Le cinque migliori incarnazioni della Morte con cui bere ad Halloween

La Vigilia di Ognissanti, Samhain, Halloween o comunque lo vogliate chiamare è su di noi. Questo significa dolci per i più piccoli, cocktail a tema per i più grandi e maschere per tutti.

Sempre più vicini alla stagione fredda, ci si prepara a celebrare e ricordare i propri morti.

Perché allora non ricordare anche le proprie Morti? In fondo, le incarnazioni della Grande Consolatrice saranno sempre in giro in questi giorni, e potrebbe venirvi voglia di invitarne qualcuna a bere con voi.

Ebbene, in questo caso, tenete a portata la nostra guida alle cinque incarnazioni della Morte migliori con cui festeggiare Halloween, prese non da libri di storia delle religioni o di antropologia culturale, ma direttamente dalla cultura pop.

5. Morte (Dylan Dog)

La Morte, la Morte, dolcissima e amara, la Morte che avanza nella notte chiara…

Dylan Dog #10: Attraverso lo specchio, di Tiziano Sclavi e Giampiero Casertano.

L’indagatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi nel lontano 1986 ha avuto a che fare con Morte così tante volte che ormai è difficile contarle. Occasionalmente la Mietitrice è velata di carne e pelle, ma di solito si presenta a Dylan nuda e cruda, in ossa e basta, coperta solo da un pesante mantello nero e con la sua falce sempre a portata di mano.

La Morte dylaniata si è dimostrata nel tempo indifferente, gentile, annoiata, romantica, talvolta dotata di un sottile umorismo, di rado crudele: una figura melanconica nel grande meccanismo di dubbi esistenziali e insensatezze che è l’universo di Dylan Dog.

Ottima per le conversazioni filosofiche a tarda notte, meno per le feste selvagge.

4. Ryuk (Death Note)

«Gli esseri umani sono così… Interessanti».

Ryuk, da Death Note Vol. 1, di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata.

Nell’universo del manga e anime Death Note Ryuk non è l’unica incarnazione della morte, ma uno dei suoi molti volti: gli Shinigami, divinità che troncano la vita mortale grazie ai propri “quaderni della morte” e trovano i modi più disparati per combattere la noia.

Ryuk, in particolare, si diverte a seguire le vicissitudini di Light Yagami, entrato in possesso del quaderno gettato in terra dal dio e deciso a liberare il mondo dal crimine e dall’ingiustizia attraverso una massiccia serie di omicidi e propaganda ben direzionati. A parte gli abiti goth d’altri tempi, il dio della morte sfoggia un ghigno contagioso che può ridare vita anche alla festa più defunta.

Da ricordare: tenere sempre a portata almeno una mela, impegnarsi in duelli d’intelletto tra ragazzi prodigio per non farlo annoiare, e per nessun motivo mostrargli la versione Netflix di Death Note: per quanto adatta sia la voce di Willem Dafoe, non è possibile immaginare la sua reazione all’adattamento nel suo complesso.

3. Ade (Hercules)

«Chi mi ha spento i capelli?»

Ade, da Hercules, di Ron Clements e John Musker.

Ade è stato l’idolo cattivo di una generazione: assegnato a una mansione ingrata da cui vorrebbe liberarsi, incompreso dagli altri Dei tanto nelle sue aspirazioni quanto nel suo senso dell’umorismo, astuto, maligno e con la risposta sempre pronta.

Il suo piano malvagio per conquistare l’Olimpo lo porta a confrontarsi con l’eroico Ercole, figlio di Zeus ed Era, reso mortale da un siero di Ade stesso ed esiliato sulla terra. Alla fine Ercole trionferà e Ade verrà cacciato nel vortice dell’aldilà, in balia dei morti di cui si è occupato per così tanto tempo, ma ehi, sappiamo chi dei due era il preferito del pubblico, giusto?

Da invitare? Senza ombra di dubbio, assicurandosi però di tenerlo sempre soddisfatto: si dice che sia un tipo piuttosto vendicativo.

