Intervista a Francesco Serio: “Il mercante di emozioni è un grido di aiuto”

“Il mercante di emozioni”: è questo il titolo dell’ultimo libro di Francesco Serio, giornalista, autore, produttore teatrale indipendente che dell’arte e dello spettacolo ne ha fatto una ragione di vita, oltre che una irrinunciabile passione. Edito da Barkov Edizioni, il libro ruota intorno a Mimmo Esposito, un audace impresario teatrale napoletano che accende i riflettori su uno spaccato dell’Italia dell’ultimo decennio nel mondo dello spettacolo, mettendo in luce il dietro le quinte di un lavoro non sempre conosciuto. Un lavoro silenzioso e lontano dai riflettori il quale, in una situazione così difficile come quella che stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria, rischia di essere ancora di più invisibile e dimenticato. “Il mercante di emozioni” non è solo il racconto di una storia, ma il ritratto di un mondo che vende emozioni, sogni, speranze, sentimenti di cui oggi più che mai abbiamo un estremo bisogno. Abbiamo avuto il piacere di incontrare Francesco Serio e questo è quello che ci ha raccontato.

Francesco e la scrittura: come nasce questa passione?

Come avviene per molti, in modo più o meno velato, si inizia a narrare la propria storia, il proprio pensiero, il proprio senso delle cose.  Anche nel mio caso, nel 2008, tutto è perciò nato dalla volontà di scrivere una mia biografia, con il battesimo letterario “e qui inizia il tour- racconti di un impresario”. La mia intenzione era di narrare i retroscena e le conseguenti emozioni legate a questo lavoro, che mi prendeva molto. Nel 2010 diedi un seguito alla mia opera prima, quasi a volerne scrivere il proseguimento, con “Dietro Le quinte”. Qui la soddisfazione si presentò ancor prima della stampa avendo avuto l’opportunità di corredare il romanzo con la importante prefazione di Rocco Papaleo.

A darti i natali è la stata la Basilicata, una terra ribelle ma magica e culturalmente effervescente. Quanto c’è di lucano nella tua arte?

Nella mia “arte” di lucano c’è tutto, le sofferenze, la voglia di crescere e di raggiungere nuovi traguardi. Io sono fortemente legato alla mia terra e poco conta che ognuno abitualmente metta la propria terra al primo posto usando peraltro parole spesso molto simili. La realtà è che ciò che ci smuove nel profondo sono le radici indipendentemente da dove siano piantate. È proprio per questo senso di appartenenza che il mio essere lucano ha e avrà sempre una forte presenza in tutto ciò che faccio.

Dalla musica sei passato al teatro e durante questo percorso hai avuto la possibilità di lavorare con artisti del calibro di Michele Placido, Giancarlo Giannini, Katia Ricciarelli, Francesco Baccini. Com’è stato lavorare con loro e cosa ti hanno insegnato questi grandi della scena italiana?

Sì, è stato un percorso lento, dai passi quasi impercettibili se considerati singolarmente. Quindi mi sono trovato, quasi senza accorgermene, a compiere questo cambiamento dal teatro canzone alla prosa che si è materializzato in particolare in uno spettacolo intitolato “Serata d’Onore” con Michele Placido.  Un viaggio tra musica e poesia, cioè da dove provenivo verso il mondo nuovo che stavo esplorando. Un dialogo tra artista e spettatori. Poesie e monologhi di grandi personaggi come Dante, Neruda, Montale, D’annunzio, senza dimenticare i versi dei più importanti poeti e scrittori napoletani come Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, Eduardo De Filippo. Ad accompagnare il maestro in questo viaggio poetico musicale furono Gianluigi Esposito e Antonio Saturno con le più belle canzoni classiche partenopee di sempre, dove lo spettatore veniva condotto per mano tra le più belle espressioni della poesia e del teatro. Poi sono arrivati tutti gli altri e ognuno con le proprie peculiarità di grande artista. Maestri di rara efficace per me. Con Michele Placido, Giancarlo Giannini, Flavio Bucci, Sebastiano Somma e tanti altri.  Pippo Franco poi è stata un’esperienza esemplare. Da questi momenti, se riavvolgo il nastro su tutto ciò che si è succeduto, tanta professionalità ma, su tutto, un valore indescrivibile di amicizia e legami affettivi.

