In viaggio con Social up: alla scoperta di Pisticci

La Lucania è un paesaggio calcareo, e in certi momenti sembra di allunare più che di arrivare“. (Diego Carpitella)

 

Pisticci è mare e monti, spiagge e calanchi: manca solo la Luna di giorno. Ma arriva il tramonto, la notte e tutto diviene più magico. Surreale? No, questo posto esiste davvero, si trova in Basilicata, a pochi passi dalla ridente capitale italiana della cultura ormai eterna: Matera.

 

Se la marina non offre chissà quale attrattiva al di fuori della qualità ambientale della costa, il centro storico, a quasi 400 metri sul livello del mare, rievoca una casbah di case bianche dai tetti rossi in cotto: un panorama tra i panorami, tra “casedde”, archi, sottopassi e viuzze intinte di calce e l’erosione del terreno che ha prodotto quei famosi calanchi che fanno invidia al territorio e ricordano luoghi lontani, orientali, esotici.

Nel VII secolo avanti Cristo qui andava di moda la ceramica, nell’XI dopo Cristo, invece, il territorio divenne un importante feudo.

Tuttavia, nella storia dell’abitato è fondamentale la data del  9 Febbraio 1688. Una frana scosse Pisticci, portando via quasi metà del paese, provocando la morte di 400 anime e spaccando il nucleo antico, ancora oggi comunque ammirabile, anche se per buona parte ricostruito.

Pisticci fu anche terra di briganti: il noto fenomeno connesso alla questione meridionale fu qui precoce, caratterizzandosi per incursioni ed attacchi singoli o vere e proprie azioni organizzate.

Non vi resta altro che raggiungerla questa località, dotata anche di una stazione ferroviaria poco distante. Ma cosa vale la pena visitare a Pisticci?

CASTELLO

Simbolo del rione Terravecchia, risaliva all’età medievale ma è stato parzialmente demolito negli anni ’30 del ‘900.

CHIESA MADRE

Si contrappone ai ruderi del fortilizio e, fondata su preesistenze duecentesche, si presenta nelle linee del ‘500, conservando all’interno alzate, paliotti d’altare intagliati e dorati nel XVI-XVII secolo e tele sei-settecentesche.

SANT’ANTONIO

La chiesa, seicentesca ma assai rimaneggiata, ha tre navate asimmetriche; quella centrale è impreziosita da un ciclo di tele iniziato nel 1747 da Domenico Guarino e terminato nel 1768-69.

RIONE DIRUPO

È il rione più caratteristico, quello delle “casedde”, ma anche della famosa chiesa dell’Immacolata, settecentesca, come il suo soffitto ligneo e l’organo.

A guardarlo dall’alto nel suo insieme pare un paese fiabesco abitato da lillipuziani: saremo noi visitatori a sentirci tanto piccoli di fronte all’ingegno umano architettonico e a tanta immensità della natura che lo circonda.

E saremo accolti come dei veri ospiti dagli abitanti.

Le foto e il video sono di Christian Liguori: buona visione e buon viaggio!



Christian Liguori