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Lettera agli anziani: il coraggio di lasciar andare

Sono stati i nostri anziani ad essere nell’occhio del ciclone durante questa pandemia. Gli abbiamo scritto una lettera, come quelle  con cui si comunicava prima dell’avvento dei cellulari. Ma sai qual è la cosa incredibile? Non c’erano spunte blu o messaggi di avvenuta ricezione; un tempo, inviavi una busta di carta e la affidavi nelle mani di un postino, senza sapere mai con certezza se sarebbe andata a buon fine.

A te che stai leggendo, ti affidiamo questa busta virtuale per farla arrivare a chi di dovere.

Fanne buon uso.

Carissimi,

No, non vi darò del lei. Dare del lei è un segno di rispetto ma è anche l’ago della bilancia per farvi sentire più vecchi, un pò come quando vi cediamo il posto in bus.

Già, il posto in bus: ne ha fatto cenno Lella Costa nel suo monologo, ospite da Alessandro Cattelan, come il vero segno dell’età che avanza e dove ci si rende conto di come si appare agli occhi dei più giovani.

Vecchi. Punto.

Perché ci spaventa tanto questa parola? No, non credo abbia solo a che fare con l’avvicinarsi della morte ma piuttosto con la difficoltà di lasciar andare le cose. Lasciar andare i primi capelli bianchi, le rughe, la lista della spesa sul comodino, i nomi dei nipoti, quando affiora alla lingua sempre quello sbagliato. I conti in sospeso, le scelte sbagliate, il ”se quella volta avessi detto, se quella volta avessi fatto” che nella frenesia della quotidianità era più facile cacciare in un angolo della mente mentre ora è come un tarlo. Dicono che con la vecchiaia riaffiorino ricordi lontani, come se la mente ora sgombra dai pensieri e dalle urgenze della routine, ritrovi la chiave arrugginita di vecchi cassetti.

over 60 coronavirus

Forse è per questo che avete sempre tante storie da raccontare. Ma spesso noi non abbiamo tempo per stare ad ascoltare. Aneddoti, esperienze e ritratti vividi di volti che non riusciamo a capire e di una società che non ci appartiene più (o che forse non ci è mai appartenuta).

Già, la società.

La società che fino a ieri vi voleva attivi, smart, pronti a lavorare ancora per anni, ora vi ha visti fragili. In questa pandemia, voi avete pagato lo scotto più grande. Gli over 65 sono diventati i soggetti deboli, i bisognosi, quelli che dovevano stare a casa. Perché per quanto la nostra simpatica Lella Costa ci dica che non contano gli anni ma i chilometri percorsi, la verità ce l’hanno tristemente rivelata i numeri. L’ultimo aggiornamento è del 17 aprile: dal 1 febbraio i morti nelle case di riposo ammontano a 6.000-7.000, di cui oltre il 40% deceduti certamente da Covid. Proprio voi, chiacchieroni cantastorie, ci avete lasciato silenziosamente e in solitudine. Un destino che ci ha stretto il cuore e che ci ha fatto sentire impotenti.

Il peso dell’età è più lieve per chi si sente rispettato ed amato dai giovani.

Cicerone

Una gioventù che con tutta la sua tecnologia, la sua intraprendenza, si è sentita impotente. Sarà forse per questo che noi giovani in questa situazione, abbiamo dato il meglio di noi stessi. Sì, proprio noi che da voi siamo spesso stati accusati di essere dei fannulloni, che ”alla tua età avevamo già una casa e tre figli”, che studiamo tanto ma non sappiamo guadagnarci la pagnotta. Noi ”giovani” che lavoriamo sottopagati e che ”ci facciamo sfruttare” per cercare di fare il lavoro dei nostri sogni, che prendiamo casa in affitto e ”buttiamo via i soldi” per andare a convivere, perché non abbiamo la possibilità di farci un mutuo. Proprio noi, ci siamo tirati su le maniche portandovi la spesa a casa, abbiamo risposto pazientemente alle vostre chiamate, siamo entrati nella Croce Rossa per prestarvi soccorso e ci siamo attivati con una enorme catena di volontariato che ha abbracciato la solidarietà dei giovani di tutta Italia. Proprio quei medici e infermieri che hanno studiato tanto e lavorato per pochi spiccioli, hanno passato le loro giornate in corsia anche per voi. Proprio quegli ingegneri che hanno fatto la gavetta e magari sono migrati all’estero per un lavoro giustamente retribuito, hanno progettato gli ospedali dove avete soggiornato.

Potevamo fare di più? Forse.

Ma cara Lella Costa, sappi che la società di giovani che vogliono mettere da parte gli anziani non è quella in cui vogliamo vivere e l’esperienza della pandemia ne è stata la prova. Noi vorremmo vivere in una società che ci permetta di convivere ed imparare da voi, come voi potreste imparare da noi.

Una società in cui possiate essere la nostra biblioteca vivente, dove voi stessi possiate esporre i vostri racconti e affidarli alle mani dei giovani lettori. Perché un libro mai letto è come se non fosse mai stato scritto.

E noi ve lo diremo, sì, anche durante la prossima videochiamata, quando continuerete a pigiare il tasto sbagliato e ci chiamerete con il nome di tutto l’albero genealogico di famiglia.

Lasciateci andare, guidandoci a vista, con l’esperienza di un marinaio che ha cavalcato il mare per una vita ma che cede il timone della nave a chi vi ha sempre visti veleggiare ma che ha tanto da imparare.

Con affetto,

I vostri nipoti virtuali

 

E tu cosa vorresti dire ai nostri anziani? Scrivicelo nei commenti!



Lucrezia Vardanega