Dopo “E qui inizia il tour – racconto di un impresario” e “Dietro le quinte”, il 30 settembre è uscito il tuo ultimo libro “Il mercante di emozioni”, un titolo emblematico che ci rimanda al magico mondo dello spettacolo. Come descriveresti la tua ultima fatica letteraria?

Credo che tutto il significato si racchiuda nella parola “mercante”. Non venditore, non procacciatore, non rappresentante. In realtà nella storia descritta ci sono tutte queste figure, ma il mercante ha in sé qualcosa di magico, di romantico, di affascinante. Scene da mille e una notte. E allora quello di cui parliamo è la figura invisibile di chi rende possibile il trasferimento di emozioni dal palcoscenico ai cuori degli astanti. E pensando a questo, in fondo sono più di quanto si possa pensare i personaggi che incrociamo nelle nostre esistenze che magari nella loro ordinarietà passano inosservati, ma che, a ragionarci bene, sono il fulcro reale di ciò che ci affascina.

Dall’ultimo tuo libro, sono trascorsi diversi anni. Com’è cambiato Francesco e qual è stata la molla che ti ha spinto a scrivere nuovamente?

Sono passati molti anni durante i quali ho maturato sempre nuovi modi di vedere le cose, mi sono spinto più in profondità e lì ho trovato spazio per capire che ci fosse ancora molto da dire su ciò che avevo trattato in precedenza. Ho conosciuto artisti e autori che hanno contribuito al mio percorso. Così è nata la storia di Mimmo Esposito, impresario napoletano che racconta le sue vicende di vita e di lavoro rivelandosi, pagina dopo pagina, un vero e proprio maestro di vita.

Il mondo dello spettacolo, come ogni aspetto della nostra società, sta vivendo un periodo particolarmente difficile a causa del Covid-19. A pagare il prezzo più alto sono tutti quei professionisti che, con passione e impegno, lavorano dietro le quinte. Possiamo definire “Il mercante di emozioni” come il loro grido di aiuto? 

Sì, penso proprio di sì. Il nostro lavoro non è particolarmente tutelato, né da associazioni di settore, né più in generale dalle strutture pubbliche.  Vivono purtroppo in discreta tranquillità soggetti che svolgono il mestiere da abusivi o che si camuffano in associazioni no-profit. La conseguenza è ovvia: tolgono lavoro a chi realmente vive di questo e paga le tasse. Sembra comico, ma proprio il loro non pagare le tasse li rende invisibili agli occhi dello Stato. Se poi ci caliamo in questo contesto di pandemia, in cui la soppressione di spettacoli e le persone poco inclini alla partecipazione hanno ridotto la torta a semplice pasticcino, ci si può fare una chiara idea delle difficoltà esistenti.

A causa della pandemia, non potrai essere in giro per l’Italia a presentare dal vivo il tuo libro. Come vivi questa lontananza forzata dal tuo pubblico?

Purtroppo sono saltate più di 15 presentazioni dalla Sicilia alla Toscana. Avevo ideato presentazioni con la partecipazione di artisti per dare un contributo aggiuntivo e renderle più vive, ad esempio Marco Sentieri (Sanremo giovani 2019) era uno di questi. In attesa di tempi migliori dovrò affidarmi a soluzioni in rete. La conoscenza con altri autori consente comunque, in questo spazio di surrogato della abituale proposta letteraria, di mettere a punto forme, ovviamente meno calde, ma adatte a garantire una presenza. Sia chiaro però: il mio tour, che prevede tappe nel 60% delle regioni italiane, è solo rimandato.

Presto torneremo alla normalità, o almeno è quello che tutti speriamo. Quali sono le prime cose che farai nel mondo post-covid?

Speriamo proprio che sia così. Intanto stiamo preparando per Aprile 2021 una produzione su temi pasquali. Intendiamo proporre uno spettacolo teatrale scritto e musicato da me e dal M° Finizio, interpretato dall’ensemble Melos e da un grande nome del teatro italiano che ancora preferisco non svelare. “La Passione – la storia di Gesù vista dagli occhi del Centurione”. Sarà uno spettacolo che andrà a raccontare questo diverso punto di vista della Vita di Gesù, uno spettacolo emozionante che partirà da Roma per toccare gran parte delle regioni italiane.



Catiuscia Polzella