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La denuncia di Martina Luoni: gli ospedali lombardi sono al collasso

È risaputo ormai che il potere della condivisione sia un ottimo modo per attirare l’attenzione. Ed ha ancora più valore se utilizzato soprattutto per cause che l’attenzione la meritano tutta. Martina Luoni ha deciso di ricorrere ai social, in particolare ad Instagram, per lanciare un appello che potesse arrivare alle istituzioni.

IGTV

Con un IGTV della durata di circa sette minuti ha denunciato la situazione insostenibile in cui vertono gli ospedali della Lombardia (che dopo il nuovo DPCM è una zona rossa).

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Buona sera a tutti! Con questo video racconto per chi non mi conoscesse in breve la mia storia ma non solo… questo video è una DENUNCIA sulla situazione sanitaria in Lombardia. Io come tante altre persone malate oncologiche stiamo vivendo un periodo molto difficoltoso come se non bastasse la nostra patologia ora dobbiamo anche combattere contro una pandemia globale che fa CHIUDERE ambulatori e saltare visite. Ecco, con questo video vorrei riuscire a dare voce a chi come me si trova ogni giorno a combattere per la propria vita e non si può permettere di essere rimandato perchè il sistema sanitario è al collasso e le attività CHIRURGICHE NON possono essere sospese! Facciamo arrivare questo messaggio lontano grazie al potere della condivisione, aiutatemi a condividere il video e tagghiamo anche nei commenti chi potrebbe aiutarci a far arrivare questo grido lontano!

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Martina con chiarezza e semplicità racconta una realtà che sta purtroppo vivendo sulla sua pelle. A 23 anni (oggi ne ha 26) le viene diagnosticato un cancro al colon con metastasi al fegato. Dopo le cure e un lungo calvario, viene dichiarata guarita. Ma durante una visita di controllo nel dicembre scorso le comunicano che la malattia è tornata, causando una linfoadenopatia. Ovviamente deve ricominciare con chemioterapia e radioterapia.

Ma il destino vuole che quando inizia le cure è ormai marzo. Ed è proprio a marzo 2020 che l’Italia entra in piena emergenza per il Coronavirus.

Marzo e la crisi sanitaria 

Martina lamenta da subito l’inefficienza del sistema sanitario che viene letteralmente travolto dalla pandemia. Nello specifico racconta che prima di iniziare la chemioterapia aveva fatto richiesta per la conservazione ovarica. Si era rivolta al san Raffaele, aveva preso appuntamento, ma appena due ore prima della visita aveva ricevuto una chiamata. L’ospedale le comunicava la chiusura del reparto e la conseguente impossibilità di congelare i suoi ovuli. Così ha visto sfumare questa opportunità.

Anche dal punto di vista psicologico la pandemia ha arrecato notevoli danni. Se prima di questo periodo i pazienti potevano essere accompagnati dai famigliari durante le visite, ora tutto questo non è concesso. Si preferisce far entrare solo il diretto interessato, che si ritrova così spesso a gestire situazioni psicologicamente complesse in totale solitudine.

Il presente e la beffa più grande

Martina racconta che in origine il suo tumore non era operabile e che avrebbe dovuto fare la chemio e radioterapia. Ma ora che forse ci sarebbe la speranza di essere operata(i medici infatti stanno ancora valutando la fattibilità di questo intervento), tutto ciò è reso estremamente complesso per la pandemia.

Dopo aver fatto il pre-ricovero e aver concluso tutti gli esami in vista di questa ipotetica operazione, si è sentita dire che le attività chirurgiche sono sospese. Questo significa che non vengono svolti interventi chirurgici negli ospedali a causa dell’emergenza coronavirus.

E questa realtà è inaccettabile perché a causa del virus molte sono le persone che stanno correndo gravi pericoli. Un’operazione fatta oggi potrebbe salvare una vita, fatta domani chissà. La tempestività in questi casi è spesso fondamentale. E invece ad oggi tutto ciò non è possibile.

La mancanza di cure mediche

Martina si fa portavoce dei malati, con la speranza di attirare su di sé la maggior attenzione possibile. Denuncia che molte visite vengono annullate.  E invita le persone a riflettere:

Quando dite: “è un’influenza, io sono giovane” dovete pensare che vostra sorella, vostra mamma, o qualche parente magari possa aver bisogno di cure mediche, non per il Covid. Il sistema sanitario è talmente in sofferenza che non può offrire cure ai pazienti

Ad oggi negli ospedali l’emergenza ha la priorità sul singolo caso. Chiudere le sale operatorie significa già implicitamente scegliere chi salvare e chi no. E non è giusto.

