L’anno più buio del calcio italiano

Che il calcio italiano non stia attraversando uno dei suoi momenti migliori è sotto gli occhi di tutti. Da diversi anni a questa parte le squadre italiane faticano, e non poco, a competere con le avversarie del resto d’Europa, e  anche quelle che fino a dieci anni fa erano considerate avversarie abbordabili oggi rappresentano insidie non indifferenti.

Nonostante queste difficoltà, sorte principalmente dal 2011 in poi e solo parzialmente accantonate l’anno scorso grazie al secondo posto in Champions League della Juventus, le squadre italiane hanno sempre fatto la loro parte nelle competizioni europee. Che si trattasse dei successi delle milanesi nella massima competizione continentale, o di un piazzamento in Europa League o Coppa UEFA di squadre come Fiorentina e Udinese, negli ultimi 15 anni le squadre di Serie A avevano sempre staccato il pass almeno per i quarti di finale almeno in una delle due massime competizioni per club del Vecchio Continente.

E invece quest’anno, per la prima volta dalla stagione 2000-2001, nessuna squadra italiana è stata protagonista del sorteggio dei quarti finale, complici le eliminazioni di Juventus, Roma e Lazio dalle rispettiva competizioni. Ma quali sono le cause di questo fallimento del calcio italiano che, proprio nella stagione in cui la Serie A avrebbe potuto tentare il sorpasso ai danni della Premier League nel ranking UEFA, tocca il punto più basso degli ultimi quindici anni?

Il declassamento del calcio italiano è stato rapido e inesorabile e sicuramente la retrocessione al quarto posto del già citato ranking UEFA -con conseguente diminuzione delle squadre ammesse in Champions da quattro a tre- è una delle cause che hanno portato a questo risultato , ma sarebbe molto superficiale scaricare tutto su questo unico fattore. Innanzi tutto perché se l’Italia è scesa nel ranking la colpa è di una mentalità tutta italiana di snobbare l’Europa League, come se fosse un torneo di serie B. Non avrà sicuramente l’appeal della Champions, questo è poco ma sicuro, ma la seconda competizione per club è un torneo che viene preso sul serio in tutta Europa, meno che in Italia, e le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti.

Un’altra questione che ha portato sempre più in basso il calcio italiano, non ce ne vogliano i tifosi delle altre squadre, è stata la progressiva scomparsa di Inter e Milan dalle competizioni europee. Le due società attraversano un periodo infelice della loro storia e da qualche anno hanno perso competitività sia in Italia che in Europa, dove peraltro quest’anno nessuna delle due squadre ha partecipato alle coppe. Da quando le due milanesi sono sparite dalla Champions League soltanto la Juventus ha provato a competere ai vertici del calcio europeo, come dimostra la già citata finale disputata poco meno di un anno fa col Barcellona. Le altre squadre che hanno preso parte alla massima competizione continentale -Roma, Napoli, Lazio, Udinese- si sono dimostrate inadatte ai palcoscenici tanto prestigiosi. I giallorossi e i partenopei non sono mai andati oltre gli ottavi di finale faticando a superare la fase a gironi, mentre Lazio e Udinese non sono nemmeno riuscite a qualificarsi per la fase finale del torneo, venendo eliminate ai preliminari per mano di avversarie tutt’altro che invincibili.

E la situazione è ancor più grave in Europa League, dove se escludiamo il piazzamento di Fiorentina e Napoli - che lo scorso anno sono arrivate in semifinale- e della solita Juventus, anch’essa eliminata ad un passo dalla finale due anni fa, le squadre italiane confermano il trend che vede la competizione più come un peso che come un impegno da prendere seriamente, basti pensare che l’ultima finale che vide la presenza di almeno una squadra del nostro paese fu quella del 1999 quando il Parma trionfò sull’ Olympique Marsiglia.

È ovvio che il tracollo del calcio italiano va imputato principalmente ad un “impoverimento” delle nostre società che non riescono più ad essere competitive sul mercato lasciandosi sfuggire i grandi campioni e le giovani promesse che stanno facendo la fortuna di squadre come Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid, senza dimenticare l’ingresso nel mondo del calcio dei ricchissimi sceicchi che hanno portato ad una grandissima inflazione di tutti i prezzi dei giocatori. Perché è chiaro che se il Psg è disposto a pagare 45 milioni per Pastore, buon giocatore ma non certo un fenomeno, di conseguenza tutte le squadre inizieranno a pretendere cifre simili per giocatori non del tutto affermati il cui valore non sarebbe stato così alto una decina di anni fa.

Se il calcio italiano vorrà riprendersi e riguadagnare competitività a livello internazionale, dovrà necessariamente scegliere quale strada percorrere tra due alternative. La prima prevede la cessioni di quote di maggioranza ad acquirenti stranieri, come hanno fatto Inter e Roma e come pare intenzionata a fare anche l’attuale proprietà del Milan.

C’è poi un’altra strada, sicuramente più lunga da percorrere ma che se percorsa da tutte le società potrebbe davvero risollevare le sorti del movimento calcistico italiano. Il Sassuolo, squadra composta quasi esclusivamente da giocatori italiani sta ottenendo risultati strabilianti per essere una società approdata da pochi anni ai vertici del calcio italiano. Forse la nostra può essere vista come un’analisi superficiale, ma se Milan e Inter non avessero sprecato gli ultimi cinque anni andando dietro a trentenni bolliti e avessero investito i capitali di cui disponevano sui giovani italiani, probabilmente in Champions ed Europa League la situazione non sarebbe molto diversa, ma queste squadre -che sono e saranno sempre tra le più prestigiose al mondo- potrebbero almeno guardare al futuro con ottimismo invece di essere svendute al primo investitore straniero che passa per Milano senza conoscere minimamente la gloriosa storia di queste società.

E questo discorso può essere esteso a tutte le società. Se il “modello Sassuolo” venisse preso a esempio dalla maggior parte delle compagini nostrane il nostro movimento calcistico ne trarrebbe grande giovamento, e sicuramente entro qualche anno le nostre squadre potrebbero anche tornare ai vertici del calcio europeo.



Gabriele Fardella