Nov. 14, 1938: Helen Hulick appeared in court yesterday wearing pants, which the presiding judge objected too and forbid her from testifying due to her clothes. This photo was published in the Nov. 15, 1938 Los Angeles Times.

Helen Hulick: la donna che finì in carcere per un paio di pantaloni

Tutte quante ormai indossiamo i pantaloni senza farci problemi, ma non è stato sempre così e Helen Hulick, la prima donna a finire in carcere per difendere il diritto di indossarli, ne sa qualcosa. Quindi è grazie anche a lei se oggi possiamo essere un po’ più libere di indossare ciò che vogliamo e soprattutto quando vogliamo.

Helen Hulick (1908-1989) era un’educatrice statunitense che applicava terapie innovative e rivoluzionarie per l’epoca nell’insegnamento ai bambini con problemi di linguaggio e udito. Però nella storia ci è entrata per un altro motivo, uno più sociale e civile: il diritto delle donne di poter indossare i pantaloni. Si è battuta per le sue cause anche dopo essere stata reclusa in carcere e diffamata dal potere maschilista dell’epoca. Un perfetto esempio di donna forte, indipendente e anticonformista.

Era il non così lontano 9 Novembre 1938 e Helen Hulick era stata convocata a testimoniare in tribunale a Los Angeles, a seguito di uno scasso avvenuto proprio nella sua abitazione. Ma lei, invece che presentarsi in gonna come tutte le ragazze del mondo dell’epoca, si presentò davanti alla Corte indossando i pantaloni. Il giudice Arthur S. Guerin, indignato, sospese l’udienza e intimò a Helen di presentarsi con un abbigliamento più femminile la volta successiva. Parole inutili, in quanto Helen Hulick si ripresentò in tribunale con indosso i pantaloni in segno di provocazione. Il giudice cedette all’ira e interruppe ancora una volta l’udienza intimando:

“L’ultima volta che si è presentata a questa corte, vestita come ora, ha attirato l’attenzione dei presenti, dei prigionieri e del tribunale più del procedimento in corso. Le è stato chiesto di tornare con un abito accettabile per una procedura in tribunale. Oggi è tornata indossando dei pantaloni, sfidando apertamente la corte (….). La corte le ordina di tornare domani con un abito adatto. Se insiste a indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare (…). Ma sia pronta a essere punita secondo la legge per oltraggio alla corte”

Helen Hulick

Ma la giovane maestra d’asilo, aveva solo 28 anni, non si fece intimidire e al Los Angeles Times dichiarò:

“Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito, non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi… Tornerò con i pantaloni, e se (il giudice) mi mette in prigione, spero che ciò possa aiutare le donne a liberarle per sempre dagli ‘anti-pantalonisti“

All’udienza successiva, fedele a se stessa e con il sostegno dell’avvocato William Katz, Helen Hulick si ripresentò in pantaloni, giustificandosi di indossarli dall’età di 15 anni e di possedere solamente quelli, a parte un abito da cerimonia che però sarebbe stato fuori luogo e inappropriato. Il giudice allora trovò il modo per farle indossare un abito femminile e la incarcerò. Al tempo le divise delle detenute erano composte da un semplice abito di jeans. Naturalmente l’avvocato ricorse in appello e infatti la Hulik passò solo 5 giorni in carcere. Ma il risvolto fu sorprendente, infatti grazie all’istanza di appello venne decretato il diritto di tutte le donne ad indossare i pantaloni anche in tribunale.

Un perfetto esempio di girl power.



Silvia Menon