Gli zoo umani: sono esistiti realmente

el XXI secolo ci sono ormai molte persone che considerano gli zoo estremamente crudeli. Togliere animali selvaggi dal proprio habitat ed esporli per il divertimento della gente in gabbie e recinti sembra davvero spietato. Quello che forse non tutti sanno è che nel corso della storia non sono stati famosi solo gli zoo di animali, ma anche gli zoo umani.

Gli zoo umani nella storia
Uno dei primi zoo di cui si ha notizia è quello dell’Imperatore Azteco Montezuma, in Messico. Non solo esibiva varie specie di animali, ma anche persone albine, nane o gobbe.  Anche Colombo portò nel Vecchio Continente dei nativi americani per esporli alla Corte Spagnola.
Durante il Rinascimento, invece, i Medici avevano una menagerie (un precursore dello zoo) in Vaticano. Qui esibivano non solo animali esotici, ma anche persone di etnie diverse come Mori, Tartari, Indiani, Turchi e Africani.
Gli zoo umani nell’età moderna

E’ durante gli anni ’70 del 1800 che gli zoo umani cominciarono a diventare molto famosi. Esibizioni umani venivano organizzate in varie città Europee e Americane e riscuotevano un grandissimo successo, spesso attirando centinaia di migliaia di visitatori.

Uno zoo umano era presente anche alla prima Fiera Mondiale tenutasi a Parigi nel 1899. Le persone principalmente messe in mostra in gabbie e recinti erano persone prelevate dal continente Africano o Americano. A volte venivano fatti indossare loro gli indumenti tipici, altre volte venivano lasciati nudi. 

Lo scopo di questi zoo era principalmente quello di mostrare la varietà di esseri umani presenti nel mondo, a volte classificandoli come livelli evolutivi passati. A volte venivano ricostruiti interi villaggi per mostrare alla gente come vivevano gli indigeni di vari Paesi.

Ota Benga

Uno dei personaggi più famosi esposti in uno zoo umano è Ota Benga, un Pigmeo Congolese che veniva tenuto in un recinto con la compagnia di una scimmia.

Ota era scampato al massacro del suo villaggio da parte dei coloni belgi perchè si trovava in una battuta di caccia. Al suo ritorno venne catturato da alcuni schiavisti che in seguito lo vendettero a Samuel Phillips Verner. Verner si trovava in Africa proprio per cercare soggetti da mettere in esposizione negli zoo. L’uomo comprò Ota in cambio di sale e vestiti. Per quanto possa sembrare strano, questo fu la salvezza di Ota che altrimenti sarebbe stato usato come schiavo nelle piantagioni.

Il ragazzo e Verner stabilirono infatti un forte legame e quando Verner viaggiò di nuovo in Africa portò con sé Ota che però, non sentendosi più parte della sua gente, decise di tornare negli Stati Uniti.

Saartjie Baartman

Un’altra protagonista degli zoo umani fu Saartjie Baartman, conosciuta anchecome “Venere Hottentot”.

Saartjie era una donna Khoikhoi dell’Africa Sudoccidentale che presentava la steatopigia. Questa è una condizione di forte lordosi e predisposizione ad accumulare adipe sui glutei, tipica di alcune popolazioni africane. 

Venne catturata e venduta ad un imprenditore londinese quando aveva vent’anni e venne esibita in varie fiere, quasi nuda per mostrare il suo corpo ritenuto allora molto inusuale.

Professor Lutz Heck poses with some of the attractions he brought to the Berlin Zoo, including an elephant and an African family, 1931.
THESE are the haunting pictures of HUMAN ZOOS that were a huge hit in the early 20th century ñ attracting millions of spectators. The shows held across the Western world were designed to emphasize the cultural difference between Europeans and other persons deemed primitive. The shocking pictures from human zoos across the globe show crowds of white faces gawping at black and Asian people in enclosures.
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La fine degli zoo umani

Nella prima metà del ‘900 alcune persone cominciarono ad indignarsi per questi zoo umani e pian piano cominciarono ad essere aboliti.

L’ultimo venne abolito in Belgio nel 1958 ma il primo venne invece abolito da Hitler.



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