Intervista ai TheCerebros: la social factory che vuol far sorridere e riflettere

Dietro i TheCerebros, la social factory artefice di farci sorridere, c’è Berardino Iacovone e Stefano Bacchiocchi. Il primo è Direttore creativo e il secondo è il CEO.

L’esordio è avvenuto nel 2017 con un video da oltre 4 milioni di visualizzazioni, facendo sì che il successo diventasse inarrestabile fino ad oggi. I TheCerebros hanno generato oltre 50 milioni di views in totale di tutta l’attività produttiva.

Nel 2019 i due hanno lanciato “Accademia Creators”, unica accademia in Italia che forma i creativi del web. L’idea è non solo quella di insegnare il mestiere del “creator”, ma anche quella di creare una vera e propria fucina di talenti che possa essere un punto di riferimento per tutti, soprattutto per le aziende che necessitano di creativi e di contenuti di qualità.

I TheCerebros tendono sempre a far sorridere con il fine ultimo di lanciare un messaggio. In questo stato di emergenza da Coronavirus e di pandemia globale, la social factory ha rilasciato due video assolutamente virali quali “Gomorra ai tempi del Coronavirus” e “Papà voglio tornare a casa”.

Di come realizzano un prodotto virale e di molto altro abbiamo parlato direttamente con il Direttore Creativo dei TheCerebros ossia Berardino Iacovone che ci ha svelato segreti e progetti futuri.

L’obiettivo dei The Cerebros è far sorridere senza dimenticare mai di dover riflettere. Ecco, facci entrare nel dietro le quinte di una social factory. Come si sviluppa un intero progetto da milioni di views dall’idea fino al suo successo?

Sono contento tu abbia sottolineato la parola social factory perché abbiamo coniato questo termine nell’ottica che possa essere una fabbrica di idee e creatività. Quindi, come in una fabbrica, ci sono una serie di meccanismi e di step. Noi abbiamo due tipi di indirizzi. Cerchiamo di organizzare tutte le pubblicazioni che vedi nei nostri canali con un piano editoriale ed una visione mese per mese; questo è il primo indirizzo. Il secondo indirizzo, invece, è molto all’impronta perché cerchiamo di stare molto sul pezzo, un po’ come voi giornalisti. In base a ciò che accade ogni giorno, cerchiamo di capire qual è la notizia che in quel momento ha un interesse forte da parte dell’utenza. Ma non finisce qui, perché poi bisogna capire non solo la notizia, ma anche il messaggio giusto da dover veicolare o il contributo che si può dare alla notizia o alla community. Se insieme al video divertente, riusciamo anche a far veicolare un messaggio, ciò ci rende felici e soddisfatti del nostro lavoro. Quindi, noi siamo praticamente incollati davanti alle agenzie di stampa e frequentiamo tutte quelle pagine per capire qual è l’umore dell’utenza e quali sono le notizie interessanti e in seguito cerchiamo di capire come adoperare la nostra creatività. Generalmente, me ne occupo io perché sono il Direttore creativo e solo dopo ci confrontiamo tra noi e con gli altri creativi.

È un lavoro che si basa molto sulla velocità e sull’essere tempistivi o mi sbaglio?

Quando fai un piano editoriale, è tutto molto più rilassato e tranquillo perché uno organizza e programma le uscite, si ha tutto il tempo per realizzare perché si tratta di tematiche generiche e generaliste. Quando, invece, devi stare sul pezzo, da quando la notizia esplode a quando la notizia va scemando, c’è davvero poco tempo. Poi ci sono fatti come il Coronavirus che si perpetra nei mesi, ma in generale una notizia media resta per circa 3 giorni, al massimo 5 come mi ha insegnato la mia esperienza personale. Quindi bisogna sfruttare al massimo la scintilla che abbiamo. In questo caso noi ci diamo tre giorni per portarla a compimento. È davvero una corsa contro il tempo!

Per farti un esempio per il video “Gomorra ai tempi del Coronavirus” ci abbiamo lavorato tre giorni, notte e giorno! Ho avuto l’idea di giorno, ho scritto la sceneggiatura la notte, il giorno dopo abbiamo abbiamo organizzato le riprese e il giorno dopo le abbiamo sistemate, montate e pubblicate. C’è un livello di stress allucinante anche perché c’è soprattutto la necessità di arrivare un pochino prima degli altri.

Come scegliete i contenuti su cui creare?

Per quanto riguarda la scelta dei contenuti, noi abbiamo due tematiche: l’attualità ma anche l’italianità. Ci piace raccontare pregi e difetti, vizi e virtù del popolo italiano. A volte riusciamo anche ad unire le due tematiche. Quando noi cerchiamo di raccontare puramente l’italianità, andiamo ad aattingere un po’ da quello che osserviamo tutti i giorni. Ci piace raccontare cose che ci riguardano ogni giorno, modi in cui ci comportiamo e per cui possiamo essere apprezzati o criticati.

Ad esempio abbiamo un format che cerchiamo di fare dove mettiamo a paragone le categorie professionali ossia Mestieri vs Clienti. A settembre abbiamo fatto Camerieri vs. Clienti e abbiamo generato otto milioni di visualizzazioni. È stato un grande successo. Sappiamo che funziona molto e coinvolge moltissime persone.

Molte sono le social factory che sono state create in questi anni come la vostra. In che modo vi rapportate con le altre realtà? C’è qualcuno da cui prendereste qualcosa? E se sì cosa e perché?

