Intervista a Francesco Repice: dal mito Maradona all’attualità del calcio

Francesco Repice è tra le icone del giornalismo sportivo italiano. Storica ed attuale voce di riferimento di “Tutto il calcio minuto per minuto” su RadioRai, oggi Repice è il radiocronista per eccellenza in Italia. I migliori duelli della Serie A, le notti di Champions, ma non solo. Dal 2014, Francesco Repice è anche la voce radiofonica della Nazionale azzurra, ereditando a tutti gli effetti il ruolo di Riccardo Cucchi, suo mentore. Con grandissimo piacere, Social Up ha avuto la possibilità di realizzare un’intervista a Francesco Repice.

Durante questa intervista, Repice ha regalato molti spunti e qualche aneddoto interessante, in particolare su una leggenda come Johan Cruijff, ma non solo. Con Francesco abbiamo toccato alcuni dei temi del calcio attuale: le difficoltà del mestiere ai tempi del Covid, la lotta scudetto in Serie A, fino alle sue sensazioni sull’imminente fase finale di Champions League.

Oggi sei il radiocronista di riferimento in Italia. Racconti la Serie A, le coppe europee e tutti conoscono la tua voce. Cosa credi sia stato fondamentale per raggiungere questo livello?

Io penso che ognuno abbia dentro di sé le caratteristiche per poter arrivare a determinati livelli. Devi lavorarle tutti i giorni e cercare di renderle competitive, devi allenarle. Poi puoi riuscirci o meno, ma devi continuare a lavorarci su. Tanto lavoro, abbinato alla passione, penso sia la formula giusta per poter cercare di arrivare ad alti livelli.

Prima ancora che radiocronista, tu sei un grandissimo tifoso della Roma e non hai mai nascosto la tua fede. Durante la tua carriera, questo fattore ti ha mai creato dei problemi?

No no, assolutamente no. A me hanno dato del tifoso di Juve, Inter, Napoli, di tutte le squadre. Non mi ha creato nessun problema. Voglio essere credibile, voglio essere sincero nei confronti del pubblico che mi ascolta. Tutti noi siamo tifosi di una squadra, perché ci si avvicina a questo sport perché lo si gioca e perché si è tifosi. Nascondere il proprio tifo credo sia partire con il piede sbagliato, io voglio sempre parlare con verità.

La tua radiocronaca più emozionante hai più volte detto sia stata Manchester United-Barcellona, la finale Champions di Wembley con Eric Abidal protagonista. Cosa ricordi di quella serata?

Assolutamente sì. Ricordo semplicemente una partita giocata in maniera paradisiaca dal Barcellona; ricordo calciatori meravigliosi sia da una parte che dall’altra, ma soprattutto quelli del Barcellona, che giocavano un calcio stellare. Ma ricordo soprattutto la vicenda Abidal, l’episodio che mi fa ricordare con maggiore emozione questa radiocronaca. Questo ragazzo si pensava non dovesse nemmeno uscire da quella sala operatoria, e invece, poche settimane più tardi era in campo, con la fascia di capitano del Barça, in una finale di Champions. Il gesto di Puyol che rifiuta quella fascia, con la possibilità data ad Abidal di alzare la coppa dei campioni..

Sono tutte cose che, abbinate alla cifra tecnica di una partita forse irripetibile, mi fanno ricordare questa radiocronaca come quella più emozionante che abbia mai fatto.

Abidal alza la coppa, 2011- skysport.it

Escludendo la finale di Champions, esiste qualche tua radiocronaca del passato che, se fosse possibile, rivivresti nuovamente?

Sicuramente mi piacerebbe raccontare le partite della Nazionale con Spagna e Belgio, durante l’Europeo del 2016, la squadra di Conte. Un’altra che racconterei nuovamente è Roma-Inter, con il gol di Luca Toni nel finale. Sicuramente tra queste metto anche una delle più belle partite che ho visto fare alla Juve, quella a Madrid contro il Real (1-3, nel 2018), magari con un esito diverso. Fu una mancata qualificazione davvero immeritata.

Hai mai pensato di passare al piccolo schermo? Se domani qualcuno te lo offrisse tu cosa faresti?

Non ci penso nemmeno. Uno cambia per stare meglio, no? Non penso ci siano posti migliori della radio. Poi non me l’hanno mai chiesto, non vedo perché dovrebbero chiedermelo adesso.

Cosa ha rappresentato per te Maradona? Hai qualche aneddoto?

L’ho conosciuto ma non ho mai stretto alcun tipo di rapporto, solo lavorativo. Ho semplicemente l’immagine di un qualcosa di unico, una divinità del pallone. Una cosa difficile da raccontare per chi non l’ha visto dal vivo, da bordocampo, in allenamento. È difficile spiegare Diego Armando Maradona, va aldilà, non ha paragoni o parametri, non ha riferimenti in altri atleti.

Diego Armando Maradona- (Photo by Etsuo Hara/Getty Images)

Secondo te è il migliore di tutti i tempi? 

