Intervista a Piero Romitelli: “Scrivere canzoni ha un effetto terapeutico”

Adesso che le ventiquattro canzoni della 70° edizione del Festival di Sanremo sono state tutte sentite per la prima volta, vi portiamo nel backstage dei brani di Alberto Urso e di Tecla Insolia.

Già presente al Festival dello scorso anno come autore delle canzoni di Loredana Bertè e Il Volo, quest’anno Piero Romitelli ha scritto insieme ad altri colleghi ed amici rispettivamente “Il sole ad Est” e “8 marzo”.

La carriera d’autore di Piero Romitelli parte da “Amici” e arriva fino ad oggi con un contratto di collaborazione con Sony ATV. La cifra stilistica di Piero Romitelli è rintracciabile in molte canzoni che da anni popolano le radio e che tuttora sono amate e cantate.

Dietro una bella canzone ed un cantante, talvolta c’è l’abilità ed il talento da autore di Piero Romitelli che ha scritto per moltissimi artisti del panorama musicale italiano (Dear Jack, Noemi, Marco Mengoni, Federica Carta, Emma Marrone ecc.)

Abbiamo deciso così di intervistarlo in una piacevole telefonata in cui Piero ci ha raccontato gli esordi ed il presente.

Piero benvenuto a Social Up, partiamo dall’inizio. Sei stato un allievo della scuola di Amici, insieme a Pietro Napolano hai fondato i Pquadro ed oggi sei autore di numerosi brani di successo che sono stati in vetta alle classifiche per settimane. Quando hai capito che il tuo futuro sarebbe stato non fare il cantante, ma essere un autore?

Sono due cose entrambe gratificanti, ma completamente diverse. Mi sono tolto delle bellissime soddisfazioni, come dicevi, ad Amici e a Sanremo Giovani nel 2007 con i Piquadro perché siamo arrivati terzi dietro a Fabrizio Moro. E sappiamo la carriera che ha fatto poi Fabrizio. È stato molto molto emozionante salire su quel palco. Abbiamo anche avuto l’opportunità di interpretare la colonna sonora di un film Disney come “High School Musical”.

Lo switch è avvenuto quando sono partito dalla consapevolezza che un artista per essere credibile agli occhi della gente deve credere in quello che canta. In quel periodo, io ero semplicemente interprete, non ero cantautore. Probabilmente perché non ero ancora maturo per scrivere delle canzoni all’altezza di essere pubblicate a livello discografico.

Un giorno è nata la nacessità di dire quello che pensavo e, siccome questo non coincideva più con quel progetto, ho deciso di rinchiudermi in studio e scrivere le canzoni per conto mio. Poi non avrei mai pensato che avrei fatto quel percorso. Scrivere è iniziato come una sorta di sfogo, quasi terapeutico.

Parliamo della carriera da autore. Ad oggi hai un contratto con Sony ATV. Come avviene il processo di scrittura? Quando il brano viene scelto dall’artista, che tipo di collaborazione si viene a creare tra di voi?

Sì, ho un contratto con la SonyATV da diversi anni. Diciamo che sono il veterano del gruppo. L’ispirazione è fondamentale, ma non capita tutti i giorni. Faccio questo lavoro con passione e con amore, non faccio canzoni a tavolino. Anche quando non c’è l’ispirazione cerco di mettermi al piano o al computer e cercare di scrivere perché comunque serve per migliorare tecnicamente. A prescindere dal talento, è importante il lavoro metodico dell’autore. Quando capita l’ispirazione, ben venga!

Il brano che verrà presentato da Alberto Urso al Festival di Sanremo è nato da un’ispirazione, ossia mentre guardavo il Golfo di Napoli e sapevo che, a pochi chilometri di distanza, Lucio Dalla aveva scritto “Caruso”.

Riguardo il lavoro con l’artista in studio, è diverso. Ci si relaziona e si lavora in base alle qualità dell’artista, al range vocale e allo stile. Mi relaziono con un artista rispetto ad un altro con degli approcci completamente diversi, parlando musicalmente.

