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Intervista a Matteo Faustini: “A Sanremo canto della certezza dell’esserci”

Manca davvero poco all’inizio della 70° edizione del Festival di Sanremo e, nell’attesa, abbiamo avuto modo di scambiare per telefono quattro chiacchiere con Matteo Faustini. Di origini bresciane, classe ’94, Matteo Faustini è uno degli otto giovani che gareggeranno nella categoria “Nuove Proposte”, reintrodotta quest’anno da Amadeus, non solo conduttore ma anche Direttore Artistico della kermesse. Dopo aver vinto Area Sanremo, Matteo Faustini canterà “Nel bene e nel male”, brano scritto insieme a Marco Rettani, sui rapporti e le relazioni umane. Del Festival, della canzone e di cosa gli riserverà il post Sanremo ne abbiamo parlato direttamente con lui che con garbo, simpatia e dolcezza si è raccontato.

Matteo, manca oramai pochissimo al debutto sul palco del Festival di Sanremo tra le “Nuove proposte”. Quali i pensieri e quali le sensazioni? Come ti stai preparando?

Sono in un vortice di emozioni indescrivibili. Mi sento veramente privilegiato: credo sia questo l’aggettivo più corretto da utilizzare. Mi sto preparando sopratttutto mentalmente perché sono uno già ansioso di mio. Devo cercare, quindi, di godermela al massimo. In queste settimane abbiamo preparato ed ultimato il disco che uscirà durante la settimana del Festival. Io sono fortunatissimo e privilegiatissimo. L’ondata d’amore che mi sta arrivando in queste settimane, io non la scorderò mai. Quindi, non vedo l’ora di arrivare su quel palco, di dare me stesso, di cercare di mettere da parte tutta l’ansia e di portare solamente il contenuto di quella canzone.

Il Festival di Sanremo è il tuo debutto ufficiale nella musica. Si sa molto poco di te. Matteo Faustini ci racconti chi è Matteo Faustini?

Matteo Faustini è un ragazzo di venticinque anni di Brescia che ha bisogno di scrivere musica e di cantare perché è l’unica cosa che al momento conosce che lo fa stare veramente bene in un tempo indeterminato. Anche il cibo mi fa stare bene, ma finisce subito, mentre la musica è la cosa che io utilizzo per stare meglio. Sono nato e cresciuto a Brescia, ho sempre fatto musica perché è nata con me. Quando avevo 12-13 anni ho fatto lirica, a Milano, nel coro delle voci bianche. Poi ho provato a fare musical, però mi sono accorto che era più una passione che una necessità com’è la musica, invece. Ho intrapreso diverse strade: ho fatto cover in giro per Brescia e poi ho fatto parte di una tribute band per Michael Jackson in giro per l’Europa. È stato bellissimo e, grazie a questa esperienza, ho capito davvero che quello che volevo fare era scrivere cose mie. Così ho provato a scrivere canzoni e sono stato meglio. L’ho fatto per me stesso. Sarebbe bello vivere di questo, ma siccome nella vita non si sa mai, mi sono dovuto laureare in Scienze linguistiche e letterature straniere. Sono un maestro delle elementari, insegno musica e ginnastica per guadagnarmi da vivere e per investire i soldi nella musica perché è quello che vorrei fare nella vita: portare in giro determinati messaggi. Questo è quello che sono, ecco.

Porti a Sanremo il brano “Nel bene e nel male”, una canzone in cui semplicità e descrizione di dettagli sono gli elementi essenziali. Com’è nata questa canzone? Qual è il suo messaggio per te?

Questa canzone è nata in una calda giornata di maggio. È nata da un bisogno di omaggiare le radici, la certezza dell’esserci. Volevo omaggiare quelle persone che ci sono sempre nella tua vita. Non parla prettamente di amore e di relazioni sentimentali. Parla di quelle persone di cui noi abbiamo la certezza ci sono e ci saranno nel bene e nel male perché solo così si può stare insieme. Quante sono le persone presenti quando le cose vanno male? E quante quando le cose vanno bene? Dentro ognuno di noi c’è una parte di bene e una parte di male. Quante persone sono disposte ad amare entrambe mentre noi cerchiamo di migliorarci? Quando ti dai la risposta, allora quelle persone rappresentano le radici vere.