Difficile dirlo, non si può stabilire. Non ho mai visto Alfredo Di Stefano, ho visto poco Pelé, purtroppo. Per ciò che ho avuto modo di vedere io, Maradona mi ha regalato delle emozioni uniche, sensazioni che nessun altro calciatore potrà mai regalarmi. Pelé l’ho visto giocare anche una volta dal vivo, andai allo stadio con mio padre, era un amichevole Roma-Santos, però sono ricordi molto sbiaditi, offuscati. Ho avuto anche l’opportunità di vedere dal vivo Johan Cruijff, una volta se non sbaglio. Sono quei personaggi che ti lasciano spesso senza parole..

A me è capitato di rimanere senza fiato. Era una finale di Champions, sempre un Man United-Barcellona, quella prima di Wembley, vinta dal Barcellona 2-0 a Roma. Io facevo la seconda voce di Riccardo Cucchi. Salendo le scale per la tribuna stampa, c’era la strada ostruita da un signore, che mi stava di spalle. Questa persona si girò all’improvviso, mi chiese se avessi da accendere. Io rimasi fermo, non riuscivo a parlare; lui continuava a chiedermi del fuoco, l’accendino, io rimasi paralizzato. Questa persona lavorava per la tv catalana, era Johan Cruijff. Rimasi paralizzato, mi si è gelato il sangue. Se ti trovi di fronte uno così, così come Maradona a pochi metri, che cosa vuoi chiedere di più?

Tu sei uno che conosce bene il tifo, la curva, la passione della gente. Come vedi il calcio ai tempi del COVID e cosa è cambiato per il tuo lavoro?

Per il mio mestiere cambia molto, anche se io cerco di alzare l’enfasi del mio racconto, proprio perché mi manca l’enfasi che può darmi il tifo  della gente: i cori, le sciarpe i colori. Il calcio in questo momento è calcio, ma non è pallone, e il pallone è una cosa che c’è solo con i tifosi. Speriamo torni tutto alla normalità al più presto possibile.

Tu sei la voce radiofonica della Nazionale e tra pochi mesi racconterai l’Europeo. Come vedi la Nazionale di Mancini?

Ho grandi aspettative, così come il ct stesso. Ci sono ragazzi molto interessanti, credo anche che ci sia un crack nella Nazionale, che si chiama Nicolò Zaniolo. Spero, aspetto che tutto possa accadere e che tutto possa verificarsi. Spero che dopo tutto ciò che abbiamo vissuto qualcosa torni indietro. Penso ai rigori di Pellè e Zaza, alla notte del 17 novembre 2017. Dopo tutto quello che è successo, spero si possa essere ripagati da un grande Europeo. Non si deve temere nessuno, noi abbiamo 4 stelle sul petto, puntiamo sempre a vincere!

Zaniolo- Getty Images

Manca poco all’inizio delle coppe europee. Credi che qualcuna tra le italiane possa arrivare fino in fondo?  

Ho un pensiero fisso, una specie di tarlo che mi sta rosicchiando il cervello, ma lo tengo per me. Ho un’idea strana nella testa.. Le cose quando meno te le aspetti poi succedono. Ho queste idea e me la voglio tenere per me. Ho come l’impressione che stia succedendo qualcosa di grande e che si stia creando un’alchimia piuttosto particolare, in uno spogliatoio in particolare. Credo molto poco nei numeri, numeretti, moduli o altro. Credo invece al gruppo, allo spogliatoio, nella chimica e nella magia che si crea al suo interno. Ho delle sensazioni piuttosto positive da quel punto di vista. Non voglio dire nulla ma aspetto.

Milan, Inter o Juve: chi vince lo scudetto?

Una delle tre più l’Atalanta, secondo me ancora in corsa.

Nonostante un momento non esaltante, perchè l’Atalanta?

Perché comunque, anche se in un momento non esaltante, riesce ad essere a non troppe lunghezze di distanza ed esprime un grande calcio. Un calcio molto redditizio, efficace, che le permette di fare risultati importanti, come guadagnarsi la finale di Coppa Italia. Mi aspetto che quando inizieranno le coppe, non inizieranno solo per l’Atalanta, ma anche per le altre squadre di vertice. Voglio vedere se l’Atalanta riuscirà a quel punto a gestire le due competizioni, anche perché adesso la rosa è molto, molto profonda. Credo non ci sia un problema di assetto di gioco, e credo che i nuovi arrivati siano stati ben inseriti in quello che potremmo definire l’undici titolare.

Hai fatto di tutto, racconti il meglio del calcio. Ma Francesco Repice ha ancora un sogno, qualcosa che vorrebbe raccontare?

Sì, è ovvio, vorrei raccontare un Mondiale vinto! Però il mio obiettivo è la prossima partita. La partita, la postazione, il microfono. Ovunque si giochi, ovunque ci sia un pallone che rotola, per me va bene. In Serie A, in Champions, la Nazionale come in terza categoria. L’importante è che continui a rotolare un pallone su un prato, poi per il resto c’è poca importanza.

Ringraziamo calorosamente Francesco Repice per la disponibilità dimostrata nel concederci questa intervista.

 



Marco Cavallaro