Ho notato che talvolta un brano è firmato non solo da te ma anche da altri autori. Come si realizza una canzone quando gli autori sono molti?

Dipende! Per quanto mi riguarda alla base ci deve essere un rapporto umano. Se non si instaura quello, allora uno difficilmente riesce ad aprirsi totalmente con un’altra persona estranea. Quando si parla di canzoni emotive, bisogna scavare dentro se stessi e se non conosci bene l’altra persona è difficile che queste emozioni vengano fuori. Per me ci deve essere stima, rispetto ed amicizia.

A proposito del Festival di Sanremo, l’anno scorso hai firmato le canzoni di Loredana Bertè e de Il Volo. Quest’anno firmi i brani di Alberto Urso e di Tecla Insolia. Com’è vivere il Festival di Sanremo da autore? Cosa fai durante le giornate del Festival?

Ogni anno lo vivo diversamente. La prima volta che l’ho fatto d’autore era nel 2015 per i Dear Jack. C’è sempre molta ansia, ma è positiva perché fino al momento in cui l’artista canta la canzone, non ti puoi minimamente rendere conto di come potrebbe essere percepita la canzone. Ti puoi fare delle idee, ma che puntualmente vengono smentite. C’è dell’adrenalina, ma io sono carico e positivo perché non c’è nessuna vetrina in Italia che permette di raggiungere un bacino di utenza come il Festival di Sanremo.

Andiamo direttamente ai brani presenti quest’anno al Festival e di cui sei co – autore ossia “8 Marzo” di Tecla Insolia e “Il sole ad Est” di Alberto Urso. Come sono nati i brani e qual è il loro messaggio?

“8 Marzo” è un brano scritto da me e da altri due grandi amici ossia Emilio Munda con il quale ho un rapporto decennale, forse anche più e Rory Di Benedetto. Questo brano esalta la forza e la fragilità della donna, l’importanza della sau figura così importante nella nostra vita.

Ci sono anche delle sfumature che riguardano l’ambito della violenza sulle donne e cerchiamo di parlarne in punta di piedi proprio per il peso della tematica. Sono molto onorato di portare un brano che ha un messaggio perché quando riesci a presentare una canzone con un messaggio è una doppia soddisfazione.

La canzone di Alberto Urso dal titolo “Il sole ad Est” mi auguro possa avere un riscontro anche all’estero, com’è successo con “Musica che resta”, il brano scritto per Il Volo l’anno scorso. La mia soddisfazione è sperare che un brano riesca a varcare i confini dell’Italia. È a tutti gli effetti una romanza che non ha età. È stato aggettivato come “vecchio” ma io credo ci sia differenza tra vecchio e classico. Il classico non passa mai di moda. Questo brano è classico. Poi in quest’epoca che è piena di rapper e trapper, un ragazzo col viso pulito che canta una romanza con un testo limpido credo sia questa la vera alternativa e trasgressione.

L’autore ha da fare con le parole e con la capacità di saperle maneggiare. Prima dell’inizio del Festival ci sono state polemiche poi rientrate su Junior Cally. In qualità di autore qual è la tua posizione?

Penso che molte canzoni siano anche frutto di finzione e di sceneggiature mentali che uno si pone. Non sempre cosa si mette in musica è quello che si pensa. Se fosse così, Masini non dovrebbe andare sul palco perché ha scritto canzoni molto più crude di Junior Cally. Stesso discorso per Eminem. Bisogna separare le due cose. Sono concetti diversi.

Ritornando a te e volgendo al termine questa intervista, se potessi sognare in grande, per chi ti piacerebbe scrivere?

Beh…avendo scritto quest’anno un brano con Vasco Rossi, il massimo che mi sia mai auspicato è stato raggiunto. Mi accontento del massimo!



Sandy Sciuto