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Da Rome Private Guides

Intervista a Federica Soprani: “Esistono solo libri scritti bene e scritti male”

Federica Soprani è l’autrice del romanzo Corella, l’ombra del Borgia, che abbiamo letto e recensito per voi. Un romanzo storico da cui traspare tutta la passione della scrittrice per la materia. Sin dall’inizio dell’intervista sorprende per la sua spigliatezza, che mette a proprio agio, come se si stesse parlando con un’amica di vecchia data. Mette subito al bando le formalità e invita a darle del tu.

Grazie per il tempo che ci stai dedicando! Il romanzo storico è una scelta difficile, che richiede molta documentazione. Come mai il Rinascimento italiano?

Bella domanda. Mi piacciono le epoche che hanno delle contraddizioni. Trovo che il Rinascimento ne abbia tante, soprattutto in Italia, ma anche in tutta Europa: infatti un altro periodo che mi affascina è quello subito successivo, la Francia degli ultimi Valois, le guerre di religione, la Strage di san Bartolomeo. Il Rinascimento italiano è stata una delle epoche in cui l’uomo ha raggiunto il massimo sviluppo mentale, culturale, artistico e spirituale. C’era l’Umanesimo, in cui l’uomo era al centro di ogni cosa, e il recupero dell’arte. Però al tempo stesso succedevano delle cose terribili, la vita umana non valeva nulla. Al di là delle guerre e ciò che succedeva nei campi di battaglia, tu uscivi per strada e ti uccidevano per niente. Mi affascinava molto questa contraddizione. In particolare, il personaggio di cui ho scelto di parlare, Michele Corella, per me è l’emblema della contraddizione insita in questa epoca; un uomo di arte e cultura che ha scelto di lasciare tutto per diventare un assassino. Infatti, uno dei primi libri che mi ha spinta a scrivere il mio è stata O cesare o nulla di Montalbán, in cui Michele parla di sé come di un sicario umanista. Poi mi piacciono anche altri periodi, ho scritto cose ambientate nella Londra vittoriana, sempre per la stessa ragione: da una parte Londra come centro del mondo, cuore del grande impero dell’epoca, la ricchezza, la rivoluzione industriale; la Regina Vittoria portava avanti un ideale di moralità esasperata. In realtà c’era una situazione di degrado morale pazzesca. Bastava grattare appena appena via la doratura e sotto era tutto marcio.

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Andando a leggere la storia ufficiale, si capisce che fra pettegolezzi e documenti storici hai mantenuto un grande equilibrio. Come ti sei documentata?

Quando si parla di personaggi così lontani nel tempo è inevitabile subire l’influenza di qualcuno che ne ha scritto prima di te. Come dico sempre, la storia viene scritta dai vincitori: molte figure perdono la loro neutralità quando qualcuno comincia a parlare di loro. Nel caso dei Borgia, di loro si è cominciato a parlare male quando erano vivi! La loro leggenda nera è stata tramandata nei secoli, passando alla storia come una famiglia disgraziata. In realtà non hanno fatto peggio di una qualunque famiglia della stessa epoca. Però col fatto che erano stranieri, molto ricchi e influenti, davano fastidio a molte persone. Ho cercato di leggere più cose possibili su di loro, romanzi, saggi scritti da persone che li hanno studiati e, ove possibile, ho cercato di reperire la fonte originale. Ho avuto la fortuna, mentre stavo scrivendo, di andare a una grande mostra dedicata ai Borgia a Roma; sono stati esposti documenti che prima non si potevano visionare. Ho preso tutto questo e ho scritto un romanzo storico in cui ho cercato, a mio modo, di raccontare una storia di persone. Chiaro che, nel caso di Michele, ho potuto osare di più; di lui si sa molto poco, più o meno quando è nato, quando è morto e come, ma non per mano di chi. In certi casi viene descritto come molto più vecchio di Cesare, in altri casi come suo coetaneo… alla fine ne ho fatto una libera interpretazione. Una cosa che mi ha affascinato molto (ma Corella era già uscito) è stata l’interpretazione di Michele che ha dato Milo Manara! Lui e Jodorowsky hanno prodotto tre volumi sulla storia dei Borgia… ovviamente in chiave di Milo Manara, dando una prevalenza a scene di sesso. Un’opera bellissima. Michele Corella rimane sempre uguale. Si assiste alla crescita di Cesare, dei suoi fratelli, di sua sorella, ma Michele è sempre lo stesso, dal primo all’ultimo volume. Credo sia stata una scelta dello sceneggiatore e del disegnatore, un po’ come un filo conduttore che si limita ad assistere all’evoluzione della famiglia.

