Lewis Hamilton: il talento e la maturità del sei volte campione del mondo

Lewis Hamilton è campione del mondo di Formula 1 per la sesta volta in carriera. A 34 anni, l’alfiere della Mercedes è sempre di più nella storia di questo sport, dopo aver arricchito il proprio palmares con un’altra annata da incorniciare. Dieci le vittorie raccolte nel 2019 fino a questo momento, quattro le pole position, quattro i giri veloci e solo tre volte fuori dal podio; numeri che gli sono valsi l’ennesimo dominio nella classifica del mondiale e la possibilità di poter continuare a regnare ai vertici della Formula 1.

Il secondo posto maturato ad Austin, nel Gran Premio degli Stati Uniti, è l’ulteriore prova di come Hamilton abbia raggiunto quel grado di maturità che ci si aspetta di vedere dai veri campioni. Scattato dalla quinta posizione della griglia di partenza dopo una qualifica poco incisiva, il driver inglese ha come in Messico optato per una strategia conservativa, cercando di artigliare la vittoria con un solo pit-stop e un’accurata gestione delle gomme. Mentre si trovava al comando a pochi giri dal termine, con saggezza ha preferito non opporre grande resistenza all’arrembante team-mate Valtteri Bottas, unico a poterlo ancora impensierire nel mondiale e autore di un weekend pressoché perfetto.

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Saper leggere le situazioni durante la gara è senza dubbio una qualità che il sei volte iridato ha affinato e migliorato nel corso degli anni, specialmente durante quelli passati alla corte della Mercedes. Hamilton si è accasato al team di Brackley nel 2013, al termine del matrimonio con la McLaren caratterizzato da un difficile epilogo. Con la squadra che l’ha lanciato in Formula 1, l'inglese ha conquistato il suo primo titolo nel 2008, ma durante la stagione 2012 il rapporto si è spezzato, essenzialmente per la scarsa affidabilità della vettura che non gli ha permesso di giocarsi le sue carte per il mondiale. Ed è durante il weekend del Gran Premio di Singapore di quell’anno che arriva la chiamata della Mercedes, direttamente da quel Niki Lauda che Lewis ha voluto ricordare nelle dichiarazioni post trionfo. Con il suo passaggio in Mercedes, Hamilton ha sposato il progetto tecnico migliore possibile nell’avvicinamento verso l'era ibrida, introdotta nel 2014.

Da quel momento si è trattato di un dominio continuo, interrotto soltanto dall’exploit di Nico Rosberg nel 2016. Oltre a poter contare su un team perfetto per puntare continuamente a collezionare successi, il grande merito di Hamilton è stato di quello di mantenere la propria attitudine alla vittoria, alzando sempre l’asticella di anno in anno e guadagnandosi il rispetto di appassionati, colleghi e addetti ai lavori. Una crescita costante che ha saputo abbinare al suo talento cristallino, grazie al quale è giunto a soli 22 anni ad esordire in Formula 1 e a mettersi sin da subito in mostra. Oggi, per la squadra Hamilton rappresenta il terminale del lavoro di centinaia di persone; è il migliore a preparare la vettura e a massimizzarne le performance per il fine settimana, impeccabile nel giro secco in qualifica, perfetto nella gestione delle gomme in gara.

Un titolo in più di Juan Manuel Fangio, uno in meno di Michael Schumacher. I numeri di Hamilton sono già impressionanti, ma in attesa del 2021, anno in cui si prospetta una completa rivoluzione nei regolamenti che potranno rimescolare i valori in pista, ci sono ancora due gare del 2019 (Interlagos e Abu Dhabi) e tutta la stagione 2020. Per Lewis c’è quindi la concreta possibilità di raggiungere il record di mondiali di Schumi e anche di superare le 91 vittorie del campione tedesco (il britannico si trova a quota 83). A tiro c’è anche il record di podi conquistati (a meno 5 dai 155 della leggenda della Ferrari), mentre è già suo quello delle pole con 87.

Con il sipario pronto a chiudersi nel mondiale 2019, la sfida è già rimandata alla prossima stagione, quando Hamilton andrà a caccia del settimo titolo. Appena abbandonerà il Circus, ha già annunciato di volersi tuffare nel mondo della moda, da cui si è sempre dichiarato affascinato. La sensazione è che si riuscirà ad apprezzare il valore dei suoi successi in modo assoluto soltanto quando smetterà di correre.