L’arte della pesca non è per tutti

Se osassi spiegare a qualcuno come rimorchiare, sarei un folle. Se usassi il termine “sedurre”, sarei un idiota. Diciamo allora che ci sono diversi modi per provarci.

Esistono due tipi di pesca: con la rete e con la canna.
La prima predilige la quantità e necessita semplicemente di una rete. La seconda è più portata verso la qualità e oltre alla canna è necessaria una gran dose di pazienza.

Chiunque di noi, ogni volta che esce di casa, getta una rete, più o meno consapevolmente. Nel momento in cui incontriamo una persona del sesso che ci attrae, possiamo piacerle o no. Sta a noi comportarci in modo da piacere a più persone possibili o alle persone a noi più affini. Io prediligo la seconda opzione.
Forse sbaglio io. In fondo le donne passano ore a farsi belle “per loro stesse”. Anche per una serata tra amiche. A meno che la serata non sia a casa, senza uomini, e allora stranamente decideranno che non hanno voglia di farsi belle per loro stesse.
La pesca con la rete comporta il sapere che possiamo o meno attrarre le persone, e capire quale può essere la tattica migliore per farlo.

Chi pesca con la canna di solito sa cosa vuole pescare. Non cerca una frittura mista, ma una grossa orata che possa bastargli per cena. Quando pesca un pesce piccolo, o un pesce che non sia la “sua” orata, gli toglie l’amo e lo rimette in mare. Lui aspetta.

Pesca di rete e pesca con la canna rivelano diversi tipi di persone, ma uno non esclude l’altro. Capita che le orate rimangano impigliate nella rete e il pescatore si accorga che non sono semplici triglie, così come capita al pescatore con la canna di pescare una piccola orata e accontentarsene per un breve periodo.

Sia beninteso che non esistono orate e triglie. Esistono persone che possono essere orate per me e plancton per voi, così come quelli che per me son stati calamari per altri son diventati Marlin da quindici chili.

Sia beninteso ogni riferimento non è puramente casuale (non è puramente generico).



redazione