Nella canzone tutto passa attraverso gli occhi fino a raccontare come non ci siano gli anticorpi dell’amore e paragoni l’amore ad un dolce senza cioccolato. Matteo, come vivi l’Amore tu?

Secondo me l’Amore è un intero con un altro intero. Non esiste l’altra metà. Io l’Amore lo vivo a 360 gradi nel senso che cerco il più possibile di darlo e di riceverlo in qualche modo sotto tutti i punti di vista. Cerco sempre di diventare un intero io e poi di trovare un altro intero da amare perché mezzo più mezzo si crea dipendenza e non è assolutamente quello che cerco.

Su Spotify c’è un’altra tua canzone dal titolo “La Bocca Del Cuore”. La copertina del singolo è abbastanza eloquente, mi racconti com’è nata l’idea? E soprattutto la bocca del tuo cuore cosa dice?

Innanzitutto si chiama “La bocca del cuore” perché è molto più sincera di quella della faccia. La copertina, appunto, è nata perché è un cuore che, grazie a questa cerniera che si può aprire e quindi anche chiudere, rappresenta non solo la forma della bocca, ma anche una frase del testo che dice “le cicatrici sopravvivono anche alla felicità”. Non solo una cerniera, ma anche una cicatrice sul cuore indelebile perché le cicatrici seppur sono frutto di una ferita rimarginata permangono e sopravvivono, nonostante la felicità.

La bocca del mio cuore cerca di essere sincera, magari sbaglia qualche volta ma chiede scusa quando accade. Ho tanto ancora da imparare, ma quello che cerco sempre di seguire è di fare del bene. Secondo me è la cosa più bella che si possa fare.

Le storie su Instagram ci raccontano che arriverà presto il tuo primo progetto discografico. Sei sempre in sala di registrazione. Puoi svelarci qualcosa in anteprima?

(n.d.r. ride) In queste settimane ho messo la branda lì. È stato pazzesco e bellissimo. Questo disco contiene undici tracce. Sono undici errori, undici insegnamenti e undici me. Io li amo perché è come se fossero dei figli ed ho imparato tanto grazie a loro. Si intitola "Figli delle favole". È un concept album in quanto gli undici brani parleranno di favole perché io sono nato insieme alle favole e ci credo tantissimo perché mi hanno dato degli insegnamenti. Mi piace tanto utilizzare metafore disneyane per dare determinati contenuti in un modo un po’ più personale. In quasi tutti i brani ci saranno dei riferimenti alle favole. Uno in particolare ne ha 36. Il disco uscirà il 7 febbraio, durante la settimana del Festival. Abbiamo fatto delle corse ma ci siamo riusciti.

Prima di salutarti Matteo, ultima domanda sul Festival di Sanremo e sulla gara che ti aspetterà. Cosa pensi dei brani degli altri giovani? C’è qualcuno che temi o una canzone che avresti voluto scrivere tu?

In realtà – e lo penso davvero – le canzoni mi piacciono e le so tutte. Ce ne sono alcune che sono più vicine ai miei gusti. Sono tutti validi. Non temo nessuno, ma credo che ognuno ha le sue carte da giocare. C’è ovviamente competizione, ma è sana. Ci siamo visti a Potenza per il Capodanno in Rai. Abbiamo un bel rapporto, non c’è nessuno che è maleducato o sgradevole. Siamo otto ragazzi che cerchiamo di vivere di musica, ci siamo trovati su questo palco e ce la giocheremo al meglio ognuno con le sue valide carte. Vada come deve andare, l’importante è che vinca la musica.