Già che ci siamo, tiriamo fuori anche Bello FiGo

Sono giorni di inquietudine, questi. Ci si aggira nei meandri del web, nelle discussioni tra amici, nelle cene domenicali con la famiglia, e due affermazioni cadono inesorabili nei discorsi: “Hai visto quel coglione di Young Signorino?” e “La trap è la morte della musica“. Non si scampa. E se osiamo affermare che no, forse non è Young Signorino che è vergognoso ma siamo noi a non essere in grado di decodificare il liguaggio della scena trap, veniamo tacciati. Brutta storia davvero. Ma vi ricordate di quando era successa la stessa cosa con Bello FiGo?

Era circa un anno fa e Bello FiGo era sulla bocca di tutti per il suo ultimo pezzo “Non pago affitto“. Come adesso con Young Signorino, pure all’epoca la società si era spaccata tra chi lo insultava senza scrupoli e chi lo considerava il genio che aveva trollato tutta Italia. Il polverone, come era prevedibile, si era calmato dopo poche settimane, ma Bello Figo nel frattempo ha continuato con la sua carriera, incurante di tutto, e proprio nell’ultimo mese è uscito il suo primo libro: Swag Negro. Non ce la fa nessuno.

Abbiamo diversi motivi per parlare di nuovo di Bello Figo e di considerarlo in chiave positiva. Nel 2016 eravamo concentrati ad applaudire la sua Dab contro la Mussolini, ma ora possiamo parlare anche di altro. Prima di tutto potremmo affermare, senza troppi ripensamenti, che è stato proprio lui il primo a portare in Italia il genere del trap, che sta vivendo il suo periodo d’oro proprio in questo momento. Dieci anni fa aveva infatti creato il suo canale YouTube con il nome di “Gucci Boy“, in palese riferimento a Gucci Mane, uno dei primi artisti trap statunitensi. Fin dal 2008, come dichiara, lui si ispira alla scena swag e trap statunitense per produrre i suoi pezzi. Il suo obiettivo non è mai stato sfondare o raggiugere il successo, ma fare trap con il linguaggio che più gli piaceva. Le caratteristiche principali del genere sono la voce immersa nell’autotune e la mancanza di rime. Le basi prendono elementi in prestito dal South. Alcuni artisti trap vanno poi volontariamente fuori tempo con la base. Per quanto riguarda le tematiche, il trap si impone di essere molto meno profondo del rap e vuole incentrarsi su temi come la fama e l’immagine, ma anche sulla vita dei quartieri di periferia e sullo spaccio di droga. Bello FiGo nei suoi pezzi usa proprio queste tecniche e, anche se possono non piacere, di fatto hanno portato in Italia un genere che dieci anni fa era ancora troppo aspro per essere accettato. Con il passare degli anni si è sviluppato il Trap italiano per come lo conosciamo, facendo i suoi primi passi nella scena rap con Gue Pequeno e il suo brano “Il ragazzo d’oro

In secondo luogo, Bello FiGo è un grande provocatore nei confronti di tutta quella fetta d’Italia che si nutre di luoghi comuni, di frasi fatte contro i migranti, di politiche populiste. Bello FiGo è la nemesi dell’italiano medio: è immigrato, è irriverente, chiama le donne europee “fighe bianke”, si vanta di vivere sui risparmi degli italiani. Ovviamente lo fa per scherzo, non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegarlo, ma tanti nell’ascoltare le sue canzoni si sono sentiti tirati in causa e lo hanno insultato. Sarà la paura del bianco che si ritrova accerchiato dalle minoranze? Semplice indignazione per la morte della musica? Non possiamo saperlo. Fatto sta che Bello FiGo è diventato un personaggio semplicemento descrivendo la realtà in cui viviamo. Più che insultare lui, dovremmo iniziare a guardare ciò che ci sta intorno, magari potremo iniziare a capirlo un po’ di più.



Monica Valentini