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Riconnettiamoci ai pettegolezzi sui Borgia: hai dipinto Lucrezia Borgia in modo diverso rispetto a quanto narrato dalle dicerie. Per quale ragione non viene mai menzionata la questione dei veleni?

Tutto quello che è stato scritto di Lucrezia, come una femme fatale, una virago, viene da delle tradizioni successive. Dumas padre ha scritto sui Borgia ciò che il suo pubblico avrebbe voluto leggere. Ne ha fatti dei cattivi, oscuri, peccaminosi. Ma se andiamo a vedere i fatti legati alla vita di Lucrezia scopriamo che lei ha dovuto subire le scelte politiche (e non solo) di suo fratello e di suo padre. Se n’è distaccata appena ha potuto, perché era difficile per una donna all’epoca guadagnarsi un po’ di indipendenza. Lucrezia ha accettato di andare a Ferrara perché sapeva che là avrebbe potuto staccarsi dalla sua famiglia, come ha fatto. Certo a Ferrara aveva un marito un po’ grezzo e una cognata che non l’amava molto, ma almeno si è creata la sua piccola Corte di intellettuali e poeti… e gli ultimi anni della sua vita li ha vissuti lontana dagli altri. Basta leggere un qualunque saggio storico degno di tale nome, o le lettere che lei stessa scriveva: si capisce che era una persona del tutto normale. Suo fratello magari era un po’ meno giustificabile [ride] ma, ripeto, non ha fatto cose peggiori rispetto ad altri personaggi della sua epoca.

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Da Ferrara Nascosta

 

Ha descritto i luoghi di Roma in modo molto evocativo, li ha visitati personalmente?

Sì, dove ho potuto sono andata. Amo visitare posti dove hanno vissuto i personaggi che mi piacciono. Chiaramente parlando di un’epoca così lontana, molti dei posti e delle cose descritte non sono più come allora, e bisogna lavorare di immaginazione! Però devo dire che tuttora, quando mi capita di andare a Roma, vado sempre a vedere la scalinata dei Borgia e provo una certa emozione a essere lì. Ho la capacità di autosuggestionarmi molto e gioco su questa cosa. Dicono che sono brava a creare mondi e ambientazioni, quindi faccio fatica a dire dove finisce la documentazione architettonica e dove inizia la mia immaginazione.

Un’immaginazione molto visiva, che aiuterà con le descrizioni!

Sì, questo deriva un po’ anche dal fatto che ho fatto il master nei giochi di ruolo, e ovviamente cercavo di creare ambientazioni il più possibile coinvolgenti per i giocatori. Perché volevo vederli piangere alla fine, quindi era necessario che vedessero le cose che creavo per loro, così quando avrei ucciso i loro personaggi loro avrebbero sofferto molto di più.

da Pro Loco Roma

Le indiscrezioni dicono che Corella è nato da un gioco di ruolo, è vero?

