Fonte: https://fr.tipeee.com/belles-momes

La femminilità in età adulta, corpi di donne come universi da scoprire nelle fotografie di Clélia Odette

Femminilità. Ecco una bella parola. Un termine ricco di significati e sfumature, poiché inutile ribadire che nel 21° secolo la “femminilità” può assumere diverse forme. Chiaramente con essa ci si riferisce ad attributi fisici e comportamentali generalmente associati alle donne. Una donna può decidere o meno di essere femminile, ma nessuno ha il diritto di farla smettere di sentirsi tale solo perché matura. Dalle considerazioni sulla femminilità della donna in età avanzata è nato il progetto fotografico di  Clélia Odette Rochat, fotografa franco-svizzera.

La fotografia cattura, come sempre, un momento destinato a rimanere eterno. In questo caso, Clélia Odette ha sentito l’esigenza di trattare, attraverso la sua arte, una tematica di cui spesso si trascura l’importanza: la femminilità dei corpi di donne mature.

Il corpo invecchia, non c’è modo di prevenire tale conseguenza. Esistono aiuti naturali e non, ma questo è comunque destinato ad essere il ciclo della vita. Un corpo che invecchia, soprattutto quello di una donna, è un mondo tutto da scoprire. Tra le rughe, il seno più cadente, i segni dell’età e quant’altro è possibile rivivere l’esperienza di vita di una signora. La bellezza di tali sensazioni è stato racchiuso nel progetto Belle Mômes di Clélia Odette.

I temi sociali sono al giorno d’oggi spunti essenziali per la fotografia, la quale ormai da decenni ha deciso di puntare i suoi sforzi sul realismo della vita. La fotografa Odette, si riporta da Vice.com, ha sempre voluto intervenire con la sua arte nell’ambito del sessismo, ma non ne ha avuto mai l’occasione. Fino a quando un giorno, mentre si trovava a Bruxelles, non si è trovata ad ascoltare una discussione molto profonda tra due donne. L’una giovane ginecologa, l’altra un’anziana signora. Il discorso verteva su un altro tema poco trattato, o a cui ci si riferisce spesso come una tematica tabù: la menopausa.

Dalla discussione è emerso un disagio fisico, tramutato poi in mentale, che la signora in menopausa stava vivendo. A causa di quella che è “semplicemente” l’interruzione definitiva delle mestruazioni, la donna anziana ha subito cambiamenti corporei notevoli, per non parlare delle conseguenze a livello psicologico. Queste ultime dovute non solo ai  livelli di estrogeno che oscillano notevolmente, ma anche (e soprattutto) al rifiuto ricevuto dal marito che l’aveva tradita con una donna più giovane.

La donna, in questa situazione, avrebbe dovuto provare solo ribrezzo per il marito. Invece, la sua mente ha indirizzato il ribrezzo a se stessa, al suo corpo. Si è sentita indesiderata, come se avesse totalmente perso la sua femminilità.

Da questa conversazione ha preso il via nei pensieri di Clélia Odette il progetto Belle Mômes. Consapevole, in quanto lei stessa donna, che le pressioni sociali e quelle dovute alla menopausa possono davvero essere stressanti. Una donna in età adulta crede che ormai il suo corpo abbia smesso di essere “il tempio della femminilità” di una volta, e si rifugia in ricordi passati, cosciente che quei tempi non torneranno più.

La Odette, ha deciso, allora, di creare per queste donne altri ricordi, momenti di un nuovo periodo della loro vita. Lo scopo è far notare agli altri, ma in primo luogo a loro stesse, che seppur siano diverse, rimangono femminili. Rimangono donne che non devono nascondere i segni della loro età, i quali sono anche segni di una vita vissuta a pieno.

Oltre a far notare che, a discapito di quello che si creda “gli uomini non invecchiano meglio delle donne, ma sono autorizzati a farlo”. Dunque, è come se alle donne tale privilegio non sia permesso e debbano sempre cercare di rendersi in qualche modo femminili. Questo atteggiamento è sintomo di una società ancora improntata su dinamiche patriarcali, e la forza della fotografia può fare la differenza a riguardo.

Tramite annunci, passaparola e l’aiuto dei social network, in particolare Instagram, Clélia è riuscita a trovare donne mature pronte a farsi immortalare in tutta la loro femminilità.

Il corpo nudo di una donna non viene fotografato e basta. Il percorso di Belle Mômes è molto più lungo e profondo. Ciò si evince anche dal progetto nel quale sono stati utilizzati ritratti fotografici di donne in bianco e nero. Tecnica che evidenzia ancora di più quei bellissimi segni di vita.

Odette, infatti, prima di ogni scatto cerca di mettere a proprio agio le sue “modelle per un giorno”. Un po’ come se si ricordasse ogni volta di quella iniziale conversazione da cui è scaturito tutto. Clélia chiede alle donne della loro vita e di parlare del proprio corpo. Inoltre, insieme, decidono la posa e cosa focalizzare nella foto. Parlando di tematiche anche abbastanza tabù, dal loro rapporto con la sessualità alla menopausa, la fotografa riesce a conquistare la fiducia delle donne garantendosi uno scatto vero, innovativo, femminile.

Un progetto che è al 100% basato sul rispetto reciproco. Un’iniziativa fatta da donne per aiutare altre donne ad affrontare questo delicato momento della loro vita. Sul proprio sito, però, la Rochat chiede anche supporto per continuare a realizzare le sue fotografie. Per comprendere al meglio le sue motivazioni, si riportano, in conclusione, le parole della fotografa:

“Sono disgustata dall’assenza di donne mature nella rappresentazione della bellezza, come parte di una lunga serie di generazioni a cui è stato insegnato che le donne sono belle quando sono giovani e che con il passare del tempo la loro bellezza si deteriora.

Ora che il movimento per l’uguaglianza di genere sfida molti aspetti della nostra società, vorrei mettere in discussione l’influenza ancora pervasiva del patriarcato sulla percezione dei nostri corpi.

Ci sono grandi donne, attrici, cantanti, che brillano ai miei occhi per il loro talento, il loro carisma, le loro idee, e che oggi sono state derubate del loro sorriso. Letteralmente, il loro vero sorriso, autentico e umano. Tanti ritocchi, iniezioni o interventi di chirurgia plastica per poter continuare ad esistere. Fotografare e intervistare le donne è per me un modo per rompere questo tabù e le convenzioni (condizioni, leggende, illusioni, ideali…). Fermarsi nel tempo attraverso la fotografia mi permette di immortalarli e di svelare corpi ingranditi dalle loro storie e da un tempo che gli appartiene.

Da una piega sotto il seno alle linee del viso, rivelano la loro sensibilità, le loro avventure, la loro saggezza, la loro gioia, la loro profondità, la loro anima. E se decidessero di invecchiare naturalmente e mantenere il loro fascino di donne forti e radiose?”.



Giulia Grasso