Intervista a Francesco Foti: le mille sfumature di un attore poliedrico

Francesco Foti, catanese d’origine , è attore, autore, amante della musica ed anche cabarettista.

Il grande pubblico l’ha conosciuto grazie ai ruoli ricoperti in molte fiction italiane – da ultimo il magistrato Carlo Mazza in “Il cacciatore” – e per la partecipazioni in film quali Baaria di “Giuseppe Tornatore e “Alla luce del sole” di Roberto Faenza.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo durante il Catania Film Fest 2019, tenutosi dal 3 al 6 Aprile a Catania al Cineteatro Odeon di Catania, in cui Francesco Foti è stato ospite speciale, ricevendo il premio miglior attore per il corto “Candeline”, in concorso in questa ottava edizione del festival.

Parliamo di “Candeline” in concorso al Catania Film Fest 2019 per il quale hai ricevuto il premio speciale. Cosa puoi dirci di questo cortometraggio e del ruolo da te interpretato?

È un cortometraggio di cui in realtà non voglio raccontare molto perché la particolarità di questo corto, scritto da Alessandro Logli, è che si svolge pian piano, senza spiegoni, come si dice in gergo. Dal mio punto di vista di attore protagonista, quello che mi ha insegnato è di non prendere di petto le situazioni; di non scaricare su altri i propri problemi o le proprie frustrazioni e che si può legare con tutti. Non dico altro perché, se lo vedrete, poi mi direte…(sorride).

Catania, la tua terra d’origine. Che legame hai con questa città?

Il legame è fortissimo anche perché fino all’età di venticinque anni sono stato qua, quindi ci sono cresciuto. Poi a venticinque anni ho deciso di fare di questo lavoro un mestiere vero, di provarci almeno. Ho cominciato da zero. Sono andato a Milano, ho studiato all’Accademia “Paolo Grassi” e da allora ho girato tantissimo – Milano, Roma, Genova – ma non ho mai dimenticato Catania in cui negli ultimi due anni sono tornato ad abitare. Ho reinvertito la base. Per me Catania resta ed è casa.

Hai recitato in numerose serie tv italiane come ad esempio “Il Capo dei Capi”. Com’è stato interpretare Stefano Bontade?

Il ruolo di Stefano Bontade mi è incredibilmente rimasto addosso, soprattutto per gli altri. Io mi dimentico tutto appena termino. Molta gente si ricorda le battute a memoria de “Il Capo dei Capi” e ancora oggi mi continuano a chiamare: “Bontade, picciotto di claasse!”.

Tra l’altro non era il protagonista, ma è piaciuto molto. Ho ricevuto i complimenti dei palermitani. Insomma, un palermitano che si complimenta con un catanese che fa il palermitano: significa che sono stato bravo.

Cosa ci dici, invece, delle esperienze cinematografiche ossia “Alla luce del sole”, “Baarìa” e “Ti sposo ma non troppo”?

Tre esperienze completamente diverse tra loro. Ce ne sarebbero aneddoti da raccontare. “Baarìa” era proprio un mega set. Per fare una scena ci abbiamo messo due giorni. Tempi e mezzi incredibili. “Alla luce del sole” era un piccolo film ed era molto incentrato sulla storia di Don Pino Puglisi. Anche se non si diceva il nome, io interpretavo Graviano che è stato il mandante dell’omicidio. In “Ti sposo ma non troppo”, invece, mi sono divertito moltissimo. Ho fatto un provino a New York, perché mi trovavo lì con un mio spettacolo. E’ stato interessante fare il ruolo del fratello maggiore del protagonista tutto allegro, che poi aveva dei problemi che non trasparivano dalla sua allegria ed una sua profondità.

“Nuiorc Nuiorc” è uno spettacolo teatrale, di cui sei autore e attore, con il quale sei andato in tournè in Italia in America. Di cosa si tratta e com’è nata l’idea?

È nata da un viaggio a New York in cui ho scritto tantissime cose, una specie di diario su tutto. Poi ho cominciato a lavorarci su ed è venuta fuori una storia che mi sembrava interessante. Ho continuato a farlo, anche grazie all’aiuto di tanti amici. Infatti, dico che questo spettacolo ha un padre e tanti zii. Sono molto fiero di averlo fatto. Ho avuto molte soddisfazioni sia nei locali da cinquanta posti sia nei teatri da trecento. Da Catania a New York dove sono stato due volte con una versione bilingue. Ero dubbioso sulla riuscita, invece è andata benissimo. Standing ovation. Pensavo non sarebbe venuto nessuno, invece sala pienissima e tutti entusiasti.

Sei anche cabarettista. Hai iniziato con “I cavalli marci” per poi essere presente con i tuoi sketch anche in “Colorado Cafè”. Secondo te, qual è il segreto per essere un bravo cabarettista?

“Colorado Cafè” l’ho fatto per due anni, prima che andasse in televisione. Con “I cavalli marci”, invece, abbiamo fatto anche delle cose in televisione. È stata una bellissima esperienza. Due anni e mezzo pienissimi. Sembra strano, ma per me il segreto è la verità, ossia, ci devi credere nel personaggio che impersoni.

Rapporto con la musica ed impegni futuri?

Il rapporto con la musica è strettissimo. Mi piace ciò che per me è bello ed ascolto di tutto. Sono stato, tra l’altro, il veejay e mi sono divertito tantissimo. La musica è importantissima anche sul lavoro per me sia per la concentrazione sia per entrare nei mood giusti. Ci sono delle canzoni che mi portano da una parte o dall’altra a seconda del ruolo da interpretare. Impegni futuri? La seconda stagione de “Il Cacciatore” dato che è andata così bene la prima, in cui sarò ancora una volta il mio Carlo Mazza, il magistrato, sarò ancora più protagonista insieme a Francesco Montanari. Tra le altre cose riprendo con il mio monologo, prima a Catania e poi dal 5 aprile a Roma.



Francesco Bellia