Intervista a Francesco Montanari: Etna Comics 2018

Francesco Bellia

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Dalla Sala Polifemo dell’Etna Comics 2018, ottava edizione, tenutasi dal 31 maggio al 3 giugno al Centro Fieristico Le Ciminiere di Catania, l’intervista a Francesco Montanari, attore di cinema e serie tv, che quest’anno ha ottenuto il Premio come Miglior attore alla prima edizione del Cannes Series, a cura di Francesco Bellia e Cateno Piazza.

Salve Francesco, benvenuto a questa edizione dell’Etna Comics 2018.  Se in “Romanzo Criminale” hai interpretato il Libanese, uno dei membri della Banda della Magliana, ne “Il cacciatore vesti i panni di un magistrato (Alfonso Sabella) che lotta contro la mafia.

Come è stato passare dal mondo della criminalità a quello della giustizia? Come ti sei preparato per questi due ruoli?

Per quanto mi riguarda, nella recitazione ho un metodo personale che è sempre in evoluzione. Penso siano la storia e la sceneggiatura a influire sulla costruzione del personaggio. Credo che la responsabilità, un attore ce l’abbia ogni volta che interpreta un ruolo, perché al contempo ha la responsabilità della dignità umana che deve rappresentare nel film. E ogni volta bisogna farlo in modo convincente, perché altrimenti se tu spettatore non mi credi, non empatizzi ed io non ho fatto il mio lavoro, come un medico che non cura il paziente. Quindi questi due ruoli, Il Libanese e il magistrato de il Cacciatore li ho preparati come molti altri della mia carriera. Per me, come attore, non c’è un etica che si deve applicare ai diversi ruoli, se non l’etica del recitare professionalmente, impiegando tutti i mezzi necessari per risultare convincenti e comunicare con il pubblico. E’ chiaro poi che in un ruolo come quello che interpreto ne Il Cacciatore il mio senso civico da cittadino si è unito al mio appagamento artistico. Ritornando alle due esperienze di cui mi hai chiesto sono state senza dubbio delle esperienze umane molto costruttive, oltre che attoriali, di conseguenza.

Prima Edizione del CannesSeries, il festival delle serie tv e ritorni a casa con il Premio Miglior Attore. Come è stato ricevere questo riconoscimento?

Sì, ho ricevuto una “palmetta al neon” (ride). Questa del 2018 è stata la prima edizione del Festival di Cannes Series dove ho vinto il Premio Best Performance. E’ stata un’emozione incredibile perché non me l’aspettavo, anche perchè si tratta di una categoria unica, sia maschile che femminile, quindi c’erano molti attori a competere nella categoria. Devo dire che quando hanno annunciato “Il vincitore è Francesco Montanarì” (alla francese) ho rischiato per qualche attimo l’infarto. Comunque c’è da dire una cosa al riguardo. Vicino a me c’era Stefano Lodovichi che è uno dei due registi de Il Cacciatore e anche il mio agente. L’attrice Audrey Fleurot stava leggendo il nome del vincitore, quando Stefano si rivolge a me dicendomi: “Francesco hai vinto tu”.E io “Ma perchè?”. Perchè hai un campo e un controcampo a destra e sinistra” è stata la risposta. E in effetti era proprio così ero accerchiato dai cameraman. La previsione di Stefano si è rivelata era corretta.

In Sole Cuore Amore tu e Isabella Ragonese siete una coppia che deve affrontare diverse problematiche. Come è stato lavorare con il regista Daniele Vicari?

Questo è un’opera a cui tengo particolarmente. Vicari è un maestro e in questo film ha denunciato una storia reale di un fatto di cronaca, avvenuto a Roma: una mamma di quattro figli che a causa del troppo lavoro e dell’affaticamento è morta di crepacuore in metropolitana. Nonostante la vicenda, la pellicola è fondamentalmente carica di speranza e non vittimista. Durante tutto il film, infatti, vediamo come questa di coppia faccia di tutto per crescere bene la propria famiglia, senza aspirazioni narcisistiche o di altro genere.  La scelta di Daniele Vicari è stata quella di raccontare una storia di periferia che non sia di criminalità, facendo vedere come accanto a questa vi siano anche famiglie che conducono una vita onesta, cercano di crescere al meglio i propri figli nonostante le innumerevoli difficoltà.

Il 28 maggio è uscito al cinema il film La settima Onda, cosa puoi dirci al riguardo?

L’ho girato 5 anni fa, anche se è uscito da poco al cinema. La sceneggiatura è di Massimo Bonetti, bellissima. Tutto è nato da una vicenda reale: l’incontro tra Massimo e Tanino, proprietario di un ristorante a Gaeta, nonché pescatore. Praticamente quest’uomo sapeva tutto del cinema italiano. Al che Massimo gli chiese come faceva ad avere una simile conoscenza? E’ stato così che Tanino gli ha confessato che avrebbe voluto fare l’attore, ma che non ha mai potuto proprio perché nato a Gaeta, lontano dalla possibilità di incontrare il mondo del cinema. Su questo scambio di battute Massimo Bonetti ha creato un film. Anche questa è una storia di speranza. Io interpreto Tanino (tra l’altro c’è una somiglianza abbastanza evidente). Il film è ambientato in un non-luogo, una località di mare generica del sud italia. Il pescatore da me interpretato incontra un regista (Alessandro Haber) ( immaginiamo un Fellini degli anni d’oro), che per un pesante lutto, si è ritirato però in disparte, in un paese di mare, smettendo di fare cinema. Tra i due si forma un rapporto padre figlio sempre più stretto. Al contempo viene raccontata la storia di Tanino e di sua moglie (Valeria Solarino) che cercano in tutti i modi di vivere nella legalità, pur stentando nel farlo e che proprio per questo vengono messi davanti ad un bivio fondamentale, se cedere o meno al mondo della criminalità. E’ una storia molto bella. Un film indipendente, piccolo e d’autore. Costato pochissimo, sui 100 mila euro, ma un progetto davvero emozionante.

I prossimi impegni?

Sto girando un film tratto da un romanzo di Pino CorriasDormiremo da vecchi”. L’unica cosa che posso dire è che uscirà l’anno prossimo.