Sono contento che mi hai fatto questa domanda! Come regola personale e che cerchiamo di trasmettere agli altri collaboratori è quella dello studio e dell’analisi anche nei confronti delle altre realtà, ma mai la competizione perché non è una cosa che mi appartiene. Non voglio sentirmi in competizione con nessuno proprio perché credo che tutte le realtà sono preziose. Per il futuro di TheCerebros io non vedo una sorta di competizione o di campionato tra squadre, ma mi piacerebbe in futuro che diventasse un aggregatore di creativi.

Sicuramente, da sempre i numeri uno sono i The Jackal che sono stati i primi anche a creare l’idea della social factory. Grazie a loro, esistiamo un po’ tutti. Quindi, loro sono e restano sempre un punto di riferimento per la genialità e il modo in cui le realizzano.

Il concetto della non competizione è appunto non sentirsi mai l’uno contro l’altro, ma nel futuro creare una rete tra tutti e riuscire a realizzare un’idea insieme.

Ridere è fondamentale, soprattutto sdrammatizzare. Non a caso in questa pandemia avete pubblicato due video a tema Coronavirus. Quando avete capito che il binomio Gomorra e Coronavirus avrebbe funzionato?

Era da tempo che molti della community chiedevano di fare un video a tema Coronavirus ma ero molto scettico. Non volevo farlo perché mi sembrava una cosa molto delicata e non mi andava di scherzare sulla malattia in sé.

Appena è arrivata la notizia della speculazione sui prodotti igienizzanti, lì ho capito che si poteva fare un video perché protagonista non era la malattia, ma bensì la speculazione su questi prodotti. Così ho pensato che quando tutti vogliono un prodotto che non si trova, ci si rivolge al mercato nero quindi alla criminalità. Poi avevamo già fatto un video su Gomorra e siamo pure appassionati della serie quindi la scelta è venuta da sé.

E’ fuori il secondo video dal titolo “Papà…voglio tornare a casa”. Si lascia spazio ad una telefonata tra padre e figlio per dare il messaggio di rimanere a casa. Per i The Cerebros, quindi, oltre a dover suscitare allegria quali altre funzioni deve avere una social factory? Come siete riusciti a lavorare con Stefano Ambrogi.

Abbiamo preso al balzo l’onda dei messaggi lanciati da tanti di restare a casa proprio nel rispetto dei decreti emanati dal Governo. Anche noi volevamo dare il nostro contributo, ma a modo nostro e in modo originale.

Spinti dalle immagini di coloro che nella notte hanno preso i mezzi per tornare al sud dalla famiglia, abbiamo deciso di raccontare l’episodio attraverso un paradosso ossia facendo parlare non il figlio ma un padre che dice “ce volemo più bene se stiamo lontani”.

Ambrogi è un attore eccezionale. Ho avuto modo di lavorare con lui a teatro anni fa. Siamo rimasti sempre in contatto. Quando ho avuto l’idea per il primo video, l’ho contattato e ha accettato. La scelta di Ambrogi è perché abbiamo un format che si chiama “Papà Romano” in cui mi piace far parlare un padre. Per questo video mi ha detto subito sì, si è fidato e si è messo in gioco. Faccio parlare Ambrogi senza filtri come quel tipico romano vero, sincero e ruspante che ha una grossa umanità e affettivtà, ma la filtra con un sacco di irriverenza e comicità.

Non solo una realtà social, ma avete una vostra “Accademia Creators” che è l’unica Accademia in Italia che forma i creativi del web. In cosa consistono le lezioni? Quali sono le regole per essere un buon creator? Da cosa riconoscete il talento di un vostro allievo? Qualcuno ha iniziato a lavorare con voi?

Nasce “Accademia Creators” perché due anni fa avevo richieste da parte di professionisti, artisti e aziende di avere delle consulenze e consigli. Lo facevo in modo sporadica sfruttando il mio occhio e la mia capacità col mio web. Quando le cose si sono allargate, anche con TheCerebros, abbiamo sentito la necessità di creare l’Accademia anche perché oggi ci sono molti giovani che sognano di fare da grandi i produttori di contenuti del web.

L’Accademia Creators ha dei percorsi didattici di 4 mesi. Abbiamo due classi: una talent ed una business. La classe talent si rivolge a coloro che vogliono diventare dei creator mentre la classe business è per chi deve gestire un’attività o ci lavora. Noi cerchiamo in quattro mesi di dare le consocenze di base, ma di far capire ad ognuno di loro che ha un pubblico che li attende ma non lo sa, ma soprattutto che hanno un sacco di contenuti che non pensano di avere.

Nel video più virale della storia di TheCerebros, ossia “Gomorra ai tempi del Coronavirus”, c’è Beppe Faiano che è un nostro allievo.

Ultima domanda. Berardino, cosa immagini per il futuro dei The Cerebros?

Per parlare di futuro, dobbiamo partire dal passato.

Arrivo dal mondo classico quindi Tv, radio e teatro. Ho deciso di investire sul web in un momento abbastanza importante della mia carriera in cui mi ero dovuto fermare. Ho deciso così di fare la cosa più folle in assoluto ossia investire su me stesso e sul web. Poi ho avuto la tempra e la costanza di crederci giorno per giorno fino a quando poi alcune persone hanno capito la forza e la potenza di cosa realizziamo e ci hanno dato condizioni economiche e risorse logistiche e tecniche.

Mi piacerebbe oltre a strutturare l’Accademia sempre di più riuscire a fare da ponte tra il mio mondo passato e il mondo del web cercando di farli comunicare sempre di più con prodotti sempre trasversali. Non ti nascondo che mi piacerebbe anche lavorare per il cinema e per la tv. Nel mio futuro c’è un po’ di passato.



Sandy Sciuto