6 cose da non dire ad un capo dispotico

Al lavoro siamo costretti a convivere con gente che proprio non ci piace. E se la persona che non ci piace fosse il nostro capo? La sveglia alla mattina avrà un solo suono alle nostre orecchie: “Svegliati: lo stronzo ti aspetta”. Forse ci consegnerà faldoni immensi da scartabellare, forse ci darà lavoro extra perché “Io, capo, posso fare quello che voglio” oppure sarà impegnato in una qualche riunione a girarsi i pollici a non fare nulla, ma poco importa perché “Io sono il capo e io posso“. Non resta che ingoiare bocconi amari e sorridere davanti alle angherie del nostro superiore che la maggior parte delle volte vorremmo strangolare con le nostre mani. Chi è che non ha un superiore dispotico? Ma non tutto è lecito dire al nostro capo: quante volte vi è capitato di pensare qualcosa e di dirne un’altra solo per, diciamo la verità, tutelarci un po’? La verità è che quindi certi pensieri non possiamo che tenerceli per noi. Ecco 6 cose che non dovete mai dire (ma solo pensare) sull’atteggiamento del vostro responsabile.

1) L’idea del capo è sempre la migliore, che vi piaccia o no è così. L’idea che voi proporrete sarà sempre bocciata se non piace al capo, anche se di gran lunga migliore. Non dovete nemmeno permettervi di dire “La mia però sembra migliore, perché non provarla?” perché sarebbe un incentivo in più che garantirebbe la bocciatura assicurata. Mai farsi vedere troppo all’altezza del compito: ai capi piacciono le persone che si mettono in gioco, ma non quelli che sanno condurre i giochi meglio di loro…

2) Infatti, il lavoro del capo è sempre migliore. “Bel lavoro, capo” è forse una delle frasi più false che potreste sentire nella vostra vita dopo “Non siamo fatti l’uno per l’altro” e “Si mamma: ho messo a posto casa”. Piuttosto che dire “Non è un buon lavoro, si poteva fare di meglio” sarebbe meglio dire “Lavoro magistrale, meglio non si poteva fare”. E’ sempre il capo: almeno la sincerità di riconoscere lo sforzo dovete farla trapelare. Fa niente se dopo il suo lavoro fa schifo: lui l’ha fatto perché è il capo. Non c’è altro motivo.

3) Infatti non c’è altro da aggiungere se non che il capo non può mai sbagliare. Mai dire ad un capo che ha sbagliato: sono molto permalosi su questo fronte i nostri responsabili e sono facilmente irritabili. Un “Ha sbagliato”, se siete tipi diretti, è concesso così come “Forse avremmo dovuto fare in questa o in quella maniera…” se siete invece più reticenti. La colpa infatti non è mai del capo. O meglio: non è mai sua se siamo noi, poveri impiegati, ad imputargliela. La cosa cambia se è lui ad ammettere di aver sbagliato. Il senso di goduria che ti pervade nel vedere il tuo capo remissivo e consapevole di aver sbagliato è incommensurabile saresti disposto ad urlargli “Pezzo di merda! Vedi a non darmi retta che cosa succede? Coglione!“. Ma non puoi e ti limiti ad un quasi ridicolo “Non è successo niente, capita” o frasi affini che nascondono quel cazzotto che avresti voluto mollargli, tu tronfio, sul naso. “Avevo ragione io” è una frase che puoi dire solo a tuo fratello o al massimo alla tua ragazza, sperando che non ti cacci di casa.

4) E se le cose vanno male una cosa è certa: è colpa tua. “Ma lei mi aveva detto…”. “Evidentemente hai capito male”. Non cercate nemmeno di accampare scuse del tipo “Avevo capito così” oppure “Lei mi aveva detto di fare questo e quest’altro” oppure peggio “Ho seguito alla lettera quello che mi aveva detto” perché finireste per ottenere nient’altro che un pugno di mosche. Lui, il capo dispotico e bastardo, vi risponderà in modo secco: “Non hai capito cosa intendevo! Rifallo e questa volta fallo meglio!“. “Avresti potuto spiegarti meglio, bastardo!” potreste pensare, ma dalle labbra vi uscirà un flebile “Vedrò di non sbagliare più” e un ancora più flebile “Figlio di troia…”

5) Ma alla fine, parliamoci chiaro, che vita sarebbe senza il vostro capo che vi continua a tartassare di prediche e vi impone ordini su ordini? Non sarebbe una vita molto più piatta e molto più monotona? Di certo sarebbe una vita più tranquilla, ma meno divertente. Insomma chi è che può permettersi di insultarvi pur non conoscendovi? Dovete ammettere che il rapporto con il vostro capo è unico. Se invece il capo è un vero stronzo allora nessuno vi biasimerà se gli farete trovare qualche riga extra sulla fiancata della macchina.

6) Ma i rapporti in ufficio non sono mai cordiali con tutti. Se potete permettervi di stimare, chi più e chi meno, il vostro capo, c’è una sola persona in ufficio che è più odiata dal capo: il “cocco del boss“. Colui che gli fa le fotocopie ad ogni ora del giorno, colui che gli porta il caffè, colui che appoggia ogni sua mozione, colui che “Capo come si è pettinato bene questa mattina. E’ Dior quello che sento?” è la vera spina nel fianco sul posto di lavoro. Perché, cari lettori, c’è una bella differenza fra chi è “disponibile” e chi è “lecchino“: il primo è sincero, il secondo è una merda che vuole farsi vedere dal capo per ricevere qualche privilegio in più perché crede di aver lavorato più e meglio degli altri. Ma è la vera prova del nove per capire con che capo avete a che fare. Sia che se ne approfitti e faccia l’infame sfruttandolo, sia che spartisca il lavoro equamente fra i suoi dipendenti è evidente una sola cosa: questi non passano inosservati…



Andrea Colore