Sono una grande sostenitrice del potere educativo e culturale dei giochi di ruolo! Il mio interesse per i Borgia stesso è nato da lì. Parliamo del 2000, 2001. Frequentavo un gioco di ruolo online fatto come una chat: entravamo in un castello e i personaggi erano vampiri. Era una cosa programmata da una mia amica. Il ciambellano annunciava la tua entrata in scena e tu interpretavi il tuo personaggio. Il ciambellano un giorno annuncia l’arrivo di Cesare Borgia. Poco tempo prima era uscito un manga giapponese veramente terribile, La Madonna della Ghirlanda, dove c’era questo Cesare Borgia come cattivo. La veridicità storica era pessima, come succede in diversi manga. Ho pensato che qualcuno si fosse ispirato al fumetto… e invece no! Era qualcuno che aveva una base storica notevole, si capiva da come scriveva. Creava un Cesare Borgia del tutto evocativo. Certo, era un vampiro [ride]. Abbiamo iniziato a interagire con lui e nel giro di qualche settimana lui si è portato dietro la sua Corte, fra cui anche Michele Corella. Mi sono avvicinata a questo giocatore, sono diventata la cronachista ufficiale e trascrivevo le loro giocate. Ero affascinata, così ho cominciato a leggere e a documentarmi sui Borgia.

Il gioco di ruolo ha avuto una funzione educativa nel vero senso del termine!

In questo caso sì! Per chi oggi sta su internet, fra TikTok e Instagram, sarà difficile da credere. Ma questo tizio che interpretava Cesare Borgia riusciva, nella chat, a intrattenere trenta persone: non scrivevano niente perché lui era sul “palco” a recitare qualcosa. Era assurdo! Adesso vedo internet come un’esperienza molto più egocentrica. Invece in questo caso, appena il ciambellano annunciava l’arrivo di Cesare Borgia, l’intero castello si spostava nella stanza dove c’era lui. Era una cosa impressionante.

La madonna della Ghirlanda – da La vita a modo mio

 

Questo dipinto di Cesare Borgia come di una personalità magnetica ha avuto impatto nel romanzo?

Direi di sì! Inevitabilmente il mio Cesare è un personaggio egocentrico, accentratore dell’attenzione. E credo anche abbastanza affascinante a suo modo. Al di là del personaggio storico, che doveva avere carisma per fare quello che ha fatto, mi è rimasto l’imprinting del Cesare del gioco di ruolo. Conservo un bellissimo ricordo di queste notti passate a chattare con lui. Anche Victorian Solstice, la mia serie poliziesca ambientata nella Londra vittoriana, è nato da un gioco di ruolo online che ho creato nel 2009 con la mia ora ex co-autrice. Sento molto la mancanza della dimensione ludica. Adesso c’è una tendenza a volere tutto subito, gli scambi sono immediati. Invece al tempo, quando si giocava di ruolo in chat, o tramite mailing list, o nei forum, c’era il gusto per curare quello che stavi facendo e l’attesa di sapere cos’avrebbero risposto l’altra persona. Ricordo i post lunghissimi… adesso è tutto frammentato. Anche nei libri tendo a curare molto l’ambientazione, i dialoghi li faccio in modo il più possibile realistico e spesso uso parole difficili. Vengo criticata per questo, mi sento dire “ho dovuto controllare il dizionario tre volte leggendo il tuo libro”. Per me è un valore aggiunto, ma non tutti la pensano così. O ancora, e questo mi ha stroncata: “bello, ma avrei preferito sapere prima come sarebbe andato a finire. Dovresti mettere magari all’inizio #muore un personaggio #lietofine… “

I trigger warning!

Sì! Per me è allucinante, ma allora non leggere nemmeno! Io come lettrice ho sempre amato di essere sorpresa da un libro. Il mio problema, infatti, è che faccio fatica a trovare libri che mi piacciono: se già nella quarta di copertina mi dici cosa leggerò… invece è sempre più richiesto.

 

Ti definiresti una scrittrice pantser o plotter?

