La vita silenziosa di una finestra, di Alper Yesiltas

In ARTE by Alessandra Nepa Comments

Siamo ad Istanbul, nell’obiettivo la tenda di tessuto bianco, ferma, immobile come un filo d’erba e poi il vento forte, irrequieto quanto basta a trasportarla un po’ fuori dalla finestra, riscaldarla alla luce del sole.

Questa potrebbe essere la descrizione di uno degli scatti di Alper Yesiltas, l’inquilino della casa di fronte, della finestra di fronte a quella che sarebbe diventata la sua fonte d’ispirazione.
Così, per 12 anni, Alper l’ha osservata e l’ha fotografata fino alla sua distruzione. In questo modo è riuscito a cogliere, stagione dopo stagione, tutte le differenze, a volte sottili, altre volte marcate, che rendono ogni immagine diversa dall’altra.
Come un innamorato che spia la donna che desidera, così l’occhio caleidoscopico dell’artista guarda la vita della sua finestra. Alper Yesiltas ne ha rubato i silenzi e gli effetti pacati o prepotenti del vento sul velo della tenda.

Addentrarsi in questi scatti può essere paragonato un po’ come al ritrovarsi nella sala di un cinema, volgere lo sguardo verso lo schermo e trovarsi davanti uno scorcio di Istanbul.
Socchiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare dall’intensità delle foto di Alper Yesiltas, si può quasi ascoltare il fruscio delle voci provenire dalla finestra. Con un pizzico di empatia si udiranno le conversazioni degli inquilini della casa e quelle che si accavallano nel caos della città, il rumore di piatti sporchi che vengono lavati sotto l’acqua o il frastuono addormentato di una nevicata.


È proprio così! E’ come se passassero sulla nostra pelle il freddo della notte, il tepore dell’alba che illumina il ricamo a forma di fiori sulla tenda, l’atmosfera pungente di una giornata uggiosa.

Lo spettatore può sentirsi sospeso tra la sua realtà, quella in cui è immerso mentre presta un attimo di attenzione all’arte che gli gira intorno e la realtà incastonata in questi scatti. Sono istanti dedicati ad un’intima possibilità, quella di immergersi, il tempo che basta, per sentirsi parte di un qualcosa di lontano e allo stesso tempo vicino.

Pensandoci, quasi sicuramente, tutti hanno una finestra di fronte e molto probabilmente, non sarà mai uguale a quella che vedeva Alper nella sua Istanbul, tutti i giorni.

È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura, mai”. Così recitava Ricky quando, nel celebre film American Beauty, parla di quella busta che, mossa dall’aria agitata di una tempesta imminente, lo supplicava di fermarsi e giocare come una bambina.
Allo stesso modo, Alper si è fermato a giocare, rapito da tutta quella bellezza nel mondo. Una bellezza che a volte ci sfugge, come la busta di Ricky, altre volte sembra solo fuggire, ma rimane agganciata al nostro sguardo, come una tenda dai ricami fiorati e gonfia di vento rimane parte della sua finestra.