Intervista a Carolyn Mignini: “Essere chiamata attrice è incredibile”

Carolyn Mignini è un’attrice statunitense di origini italiane. Nata a Baltimora, è ricordata soprattutto per le sue apparizioni teatrali, ma non disdegna comunque il cinema e la televisione. Recenti sono, infatti, le sue apparizioni in serie televisive di fama mondiale come “House of Cards” e “Escape at Dannemora”. Noi di Social Up siamo riusciti a farle qualche domanda, in quella che è a tutti gli effetti la sua prima intervista italiana.

Com’è iniziata la sua carriera da attrice?

La mia prima audizione è stata quella per “Il violinista sul tetto” a Broadway. Avevo i brividi all’idea di far parte dello show. Bette Midler e Adrienne Barbeau erano entrambi nel cast e ci siamo trovati benissimo. Nel corso della mia carriera ho recitato in altri spettacoli, ma questo sarà sempre molto speciale per me.

Com’è stato il suo rapporto con il personaggio di Assunta nello spettacolo “La rosa tatuata” di Tennessee Williams? Come si è preparata per il ruolo?

Assunta è un’immigrata siciliana che vive sulla costa del Golfo negli anni ’50. Questo ruolo mi è caro perché è forte e ironicamente umoristico, proprio come mia nonna abruzzese, che amavo moltissimo. Per prepararmi ho fatto lavori dialettali, ho guardato film della Sicilia e ho letto molto sulle loro tradizioni, cultura ed esperienza negli Stati Uniti in quel momento. Posso dire che erano donne e uomini coraggiosi e vitali.

Ha mai interpretato un personaggio che non le piaceva? Come ci si deve comportare quando ciò avviene?

Ottima domanda! Ho interpretato personaggi che ALTRI non hanno gradito, ma mai uno che non fossi in grado di capire e apprezzare. È affascinante scoprire cosa motiva le persone “non simpatiche” o antisociali. In “Escape at Dannemora” ho interpretato un boss arrogante e scaltro (Ilene Mulvaney, ndr) che ha reso infelice la vita del personaggio di Patricia Arquette. Mi sono divertita molto.

Carolyn Mignini. Da www.carolynmignini.com

Quanto è importante il ruolo del regista per una migliore performance attoriale? Com’è stato lavorare con il regista Trip Cullman per “La rosa tatuata”?

Un buon regista è tutto. Noi attori siamo fragili nel nostro stato creativo. È un vero atto di bilanciamento per il regista quello di consentire il nostro processo (creativo) mantenendo la visione generale della produzione. E Trip Cullman in questo è uno dei migliori: talento, umorismo, umanità. La profondità della sua visione di Tennessee Williams e de “La rosa tatuata” mi lascia senza fiato ogni giorno.

Qual è il suo consiglio per tutti i giovani che vogliono sfondare nel mondo della recitazione?

Mai smettere di imparare, divertirsi ed essere curiosi. Vedete tutto quello che potete, là fuori ci sono ottimi lavori ma soprattutto l’ispirazione di cui avete bisogno. Vi posso assicurare che è una cosa fantastica essere chiamati “attori”.



Marco Nuzzo