Intervista a Cimini: “Il tour è l’unico posto giusto in cui voglio stare”

Sandy Sciuto

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Federico Cimini, in arte solo Cimini, è l’autore de “La legge di Murphy”, brano sul #maiunagioia quotidiano delle vite di tutti, che ha anticipato il suo nuovo progetto discografico “Ancora meglio”, uscito a marzo 2018.

Cimini è una penna sopraffine, molto attento a cosa vive e al mondo che lo circonda. Racconta la sua generazione e la società di oggi con disincanto. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e ci ha raccontato dell’album e del piacere di stare in tour.

Dopo qualche anno di pausa, il 9 marzo è uscito il tuo nuovo album “Ancora Meglio”. Quanto è cambiato Cimini in questo periodo?

Non so se posso dire di essere cambiato perché non mi è mai dispiaciuta la mia vita, però sicuramente sono cresciuto. Ho scritto alcune cose che mi sono successe in un determinato periodo e che sentivo il bisogno di condividere. Questo non è un lavoro di cambiamento almeno a livello personale. A livello tecnico, invece, c’è stata una crescita data dalla nuova squadra che mi sta intorno con cui ho registrato questo disco: Garrincha dischi, Carota de Lo Stato Sociale, Ippo. È stato un lavoro che a livello musicale, artistico e sonoro ha portato qualcosa di diverso e più rappresentativo di me stesso.

Cosa sarebbe “Ancora Meglio” per Crimini?

Per me ancora meglio sarebbe evitare la competizione, cercare di evitare di essere migliore degli altri ossia evitare di fare ancora meglio. Ho scritto questo disco perché ho notato che è come se ci fosse una sfida data da qualcuno ma nessuno l’ha mai proposta. Per me è ancora meglio smettere di fare ancora meglio.

Non è mistero che “Ancora meglio” sia nato da un periodo negativo e grazie anche al conforto di Dario Brunori. Quanto è difficile per un trentenne di oggi credere nei propri sogni? Quanto ti ha aiutato la musica a superare questo periodo complicato?

È difficile crederci perché diventa una cosa personale. Se tu sei forte e determinato allora nei sogni ci credi. Il problema è che proprio quando i sogni possono diventare concreti, allora possono nascere le illusioni. Io ho sempre fatto musica e, quando la musica è stata un sogno, ho sempre nutrito determinate speranze. Quando ho iniziato a fare dei dischi, mi sono accorto che non sempre queste speranze possono essere sempre soddisfatte. Non conta solo il fatto di scrivere una canzone e poi pubblicarla ma deve essere bella, devi avere una buona squadra per far sì che le canzoni possano arrivare da chi le ha scritte a chi le ascolta. Alcune di queste caratteristiche non le avevo né mi divertivo più. Per questo ho deciso di allontanarmi da quel tipo di musica lì. Il passaggio successivo è stato scrivere delle canzoni e ho iniziato a cercare il confronto con Dario Brunori, Lodo de Lo Stato Sociale e altri.

La cover dell’album è alquanto particolare: il volto di una donna intenta a prendersi cura di sé con una maschera di bellezza e cetrioli sugli occhi. Possiamo dire che è un chiaro riferimento a quanto sia per noi importante apparire piuttosto che essere? Per te quanto contano le apparenze e quanto è difficile riuscire ad imporre la propria personalità in un mondo a volte così superficiale?

La copertina parla del fatto che perdiamo troppo tempo a cercare di apparire migliore degli altri o a migliorarci solo a livello estetico di apparenza. Le apparenze per me non contano tantissimo. Ovviamente, noi siamo persone. Il primo giudizio che una persona si crea di un’altra persona è dettato dall’apparenza: a volte basta un ciao, basta uno sguardo. Se dopo non c’è altro, a me non importa nulla dell’apparenza. Una volta che ho imparato ad etichettare qualcuno, ho bisogno di conoscerlo. È più un bisogno di farsi accettare nel mondo con l’unico motivo di far ascoltare le canzoni. Se il volersi imporre diventa un motivo di  apparenza allora quella è smania di popolarità, altrimenti se vuoi farti accettare per far ascoltare il messaggio che vuoi dare allora è voglia di condivisione e la popolarità viene di sicuro dopo.

Molte sono le collaborazioni in “Ancora Meglio”, tra cui Lodo de Lo Stato Sociale e Calcutta. Come sono nate? Ci racconteresti qualche dietro le quinte?

Non sono vere e proprie collaborazioni. Anche questo fa parte di un periodo di confronto. Vivendo a Bologna, ho avuto modo di avere come amici persone come Lodo, come Calcutta perché viviamo qui e ci vediamo spesso. Nel momento in cui ho scritto queste canzoni, i primi provini che ho registrato li ho fatti ascoltare a Lodo – che è anche mio vicino di casa –  e lui subito ha girato il materiale agli altri ragazzi Garrincha. Da lì si è creato un interesse artistico che prima non c’era. La produzione è stata affidata a Carota de Lo Stato Sociale e a Ippo che è diventato nel frattempo il mio manager. Quando avevamo finito di registrare questo disco – intorno a maggio 2017 – abbiamo fatto i primi ascolti e ci siamo resi conto che le voci non ci piacevano. Tra i vari ascoltatori c’era anche Calcutta che mi ha dato una mano per sistemare le voci, studiando e modificando alcune interpretazioni.

Proprio Lo Stato Sociale compare nel video de “La legge di Murphy”, il singolo che ha anticipato l’uscita del tuo disco, in cui racconti la sensazione di trovarsi sempre nel posto sbagliato e dalla consapevolezza che “se qualcosa può andare storto, lo farà”. Possiamo dire che si tratta di un ritratto perfetto della generazione di oggi?

Sì! Questa è la generazione del mai una gioia ed è per questo che questo pezzo funziona tanto perché va a prendere una fascia di ragazzi che ogni giorno passa la vita circondata da sfighe. Io l’ho scritto pensando ai fatti miei, però mi sono detto che forse le sfighe non le vivo solo io ma anche gli altri. Quando ho capito questa cosa ho scritto il verso: “Sono tutti migliori di me, sono tutti migliori di te”. Mi fa piacere che sia una cosa condivisa e non un caso isolato. La legge di Murphy è un’accettazione consapevole del fatto che nella vita ci sono anche momenti che non vanno. Accettarlo è già superarlo. C’è anche una dose di vigliaccheria perché quando ho capito che qualcosa non andava non ho incolpato me, ma la legge di Murphy.

Tra tanti posti sbagliati, quali saranno i posti giusti per vederti dal vivo, magari in una futura tournée?

Il mio tour è iniziato il 9 marzo 2018 da Bologna ed è bellissimo. Di sicuro quando sono in tour sono sicuro che tutti i posti sono giusti. Mi sto divertendo tanto. Il tour è quel momento in cui diventa reale ciò che hai creato. Mi capita più volte al giorno di scrivermi con i fan, ragazzi che mi scrivono perché gli è piaciuta una canzone, mandano foto però per me sono persone che non esistono. Nei tour ho la possibilità di conoscerli chiedendo con chi mi sono sentito sui social e alla fine del concerto ci abbracciamo, parliamo, ci facciamo una foto insieme. Quindi per me un concerto è un posto giusto, almeno a me aiuta tanto.