Intervista alla band Erbe Officinali: l’amore chiuso in una Parentesi

Al ritmo di “E chiudimi in una parantesi e giuro che poi vengo a prenderti” le Erbe Officinali si sono guadagnati un posto nella playlist Spotify Indie Italia. Il loro nuovo singolo, intitolato Parentesi, è uscito il 14 luglio ed è un progetto firmato Matilde Dischi/Artist First. Vantano nella loro carriera artistica importanti collaborazioni tra cui anche la partecipazione al concertone del primo maggio all’arena del molo di Terracina (loro paese di origine) con artisti del calibro di Giancane, Mirkoeilcane e Wrongonyou. Una band tutta da scoprire che si è così raccontata a noi di Socialup.

Come è nato il progetto Erbe Officinali?

Il progetto ha preso vita da una chiacchierata tra me e Daniel in un bar durante una festa di laurea di un nostro amico comune. Per caso abbiamo scoperto entrambi di avere questa passione per lo scrivere canzoni e ci siamo detti: “Vogliamo provarci?”

Qual è il significato del vostro nome?

Le erbe officinali vengono utilizzate in fitoterapia per lenire molti disturbi, alcune sono molto efficaci soprattutto nel campo dei disturbi d’ansia. La nostra musica in qualche modo ha l’aspirazione di provare a lenire le paure e le ansie delle persone che ci ascoltano, in primis perché è quello che la musica ha fatto con noi.

Da piccoli cosa avreste voluto fare da grandi? Sognavate già che un giorno avreste calcato palchi e che sareste finiti in radio?

Fantasticare da bambini credo sia una cosa che abbiamo fatto tutti. Calcare palchi, cantare e suonare davanti a tante persone rientra sicuramente nei sogni e nelle fantasie di un ragazzino che si ritrova davanti ad un microfono o che inizia a strimpellare il suo strumento!

Il vostro nuovo singolo si intitola “Parentesi” e racconta di una storia d’amore che all’apparenza sembra finita. Il testo è connotato da una certa nostalgia che trasporta in un’altra dimensione chi lo ascolta. C’è l’invito alla sospensione della realtà e a chiudere la storia d’amore in una parentesi. Perché bisogna chiudere un amore in una parentesi?

Il tema della “sospensione” ci è a cuore da sempre. Basti pensare al titolo del nostro primo disco, “Sospesi” appunto. L’amore è qualcosa che a volte può essere estremamente bello e forte, ma allo stesso tempo secondo noi c’è bisogno di molto impegno e coraggio. Chiudere l’amore in una parentesi in questo senso può metaforicamente significare creare uno spazio, in cui a prescindere dal mondo esterno le cose vanno come le due persone che si amano vogliano che vada.

La copertina del singolo è la fotografia di una spiaggia lunghissima con il profilo del mare. Che ruolo gioca il mare nella vostra vita e nella vostra produzione musicale?

Abitiamo in un posto dove il mare ci accompagna sempre durante tutte le stagioni, quindi inevitabilmente è importante. È un luogo non solo fisico ma anche mentale, dove poter sempre tornare quando si ha bisogno di una pausa, o di trovare l’ispirazione.

Ad oggi, qual è il progetto musicale a cui siete più affezionati?

Sicuramente siamo molto legati al nostro primo album, anche se è stato un lavoro ingenuo e figlio della poca esperienza, ma per questo anche molto genuino. E sicuramente ai nostri ultimi due singoli, “Parentesi” e “Un altro mondo”, per le grandi soddisfazioni regalate e che speriamo ci regaleranno.