Assolutamente pantser, per gli stessi motivi per cui quando leggo non voglio sapere che succederà. Molto spesso scrivo e non ho la minima idea di cosa accadrà nel capitolo dopo, arrivederci alla fine del libro! Amo scrivere racconti per questo motivo: quello che esce esce. Quando devi scrivere un romanzo o una serie di libri, devi avere un minimo di idea di quello che dovrà succedere, non dico alla fine, ma almeno nel prossimo libro. Ma sapere tutto? Mi passa l’entusiasmo. Certo avere un’idea può essere utile per non bloccarsi. Per esempio, io ammiro moltissimo la saga di Harry Potter. La Rowling ha avuto la capacità di creare una struttura narrativa che cresce insieme ai protagonisti: è un talento eccezionale. Ma se leggi l’ultimo libro… fila tutto alla perfezione! Non so se lei sin dal primo libro sapesse già che alcune cose le avrebbe utilizzate nell’ultimo, per me queste cose sono miracolose. Non so come fanno gli autori che hanno la scaletta e sanno già tutto ciò di cui scriveranno.

La tua routine scrittoria?

Pessima. Assolutamente casuale. Lavoro dal 2017 come libera professionista, e prima ho lavorato per sedici anni in un ufficio, otto ore al giorno. Paradossalmente scrivevo molto più allora rispetto a quanto scrivo adesso, perché al tempo usavo ogni ritaglio di tempo per scrivere. Da quando sono a casa e mi autogestisco faccio molta più fatica, ho sempre paura di non lavorare abbastanza: sono il capo di me stessa ed è spaventoso. Ora seguo la mia ispirazione, se ho voglia di scrivere qualcosa, e so che sarà qualcosa di buono, metto da parte tutto ciò che sto facendo al momento e scrivo. È più facile per me avere delle scadenze, se vengo lasciata a me stessa è un dramma.

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Corella è un romanzo storico, e scrivi dei fantasy… come ti senti al riguardo di queste “etichette”?

Mi stanno strettissime. Per me esistono solo libri scritti bene e scritti male. Trovo le etichette presuntuose, personalmente penso che ci siano libri fantasy scritti molto meglio dei vari libri di letteratura “alta”. Per me si può scrivere un buon libro a prescindere dall’ambientazione. Un libro deve essere apprezzato secondo altri criteri. Una persona mi ha fatto una recensione su Instagram per il Cammino del Sapiente (il primo libro della serie fantasy) e ha tirato in ballo Narciso e Boccadoro, Siddhartha… io ho detto ah sì? [perplessa], ma mi fa piacere! Sono libri che ho letto quando ero giovane, evidentemente il supporto culturale è rimasto, qualcosa emerge. Anche se io non avevo la minima intenzione di fare riferimento, questa persona leggendo ha collegato.

 

Ultima domanda: gli scrittori alla fine sono anche lettori! Cosa stai leggendo ultimamente?

Adesso è difficile trovare tempo per leggere, ma ultimamente ho letto un sacco di saggi storici. Mi sono avvicinata a un’associazione culturale che, a causa del Covid, non può più organizzare serate danzanti e concerti. Creano invece degli incontri culturali, e io partecipo come relatrice insieme ad altre persone. L’anno scorso abbiamo fatto una serie di incontri su argomenti storici, in cui ho parlato dei Borgia e della Londra vittoriana. Quest’anno hanno voluto ripetere la cosa e il tema è “crimini famosi”. Io, preparata sulla storia, ho proposto i principi rinchiusi nella torre – i famosi nipoti di Riccardo III, la morte di Giovanni Borgia e Jack lo Squartatore. Ma su Riccardo III non ero abbastanza preparata, se non per sentito dire! Quindi ho passato gli ultimi mesi a leggere libri sulla Guerra delle Due Rose, su Riccardo III e su Jack lo Squartatore. Inoltre, sto leggendo cose scritte da persone che conosco.

È stato uno scambio molto interessante e divertente, ringraziamo Federica Soprani per la sua spigliatezza!



Giulia Taccori