Il diritto di essere disconnessi

Le necessità nel mondo dello smart working

Quante volte avete lasciato un messaggio in spunta grigia fino al lunedì? O messo il telefono in modalità aereo per evitare di ricevere chiamate indesiderate di lavoro?

Nell’ultimo decennio abbiamo vissuto in un mondo di iperconnessione, ci ritroviamo infatti ad essere connessi 24 ore su 24. Ma quando si tratta di lavoro, non sempre risulta essere positivo.

Il diritto alla disconnessione

Il diritto alla disconnessione si riferisce al diritto dei dipendenti a disconnettersi dal lavoro senza dover rispondere ad alcuna comunicazione lavorativa al di fuori del normale orario di lavoro. Il mondo social ci permette di essere flessibili e sempre reperibili e spesso diamo il consenso a cose che non dovremmo. Alla fine, quanto è facile mandare un messaggio o rispondere a una email di lavoro anche se non si è più in orario lavorativo? Tantissimo, ma non è corretto.

Negli scorsi due anni di pandemia il 27% dei dipendenti in smart working ha dichiarato di aver lavorato nel tempo libero e di non aver rispettato pause e tempi naturali. In assenza di tempo da dedicare a se stessi, aumenta il rischio di ansia e depressione. Per non parlare del burnout, una sindrome che porta il lavoratore all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche.

Legge sullo smart working

In Italia, la prima legge a parlare del tema della disconnessione è la n. 81/2017, anche chiamata “legge sullo smart working”. L’art.19 dice che l’accordo di smart working deve contenere delle misure che permettano di assicurare la disconnessione del lavoratore dai dispositivi aziendali. Anche se spesso queste misure vengono decise dal datore di lavoro e di conseguenza negate.

Legge 6 maggio 2021 n.21

Il diritto alla disconnessione tale e quale è stato previsto legalmente in Italia solo con la legge 6 maggio 2021 n.21, che converte un decreto legge precedente, e che prevede che il lavoratore abbia il “diritto a disconnettersi dalle strumentazioni tecnologiche e informatiche” per “tutelare i tempi di riposo e la salute” e senza che questo possa “avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”. In pratica, con questa legge il lavoratore è libero, in orario extralavorativo di spegnere il telefono aziendale, di mettere in pausa notifiche, di non visualizzare o rispondere a email, messaggi e chiamate di lavoro.

Questa legge è stata applicata solamente durante il periodo d’emergenza dovuto al Covid. Dobbiamo però renderci conto che è importante tutelare la salute dei lavoratori sia fisica che mentale e stabilire un limite tra vita privata e vita lavorativa. A maggior ragione perché negli ultimi anni lo smart working sta diventando sempre più comune e all’ordine del giorno per molte professioni.

Le conseguenze

Ricordiamoci che questa legge prevede implicitamente anche il diritto a non essere rimproverati per non essersi connessi o di essere premiati per essere rimasti quando non era dovuto. E’ necessario che cambi la cultura legata alla produttività costante, che porta a far sentire in colpa chi non vuole dedicare tutta la sua vita al lavoro e chiede il rispetto della propria vita privata.

Di conseguenza questa iperconnettività porta a una routine totalmente sbagliata e tossica, quella di coloro che dedicano tutta la loro vita al lavoro e di conseguenza più stanno in ufficio (ndr, o in questo caso restano connessi) più son contenti. Questo fa sentire in colpa coloro che non lo fanno. Avendo anche paura così che il merito vada solo a quelli che fanno turni extra.

E voi, cosa ne pensate?



Francesca Billi