Credits: Ugo Panella

Intervista a Gioele Scavuzzo: l’impegno di Soleterre Onlus in Ucraina

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Gioele Scavuzzo, capo missione in Polonia-Ucraina per Soleterre Onlus, ONG impegnata nel supporto ai pazienti oncologici pediatrici in fuga dall’Ucraina verso la Polonia. Gioele ha molta esperienza come cooperante internazionale in contesti di crisi, avendo già operato ad Haiti ed in Giordania.

È stata una chiacchierata intensa quella con Gioele, piena di emozioni, che ci ha permesso di conoscere ancor più da vicino l’orrore della guerra e le sofferenze a cui sono sottoposti i più vulnerabili: i bambini.

Posti letti nei campi allestiti al confine tra Polonia ed Ucraina Credits: Ugo Pannella

Si può contribuire allo splendido lavoro portato avanti da Soleterre cliccando qui , poiché ogni euro donato è fondamentale per aiutare chi affronta le tenebre del cancro, ma all’improvviso si è ritrovato nell’inferno della guerra. Vi ricordiamo che fino al 25 aprile è possibile donare anche tramite SMS/telefono fisso scrivendo/chiamando il 45520.

Di cosa si occupa Soleterre? Da quando vi trovate in Ucraina?

Soleterre è una ONLUS italiana, impegnata per la salute fisica ed il benessere emotivo di bambini, uomini e donne in Italia e all’estero. Siamo in Ucraina dal 2003, dove abbiamo realizzato interventi strutturali, forniture di farmaci e di attrezzatura medica specialistica sia all’istituto nazionale dei tumori di Kiev che a quello di neurochirurgia.

Abbiamo anche una struttura d’accoglienza dove ospitiamo le famiglie dei bambini che sono in trattamento a Kiev, ovviamente in maniera totalmente gratuita.

Negli ultimi anni ci siamo allargati anche a Leopoli, dove stiamo creando la prima unità per il trapianto di midollo osseo per il trattamento dei tumori pediatrici, in collaborazione con l’ospedale San Matteo di Pavia. Dal 2003 ad oggi, Sole Terre ha supportato più di 28mila pazienti pediatrici oncologici.

Posti letti nei campi allestiti al confine tra Polonia ed Ucraina Credits: Ugo Panella

Da quando è scoppiata la guerra, i bambini pediatrici oncologici sono stati trasferiti nei bunker delle strutture in cui alloggiavano, poiché le cure chemioterapiche non possono fermarsi. I bunker, però, sono dei luoghi in cui non è facile portare avanti queste tipologie di terapie, poiché molto sporchi, infetti e non sterili.

Quando la guerra è arrivata alle porte di Kiev, siamo riusciti ad evacuare i bambini a Leopoli attraverso trasporti sicuri, per poi arrivare in Polonia. Qui siamo stati la prima ONG in Europa a creare un ponte aereo di evacuazione sanitaria dalla Polonia all’Italia.

Ovviamente durante l’intera evacuazione, i pazienti e le loro famiglie sono accompagnati da medici e soprattutto psicologi ucraini, così da essere seguiti a tutto tondo, sia a livello sanitario che psicologico.

Ad oggi siamo riusciti a far evacuare più di 40 pazienti pediatrici oncologici, in sintonia con le strutture sanitarie italiane e grazie al supporto logistico della Protezione Civile Italiana.

Il lavoro di Sole Terre, però, non si ferma al trasporto dei pazienti in Italia. Nel nostro Paese, infatti, stiamo allestendo un percorso di accoglienza, che non si ferma alla ricerca della sola struttura, ma si concentra anche sul supporto emotivo, psicologico e d’integrazione culturale/linguistica. Abbiamo aperto un numero verde a cui risponde una psicologa ucraina, funzionale in questa prima fase di arrivo nel nostro Paese.

Una volta arrivati in Ucraina, cosa vi raccontano le persone? Rispetto a quello che sentiamo noi tramite i media, ci sono distonie?

Le persone che arrivano al confine con la Polonia e sono prese in carico dalle nostre psicologhe sono altamente traumatizzate. Evitano di parlare di politica o simili e dilaga la paura di chi sta lasciando il proprio paese, alla ricerca di una destinazione che non conoscono.

Succede spesso che le persone nei campi d’accoglienza scoprano di aver perso un proprio caro al telefono e in quei momenti è fondamentale il supporto psicologico, a maggior ragione se erogato in lingua ucraina. L’abbattimento della barriera linguistica è considerevole e di enorme aiuto.

Cosa possiamo fare per voi da qui? Da quando è iniziata la crisi avete registrato un aumento dei volontari?

Vista la delicatezza dell’operazione, tutto lo staff dislocato in Ucraina sono persone con esperienza di cooperazione, che riescono a gestire la situazione in fasi instabili.

Ciò che si può fare dall’Italia è sostenerci con le donazioni attraverso un portale dedicato, perché la guerra colpisce tutti, ma soprattutto i bambini e tra questi ci sono quelli malati di cancro, i più vulnerabili, che si trovano ad essere curati nei bunker tra mille difficoltà.

Noi non vogliamo interrompere il nostro servizio e non vogliamo lasciare soli gli ospedali, a cui forniamo farmaci chemioterapici sia a Kiev che a Leopoli.

Il flusso di profughi dovrebbe aumentare?

Noi facciamo parte del cluster di UNHCR e sappiamo che non c’è un trend stabile di flusso dei profughi. Se all’inizio il grosso era in uscita dall’Ucraina, adesso stiamo registrando dei flussi di rientro, perché c’è la convinzione che abbiano vinto la guerra, ma non è così.

Negli ultimi giorni, infatti, stanno arrivando nei nostri campi sempre più persone dal Donbass e da Odessa, un chiaro segnale dell’apertura di corridoi dall’Est dell’Ucraina verso la Polonia.

La Farnesina come vi sta supportando?

L’ambasciata italiana a Kiev ci sta dando una grandissima mano e venerdì scorso ho sentito l’ambasciatore. Ammirano il nostro lavoro e si sono resi disponibili a supportarci. Questa settimana apriremo una missione permanente a Leopoli e quando sarà possibile vogliamo ritornare a Kiev nei centri che supportiamo da molti anni.



Paride Rossi