Il genio visionario di Escher al PAN di Napoli

Benito Dell'Aquila

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Napoli continua ad arricchire il calendario culturale del 2018 con una mostra dedicata a Maurits Cornelis Escher al PAN | Palazzo delle Arti Napoli.

In attesa che alcune delle opere più belle dello scultore Canova giungano al MANN, gli appassionati di arte potranno ammirare la grande retrospettiva di Escher dal primo novembre 2018.

La mostra che sarà ospitata al PAN presenterà sia le opere di Escher, il genio visionario che negli ultimi anni ha raggiunto cifre da record di visitatori, sia una sezione dedicata all’influenza che le sue opere e le sue creazioni hanno innescato nelle generazioni successive, dalla pubblicità al cinema, dalla musica ai fumetti. L’intera mostra sarà composta da circa 200 opere da Escher agli artisti contemporanei. Sono, infatti, molti gli artisti che si sono dichiarati suoi discepoli, tra cui l’italiano Lucio Saffaro e numerose sono le locandine del cinema ispirate dal surreale e onirico mondo di Escher come “Quella casa nel bosco” oppure le contaminazioni all’interno stesso delle pellicole, come in Harry Potter dove alle scale del castello, “piace cambiare”.

Escher è noto per aver dato vita a costruzioni impossibili del piano e dello spazio. Le sue incisioni, litografie e mezzetinte esplorano l’infinito e motivi geometrici si connettono per poi mutarsi in forme differenti. Per questo motivo l’olandese è molto amato anche da scienziati, fisici e matematici, che hanno apprezzato l’interpretazione originale che Escher è riuscito a dare a concetti di scienza che paiono paradossali. Appare curioso come a riconoscere il valore delle prime opere dell’artista, non siano stati i critici d’arte, quanto proprio i matematici. Proprio da lì è poi aumentata la sua popolarità tra il pubblico  i critici d’arte che si accorsero della grande innovazione che Escher portava nel rendere dinamici schemi estetici da troppo tempo sedimentati.

Curiosa è anche l’influenza dei paesaggi della costiera amalfitana e del sud Italia che ha smosso la coscienza dell’artista. Escher fu incantato dalla plasticità della luce e dalla fusione di elementi romani, greci e saraceni presenti nelle architetture delle città campane, ritenute così teatrali.

Nelle opere più famose, come in “Relatività“, ritroviamo scale che non hanno inizio o fine, animali in “Reptiles” che si fondono con l’ambiente, mondi strani, impossibili e che nascono da un sogno. I confini e lo spazio, così come la realtà si perdono prendendosi gioco della mente ed a dubitare su ciò che è vero o apparente. “Mani che disegnano” è un loop infinito e circolare, ma con una interpretazione in cui entra in gioco la creazione artistica, dove una mano disegna su un foglio di carta un’altra mano che, a sua volta, sta disegnando la prima mano.