Il Mostro di Dusseldorf: La macabra storia di Peter Kurten

Ho provato a fare delle ricerche in rete sul mostro di Dusseldorf, ma a quanto pare notizie vere sul suddetto ne esistono ben poche (meno male che io preferisco attingere dai libri, cosa che dovreste fare anche voi). tutto quello che potrete trovare su questo assassini, o quasi, sono le immagini o la storia del film che fu diretto da Fritz Lang nel 1931. Il film si ispira ai delitti commessi da Peter Kürten, nella Germania negli anni venti. Rispetto a Jack lo squartatore, famoso serial killer di Londra nell’epoca Vittoriana, il mostro di Dusseldorf, pur essendo molto più feroce rispetto al “suo collega”, è meno conosciuto dai lettori e dai media; per questo motivo mi sono deciso a raccontarvi la sua storia.

Peter Kurten nasce a Dusseldorf nel 1883; ma per il bambino non fu fin dall’inizio una vita felice; suo padre era un alcolizzato cronico, violento e rissoso, e nella sua famiglia c’erano stati dversi casi di delirium tremens, si idiozia e di paralisi. Peter proveniva da una famiglia poverissima, quinto di tredici figli, i quali erano costretti dato la povertà, a vivere in una sola stanza, compresi mamma e papà. A suo dire, proprio questo sovraffollamento, aumentava sempre l’atmosfera sessuale dello stesso. Il mostro di Dusseldorf, una volta catturato, dichiarò che le sue stesse sorelle erano ninfomani, e che una di esse, tentò più volte di sedurlo sessualmente. Sempre nei suoi racconti deliranti, Peter dichiara che una sera il padre tornò particolarmente ubriaco da una delle sue serate e stuprò la moglie con grabde ferocia, facendo assistere il futuro mostro di Dusseldorf alla scena.

Direi che l’ambiente non fosse dei più felici. Finché il piccolo Peter a 8 anni, decide di andarsene via di casa, per trovare un ambiente consono alle sue possibilità (sic); per un certo periodo va a vivere con un acchialappiacani della città, che ospita Peter in casa sua, ma la scelta non è delle più felici… infatti il “buon uomo” gli insegna subito a torturare gli animali da lui catturati. La sua adolescenza la passa tra i barboni della città, girovagando senza meta ed obiettivi, cominciano però ad avere manie sessuali e persecutrici.

I suoi passatempi preferiti : molestare le bambine max 13enni, fare sesso con animali e sgozzare capre, pratica da lui molto apprezzata fino all’età di sedici anni circa. Un’altra attività da lui molto apprezzata era dare fuoco agli edifici disabitati… finché non fu arrestato per furto a 15 anni. Appena uscito di prigione, conobbe due prostitute con le quali andò a convivere (due anni con la prima e 4 anni con l’altra); entrambe le donne erano masochiste e insegnarono al futuro mostro di Dusseldorf tanti giochetti per far soffrire una persona.

Intanto le sue scorribande nella città continuavano; bruciava ogni tipo di struttura, questa volta abitate da barboni, con la speranza che essi bruciassero insieme alle mura. Finalmente dopo tanto soffrire, nel 1921 si sposò con una donna conosciuta ad Altenburg, anche lei incarcerata con l’accusa di aver sparato al proprio fidanzato. Inizialmente la donna si rifiutò di sposarlo, solo dopo si convinse sotto minaccia di una pistola. Sempre il mostro di Dusseldorf racconta che una sera, durante un tramonto “rosso sangue, fu preso da un irresistibile voglia di uccidere; lo prese proprio come un segno del destino.

Alla fine il numero esatto degli omicidi compiuti da Peter Kurten non fu mai accertato, non potendo comprovare i racconti dello stesso. Secondo quanto afferma lui stesso, il suo primo omicidio avvenne quando era ancora giovanissimo; stava giocando insieme ad altri due coetanei, quando ad un certo punto ne spinse uno dentro al fiume Reno… l’altro si buttò di getto nell’acqua per salvare il bambino… e mostro di Dusseldorf li annegò entrambe spingendoli sotto una zattera; all’epoca aveva solo 9 anni. Tutti pensarono si fosse trattato di un incidente e non fu mai accusato di questo omicidio. Sempre lui racconta che nel 1905, quando fu condannato a 7 anni per furto, proprio nella prigione dove era detenuto, ebbe accesso nell’infermeria della prigione, dove a suo dire, avvelenò diversi detenuti. Dal 1928 al 1930, incendi dolosi, omicidi e tentati omicidi si susseguirono a ritmo vertiginoso; il mostro di Dusseldorf utilizzava qualsiasi arma gli venisse in mente al momento; coltelli, forbici, martelli, qualsiasi arma per infliggere dolore va bene, anche se non disdegnava strangolare le proprie vittime a mani nude. Il 14 maggio viene arrestato dopo aver lasciato andare una donna che aggredì, con la promessa di non rivelare niente a nessuno… ovviamente la donna si recò immediatamente dalla polizia. Finalmente, dopo circa un anno di carcere, il mostro di Dusseldorf fu sotto processo, e solo dopo otto giorni fu dichiarato colpevole “solo” di otto omicidi e condannato alla ghigliottina.



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