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La bozza del piano di gestione dei fondi europei è un altro schiaffo ai giovani italiani

196 miliardi. Questa è la cifra destinata all’Italia dal cosiddetto Recovery Found. In questi giorni il Presidente del Consiglio Conte, i ministri e i partiti politici stanno decidendo come investire gli importi stanziati dall’Unione Europea sotto il nome di NextGenerationEU.

La bozza del piano

L’Unione Europea ha fornito delle linee guida per la gestione dei fondi, ma ogni Stato Membro deve presentare un piano dettagliato di spesa e investimenti. Nello specifico l’UE ha stabilito che il 37% dei fondi vadano in transizione ecologica, mentre il 20 % in trasformazione digitale. Per l’ammontare residuo l’Italia (e ogni paese) deve decidere le modalità di investimento.

Qualche giorno fa è uscita la bozza del piano italiano per l’amministrazione di questi fondi. Subito è emerso quanto fosse esigua la cifra destinata ai giovani: circa 2,8 miliardi, ovvero poco più dell’1% del totale.

Questa proposta ha destato l’indignazione di molti. Risulta infatti ridicolo che l’Italia riceva risorse dall’Unione Europea con un piano chiamato Next Generation e che dedichi una percentuale così irrisoria proprio a questa fascia di popolazione. Per non parlare poi del fatto che saranno proprio i giovani di oggi a dover saldare questo debito entro il 31 dicembre 2058.

I giovani italiani e la crisi Covid-19

I giovani italiani sono una delle categorie più colpite dalla crisi causata dalla pandemia. Alla fine del 2020, la disoccupazione giovanile nel nostro paese è salita al 30%. Preoccupa molto anche il fatto che un giovane su cinque (quindi circa il 20% del totale) non studia né cerca lavoro.

La situazione è a dir poco tragica e risolvibile solo con la realizzazione di politiche attive del lavoro che aiutino questa parte della popolazione a trovare un’occupazione. Ovviamente per fare questo servono fondi. Ecco allora perchè la cifra destinata ai giovani nella bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Governo italiano non è abbastanza.

La petizione Uno non basta

Con il fine di attirare l’attenzione su questo tema e avanzare una nuova proposta, Visionary Days e Le Officine Italia hanno lanciato su Change.org la petizione Uno non basta. In pochi giorni hanno firmato circa 50 000 persone e il numero dei sostenitori è in costante crescita. Con questa campagna si chiede che venga stanziata una percentuale maggiore dei fondi, almeno il 10 % (ovvero circa 20 miliardi), per i giovani e le politiche del lavoro.

In particolar modo sono stati individuati tre filoni di azione concreti che prevedono la gestione di questi 20 miliardi qualora venissero effettivamente stanziati. Si tratterebbe di utilizzarne 8 per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro per esempio con tirocini retribuiti, detrazioni fiscali per assunzioni, bonus per apprendistato e servizio civile; 5 miliardi per orientare e formare 200 000 ragazzi ai nuovi (e richiesti) mestieri e 7 miliardi per reinserire professionalmente 350 000 i giovani che attualmente non studiano né lavorano.

Chiunque lo desideri può firmare la petizione e contribuire così a questa campagna. Per restare aggiornati inoltre è stata creata una pagina Instagram: unononbasta_.

L’obiettivo è quello di portare l’attenzione del Governo su questa importante tematica.  Qualcosa sembra si stia muovendo: per ora sono state consegnate 22 000 firme a tutti i ministeri e alla Presidenza del Consiglio. Inoltre il Premier Conte, in un lungo post su Facebook in occasione dell’Epifania, ha fornito informazioni interessanti a riguardo:

La nuova versione del PNRR punterà con ancora maggior decisione sugli investimenti, soprattutto quelli ad alto impatto sulla crescita, sulla trasformazione dei settori e sulle filiere innovative. Maggiori risorse saranno destinate, in particolare, alla salute, ai giovani, al terzo settore, agli asili nido e alle persone con disabilità.



Eleonora Corso