Le parole non provengono soltanto dalla bocca

In SCIENZE, social up by Maria RomeoLeave a Comment

Il linguaggio verbale è il sistema di rappresentazione simbolico per eccellenza utilizzato dall’essere umano al fine di comunicare e creare relazioni che durino nel tempo.

Esistono varie modalità di interazione che permettono all’uomo di relazionarsi adeguatamente con l’altro e di esternare un sentimento senza l’utilizzo del linguaggio parlato, se si pensa alle espressioni facciali o alle reazioni fisiologiche a seguito di una determinata emozione; se è vero infatti che gli occhi parlano, allora anche un semplice contatto oculare con l’altro ci permetterà di esprimere approvazione o disapprovazione. Si comunica con la postura, con i gesti e perfino con la distanza che si mantiene con l’interlocutore durante una conversazione: le persone piu’ timide infatti tendono a tenersi eccessivamente distanti con l’altro mentre parlano, a differenza dei soggetti con temperamento poco tranquillo. Tuttavia pare che oltre al contatto oculare, la comunicazione verbale e quella non verbale, sia il contato fisico ad essere indispensabile per il mantenimento di una buona relazione tra due individui; naturalmente piu’ quest’ultimi avranno creato un legame intimo e confidenziale tra di loro, maggiore sarà il contatto fisico tra i diretti interessati.

Partendo da questo presupposto, i ricercatori della Oxford University e dell’ Aalto University in Finlandia hanno condotto uno studio con lo scopo di ideare una mappa delle diverse aree del corpo  che possono essere toccate dagli altri individui con cui si creano relazioni piu’ o meno confidenziali. Lo studio ha coinvolto un campione di 1.368 soggetti (provenienti da Italia, Finlandia, Gran Bretagna, Russia e Francia) che sono stati invitati ad indicare, attraverso varie tonalità di colore, quali parti del loro corpo potevano essere toccate da amici, familiari o partner e perchè, servendosi di apposite figure rappresentanti il corpo umano. I partecipanti hanno utilizzato tonalità scure, come nero e rosso, per indicare le aree corporee intoccabili (zone tabu’) da tutti i soggetti con cui non avevano stabilito relazioni significative; si sono serviti invece di colori molto piu’ chiari, quali bianco e giallo, per segnalare quelle aree che potrebbero essere toccate piu’ facilmente da amici, familiari e parenti (ad esempio volto, braccia). Come ci si aspettava, il contatto fisico con l’altro e l’intimità della relazione tra due soggetti sono correlati positivamente, infatti piu’ i due saranno in confidenza, piu’ aumenterà il contatto fisico tra di loro: ognuno di noi ad esempio potrà consentire ad un amico di abbracciarci, ma non ad un estraneo incontrato per strada.

Inoltre  il contatto fisico con una persona cara favorisce l’aumento del benessere psicologico nel soggetto che lo riceve: recenti studi infatti hanno dimostrato che un semplice abbraccio incrementa la produzione del neurotrasmettitore ossitocina, piu’ comunemente conosciuto come l’ormone dell’amore. Inizialmente l’ossitocina era nota solo per la sua funzione di stimolare le contrazioni dell’utero materno durante il parto e successivamente favorire la produzione del latte dalle ghiandole mammarie; si è visto però che mentre si abbraccia un’altra persona i livelli di questo ormone si alzano e di conseguenza si assiste ad una diminuzione dello  stress e della  tensione nei soggetti che si abbracciano e contemporaneamente si ha  un innalzamento del senso di tranquillità, serenità, buon umore e autostima.

Ultimamente si è sentito parlare infatti di abbraccio-terapia, in modo particolare per i soggetti depressi, che ricevendo questo semplice gesto potrebbero sentirsi meno frustati e piu’ orientati all’azione. Bisogna aggiungere inoltre che perfino uomini con menomazioni sensoriali come i  sordo-muti, seppur condannati a vivere dentro una campana di vetro, riescono a creare delle sane relazioni con gli altri utilizzando modalità di comunicazione alternative a quella parlata; forse proprio per questo si dice che bisogna imparare ad ascoltare tutto ciò che gli altri dicono non soltanto con la bocca, ma anche attraverso un sorriso vero o falso che sia, una smorfia, un gesto o un bacio, e sforzarsi di ascoltare il silenzio dell’altro che potrebbe essere espressione di emozioni profonde, traumi o semplicemente una richiesta d’aiuto.

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Maria Romeo

Maria Romeo

Nata il 24 agosto 1996. Sono una studentessa al secondo anno del corso di laurea "Scienze e tecniche psicologiche" presso l' Universita' degli studi di Messina.

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