La richiesta di condivisione

Nella conclusione del video Martina specifica che non sa nemmeno lei a chi si stia rivolgendo. Ma ha fiducia nel fatto che il suo messaggio possa essere condiviso e arrivare a chi di dovere. E in men che non si dica la sua richiesta è accolta. Molte persone condividono il suo video: Camihakwe, Chiara e Fedez, Paola Turani, l’estetista cinica, Nina Palmieri, The Pozzolis Family etc. L’IGTV diventa in pochissimo tempo virale. Arriva anche al sindaco di Milano Beppe Sala che chiama personalmente Martina.

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Lei è @marty_luoni ha 26 anni e tre anni fa le è stato diagnosticato un cancro al colon metastatico. Inizia così il video che ha pubblicato su Instagram in cui, con una dignità e un sorriso accogliente racconta la situazione più straziante e paralizzante che possa capitare a una ragazza malata nel 2020. Martina racconta in maniera lucida e chiara la situazione degli ospedali: il collasso del sistema sanitario è una situazione che riguarda tutti a tutti i livelli. Al suo, di livello, come quello di tante persone ammalate che necessiterebbero di visite, ricoveri, operazioni e cure c’è la situazione più grave e irreparabile, è tutto negato. Noi non sappiamo come aiutarti Martina, se non continuando a creare consapevolezza che la responsabilità ai piani alti non può essere l’unica a cui additare la colpa di questo collasso. Tutti siamo responsabili delle tue mancate cure, quando ce ne freghiamo delle regole, quando abbassiamo la guardia e la mascherina, quando ci sentiamo forti della nostra età, della nostra storia priva di qualsiasi complicazione clinica. Ci verrebbe da chiedere scusa, ma tu non hai tempo per le parole, Martina, a te servono fatti e aiuti concerti. E ti ringraziamo per aver condiviso la tua storia, che sia di aiuto a tutti quelli che non vedono più lontano del loro naso. Con ogni probabilità, scoperto dalla mascherina. Siamo con te! Per vedere il video integrale andate sul suo profilo —-> @marty_luoni un abbraccio grandissimo.

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La situazione critica degli ospedali lombardi

È ormai un dato di fatto che la situazione ospedaliera lombarda sia in crisi. Con la seconda ondata che incalza, gli ospedali sono di nuovo vicinissimi al collasso. Gli interventi chirurgici non in emergenza sono sospesi a causa della mancanza di letti di rianimazioni, indispensabili dopo chirurgie impegnative. Mancano i posti letto, ma manca anche il personale: rianimatori, infermieri e OS.

I dottori fanno quello che possono e cercano di riorganizzarsi affinché tutto funzioni, ma la situazione è davvero critica. I giovani medici sono istruiti per gestire i pazienti Covid meno gravi, mentre i più esperti vengono impegnati con quelli più gravi. Bisogna poi considerare anche il fatto che il Covid dilaga anche tra il personale medico, che rischia di ammalarsi e di contagiare altre persone.

L’unica cosa che si sta provando a fare per evitare di sospendere completamente le operazioni chirurgiche più urgenti, è creare ospedali Covid free. Mandando i pazienti in trasferta, si possono fare le operazioni. Ma ovviamente questa è una soluzione per tamponare ed è chiaro che non si riesca ad operare tutti coloro che ne hanno bisogno. Si preferisce dare la precedenza ai soli interventi non rimandabili.

Cosa possiamo fare noi

L’emergenza sanitaria ha mostrato tutte le mancanze del nostro sistema ospedaliero. E certamente non sta ai comuni cittadini risolvere il problema. Ma anche noi possiamo avere un ruolo in questa terribile battaglia. Basta infatti rispettare le regole che ci vengono date: lavare spesso le mani, indossare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale.

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Indubbiamente ci viene chiesto uno sforzo in più rispetto alla vita che eravamo abituati a condurre prima. Ma se si pensa in grande, si comprende come le sfide si vincano proprio partendo dalle piccole cose. E oggi al singolo individuo non costa nulla rispettare le regole. Perché la mascherina che indossi oggi, un domani avrà aiutato a far tornare la situazione sotto controllo. E di conseguenza avrà contribuito a riaprire le sale chirurgiche e a salvare quindi delle vite.



Eleonora Corso