale importanza, poiché fanno conoscere concretamente Lightdrop e le sue iniziative alla propria provincia e città.

Per far ciò è necessario anche il supporto di alcuni Business Partner a cui dedicare i 12% dei profitti.  Si ricercano, infatti, anche attività commerciali, associazioni, organizzatori di eventi o esperienze locali a cui affidare il compito principale di trovare – o essere essi stessi – lo spazio in cui vivere di quelle esperienze reali promosse sul social.

La priorità ad oggi – lo afferma sempre il CEO Buongiovanni – è vivere il mondo “là fuori”.

E su Lightdrop ciò è garantito. Più una persona partecipa e/o organizza eventi più accumula LightPoint. Oltre l’incentivo economico, si ha anche l’occasione di rivalorizzare il proprio territorio e conoscere qualcuno per davvero. La tecnologia torna a compiere, finalmente, il compito che le era stato sin dal principio affidato: essere al servizio delle persone e non viceversa.

Lo sottolinea lo stesso slogan del progetto: life happens, le cose succedono, la vita è qui e ora. Torna a vivere di nuovi e produttivi momenti reali. Le intelligenze artificiali hanno fatto passi da gigante in tantissimi ambiti, perché non dare loro la possibilità di ridare valore, in modo etico, ai contatti interpersonali?



Giulia Grasso