È imperativo inoltre ricordargli di portare con sé i suoi esilaranti assistenti mutaforma, Pena e Panico, che con tutto il rispetto, sono scagnozzi di tutt’altro livello rispetto agli odierni Minion e affini. Consigliamo anche di invitare Eris, Dea della Discordia, altra divinità classica e antagonista di Sinbad – La leggenda dei sette mari: non si sa mai che possa nascere qualcosa…

2. Morte degli Eterni (Sandman)

«Chi sono? Solo un’amica. A volte. Forse».

Morte, in Sandman #20, Façade, di Neil Gaiman, Colleen Doran e Malcolm Jones III.

Sandman è un’avventura meravigliosa, che segue il protagonista Morfeo – Sogno degli Eterni – in un viaggio tanto geografico quanto alla ricerca di se stesso, della scelta giusta, della spinta dimenticata e di tante, tante altre cose.

Il che significa che, di tanto in tanto, Sogno diventa serioso quanto un filosofo ottocentesco e quasi altrettanto triste.

Per fortuna c’è chi sa prendere la vita alla leggera e riportare un sorriso sulla sua faccia bianca: sua sorella, Morte.

Apparsa per la prima volta nel dolce episodio Il battito delle sue ali, Morte è forse la più amata di tutti gli Eterni che popolano la serie di Neil Gaiman, e che oltre a lei (Death) e Sogno (Dream) includono Delirio, Desiderio, Destino, Disperazione e Distruzione.

Morte ha sempre la parola giusta per tutti (spesso è anche l’ultima, ma tant’è), ha un sorriso irresistibile e la sua miniserie Death: l’alto costo della vita è un autentico capolavoro di leggerezza e poesia.

Non invitarla sarebbe un peccato imperdonabile nei confronti degli altri partecipanti, ma occhio ai suoi fratelli e alle sue sorelle: Delirio, in particolare, tende a rendere le celebrazioni fin troppo caotiche, e Destino può mostrarsi persino più rigido di Morfeo.

1. Morte (Mondo Disco)

NON VEDERLO COME MORIRE, disse Morte. VEDILO COME ANDARSENE PRIMA PER EVITARE LA FOLLA.

Buona Apocalisse a tutti! di Neil Gaiman e Terry Pratchett.

Morte è il personaggio più ricorrente in assoluto nei romanzi del geniale Terry Pratchett, e probabilmente anche il più memorabile. Come la Mietitrice di Dylan Dog, si presenta nella forma di uno scheletro incappucciato e dotato di falce, ma si ritrova invischiato in vicende decisamente più buffe di quelle della collega, volente o nolente.

Morte parla in MAIUSCOLO ed è religiosamente dedicato al suo lavoro: SE AVESSI UN PRIMO NOME, ‘DOVERE’ SAREBBE IL MIO SECONDO NOME. Questo non significa che si tratti di un individuo crudele: non uccide le persone, né porta loro sventura; le conduce, piuttosto, dove devono andare, al momento prestabilito – con qualche piccolo strappo alle regole qui e là. In effetti ha dimostrato più volte una certa simpatia per gli esseri umani.

Ama i gatti, detesta essere evocato e risiede in un giardino extradimensionale con erba nera, fiori neri e un albero nero da cui pendono mele che – come dire? – non sono rosse.

Non sarà festaiolo come Ade o appariscente quanto Ryuk e non avrà la brillante allegria di Morte degli Eterni, ma Morte di Mondo Disco è senza dubbio il miglior compagno di bevute da avere vicino in notte pericolose, sul confine tra vita e morte, come quella di Halloween.

Casomai capitasse qualcosa di male, in fondo, nessun altro avrebbe risposte altrettanto argute alle vostre domande, e con nessun altro vi trovereste a ridere altrettanto a dispetto della sua professionale serietà.

Inoltre, non si sa mai: potrebbe aver conservato un autografo di Terry.



Riccardo Rossi