figli del volga
da NyTimes

Figli del Volga – Il grande romanzo russo non è finito

Figli del Volga è l’ultimo romanzo della scrittrice russa Guzel’ Jachina, già autrice del bestseller Zuleika apre gli occhi. In Italia è edito da Salani e tradotto da Claudia Zonghetti.

La trama

Fra il fiume pacifico e limaccioso e la vastità della steppa, la vita scorre pigramente fra i coloni tedeschi del Volga del villaggio di Gnadental. Le stagioni segnano l’avvolgersi del tempo, così come il suono della campana segna la vita di Bach: il maestro di scuola, lo schulmeister, il protagonista del romanzo.

figli del volga
da The Moscow Times

Bach viene chiamato dall’altra parte del Volga a fare da precettore per Klara Grimm, una misteriosa ragazza che gli parla al di là di un paravento. Ha inizio una travagliata storia d’amore che porterà i due a scappare insieme, prima dal padre di lei, poi da Gnadental che li rifiuta.

Da questa unione in eremitaggio (o forse da un’orrida violenza) nascerà Anna. Rimasto solo con la bambina, privato della parola da un brutto trauma, Bach proseguirà la sua vita in comunione con la natura, in comunione con una bambina che probabilmente non è neanche sua, ma che finirà per amare sconfinatamente. Intanto a Gnadental cambia tutto, Stalin sale al potere e la produzione viene collettivizzata.

Lo schulmeister, per assicurarsi la sopravvivenza, finisce a scrivere fiabe di sua invenzione per costruire una nuova cultura collettivista in Russia. In quelle fiabe riversa tutto il suo amore per la moglie, tutte le esperienze della sua vita… e quelle fiabe cominciano ad avverarsi, ad avere impatto sulla sorte di Gnadental: nel bene e nel male.

Il romanzo

da I germanici

Il Volga spartiva il mondo in due.

Così comincia la narrazione, con una descrizione spaziale del mondo in cui si muoverà Bach, che è tutt’uno, e al tempo stesso altro rispetto a Gnadental e la sua gente: i figli del Volga. A volte parte integrante dei fatti di Gnadental e dei suoi cambiamenti politici, a volte osservatore distaccato. A volte del tutto incurante e ignaro, eremita dall’altra parte del Volga, di ciò che sta accadendo in Russia.

Proprio come un figlio che è legato ai propri genitori, pur rifiutandoli a tratti, Bach torna e ritorna a Gnadental e non può ignorare del tutto le proprie radici.

A chiunque sul Volga viene instillato sin da piccolo ‘l’amore per il grande fiume’: ovunque si trovi, nei boschi e nella steppa, il suo organismo è in grado di trovare la strada per il Volga, senza possibilità di errore, persino a occhi chiusi.

Un cordone ombelicale collega i figli del Volga al fiume, e un cordone ombelicale collega Bach a Gnadental.

Del tutto estraneo a queste sensazioni di appartenenza sarà il punto di vista di Stalin. Mai nominato all’interno del romanzo (i capitoli col suo punto di vista useranno il pronome personale “lui”), assistiamo alle riflessioni del governatore sovietico. I suoi dubbi, le sue insicurezze, le sue intolleranze: quando Stalin si reca nei pressi di Gnadental si sorprenderà della bassa statura dei figli del Volga, di come tutto ciò che è costruito sembra in scala ridotta.

Ma è proprio là che, innalzandosi su un aereo, riuscirà a mettere tutto in prospettiva e ad abbracciare con uno sguardo l’immensità della Russia.

L’aereo disegnò un semicerchio sul Volga e si riavviò verso il campo di volo. Lui staccò a fatica lo sguardo dall’acqua e scrutò l’orizzonte. Era uno sguardo diverso, però: i suoi occhi vedevano molto di più di quello che guardavano. E con quei nuovi occhi vide per la prima volta il suo Paese com’era davvero: tutto insieme, tutto intero, nella pienezza dei suoi significati e nella bellezza delle sue sfumature, e con gli occhi del cuore lo ebbe tutto dentro di sé.

I personaggi

figli del volga

Ogni personaggio del romanzo è tratteggiato con delicatezza. I ritratti possono partire all’inizio quasi satirici (il dipinto che Bach fa a Klara degli abitanti di Gnadental) ma poi acquisiscono spessore e umanità. Un’atmosfera fiabesca pervade i figli del Volga: Udo Grimm, il padre di Klara, che sembra un orco ghiottone, la faccia d’angelo sul corpo menomato di Hoffmann, gli enormi seni di CochEmero.

Questa atmosfera fiabesca, giocattolaia, da villaggio fatato di un parco giochi, turba Stalin. I suoi capitoli sono segnati da una certa compostezza, come un tenersi rigorosamente concentrati in sé stessi. Le incursioni nella mente del governatore sovietico sono talmente realistiche da mettere i brividi: spezzano il filo della narrazione, pure creando a loro volta un filo nero che trae a sé tutti gli avvenimenti.

Conclusioni

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da Globo Libri

Il quotidiano francese Le Figaro commenta così Figli del Volga:

Il grande romanzo russo non è finito.

E leggendo l’ultima fatica di Guzel’ Jachina non si può fare a meno di concordare. Il tocco magico che permea la narrazione ci ricorda Olga Tokarczuk. È meraviglioso immergersi in un sentire così delicato, in descrizioni evocative e al tempo stesso concrete, che ti fanno sentire il sapore di ciò che stai leggendo.

Figli del Volga è uno splendido romanzo, un ottimo modo per iniziare a interessarsi alla letteratura russa.



Giulia Taccori