Legends of Tomorrow: lo spin off di Arrow e Flash

Di Luca Tognocchi per Social Up!

Con l’esplosione dei cine-comic, Marvel e DC, tese in una lotta interminabile, hanno cercato nuovi spazi dove canalizzare le loro storie e la televisione si è rivelata particolarmente adatta per la trasposizione delle avventure “supereroiche”. Ogni episodio è come un albo cartaceo e permette quella distensione narrativa assente ai film, dove ogni eroe deve affrontare la classica parabola di ascesa-discesa-vittoria finale nel giro di un’ora e mezza, spesso non abbastanza per dare profondità al tutto. Non che in tv ci stiano necessariamente riuscendo, ma quanto meno i personaggi che vi sono stati portati stanno dando prova di un ventaglio di possibilità superiore a quello dei concorrenti cinematografici. L’uomo che si è fatto artefice di ciò è Greg Berlanti, il quale iniziò il sodalizio CW-DC con “Arrow” quattro anni fa, due anni dopo “Flash” e quest’anno “Supergirl” e “Legends of Tomorrow“. Il terzo nominato è un outsider in questa lista, poiché trasmesso su ABC e apparentemente collegato all’universo cinematografico, mentre le altre serie sembrano svilupparsi su un piano narrativo parallelo. “Arrow” si è sempre attestata su una qualità altalenante fra la bassa e la molto bassa, con rarissimi picchi di discreta, “Flash” invece grazie alla natura scherzosa e piena di brio è riuscita ad andare decisamente meglio. In entrambe le serie sono stati presentati molti personaggi che hanno collaborato con i protagonisti e che sono poi scomparsi ed il saggio Greg ha avuto una grande idea: prendiamoli tutti, mettiamoli insieme in una storia che non dovrebbe intersecarsi con le altre e facciamo una serie spin-off/cross-over/boh. Da “Flash” vengono Captain Cold e Heat Wave, il nuovo Firestorm, Chey-ara e Khufu (introdotti nell’ultimo cross-over delle serie sorelle). Da “Arrow” la rediviva Sarah Lance e Ray Palmer a.k.a ATOM.

Questa grande quantità di personaggi viene messa insieme da Rip Hunter, time-traveler di East-London proveniente dal futuro, futuro nel quale Vandal Savage, arcinemico di Chay-ara e Khufu, ha conquistato il pianeta e lo governa con il pugno di ferro. Motivo per il quale ha deciso di trovare delle persone con particolari abilità e che non influiscano troppo sulla linea temporale del futuro e iniziare una missione alla Terminator: uccidere Vandal Savage prima che conquisti il mondo. Ha tutto perfettamente senso, tipo. La serie porterà i nostri eroi in luoghi e tempi diversi in ogni puntata all’inseguimento del cattivo nel tentativo di non alterare la lineare progressione del tempo e fare danni ulteriori. Adesso passiamo alle considerazioni.

 

La serie si presenta come tutte le altre di Berlanti: intrattenimento caciarone senza troppe pretese di vero approfondimento, prendere o lasciare. La sceneggiatura è come sempre solida ma che minaccia ad ogni scena di degenerare nel trash. Tutti i personaggi vanno sempre in giro in costumi abbastanza ridicoli, altra caratteristica del Berlanti-verse, e può trasmettere un’atmosfera più fumettosa o irritare per un’assoluta mancanza di veridicità.

 

Ciò che sorprende è la riuscita amalgama dei personaggi: tutti molto differenti e la maggior parte di loro ancora abbastanza vergini dalle loro passate apparizioni, vengono rapidamente forniti di un senso all’interno del team e di personalità ben distinte, ma soprattutto la coralità riesce ad interessare e a essere subito catchy, strizzando l’occhio a “Guardians of the Galaxy”, sicuramente riferimento per la serie. Detto ciò Sarah Lance rimane inutile e Chay-ara e Khufu sono insopportabili e i loro flashback inguardabili.

L’unica cosa che confonde di questo esperimento è il tentativo di farlo assomigliare a “Doctor Who”. Rip Hunter è interpretato da Arthur Darvill, Rory in “Doctor Who”, ed il suo personaggio, fra accento british marcato e lungo cappotto, sembra una versione americanizzata del decimo dottore, un po’ come tutta la struttura del “anywhere in time and space” che sarà colonna della serie, la quale in assoluto sembra abbastanza divertente e intrattiene con ottimi effetti speciali e coreografie dei combattimenti più che realistiche. Il secondo episodio si chiude con un colpo di scena davvero astuto, che sembra mostrare un coraggio maggiore rispetto alle serie sorelle.

Come detto prima la serie è prendere o lasciare, non rivoluziona o inventa niente rispetto all’esistente panorama televisivo, è divertente e piacevole da guardare e forse non diventerà irritante come “Arrow”. Se vi piacciono i supereroi è assolutamente consigliata, se i costumi vi fanno venire l’orticaria statele lontani.



redazione