Donazioni GoFundMe e coronavirus: la solidarietà digitale concreta

Il web non è solo fonte di gattini e altre divertentissime perdite di tempo che divorano la nostra attenzione. Come ogni strumento, anche internet non è in sé né buono né cattivo, né utile né inutile. Dipende sempre dall’utilizzo che se ne fa. Per quanto riguarda il coronavirus, le donazioni su GoFundMe sono un esempio di utilizzo di internet – tutto sommato – buono e utile per le comunità.

Di che tipo sono le donazioni su GoFundMe?

La piattaforma, nata nel 2010 e resa famosa in Italia dai Ferragnez per la loro raccolta fondi a favore del San Raffaele di Milano, altro non è che una delle tante piattaforme di crowdfunding più o meno specifiche.

Infatti anche Kickstarter e Indiegogo, più indicati per finanziare progetti tecnologici e startup di vario genere e tipo, fanno parte della stessa famiglia; e anche Patreon, di cui ho già parlato proprio su queste pagine. GoFundMe, a sua volta, è diventato famoso negli USA per essere particolarmente indicato per ospitare raccolte fondi a sostegno di emergenze mediche o cause legali.

Visitando la pagina della piattaforma su Wikipedia in inglese, troviamo una lista delle principali raccolte fondi ospitate sulla piattaforma nel corso della sua storia. Oltre a quella dei Ferragnez, troviamo una raccolta fondi a sostegno della whistleblower statunitense Chelsea Manning – coinvolta nell’affaire WikiLeaks e nel processo Assange –; o a sostegno di persone mutilate dagli attentati alla maratona di Boston 2013 e alle vittime di mass shootings; ma anche una controversa raccolta fondi a sostegno della costruzione del famoso muro di Trump tra Messico e USA, da parte però di privati cittadini (ah, l’America, patria della libertà!).

GoFundMe Ferragnez
Screenshot della raccolta fondi creata dai Ferragnez su GoFundMe

GoFundMe quindi si specializza in cause, se vogliamo, molto “politiche” – e per tutto lo spettro politico, abbiamo visto. Molto rilevante è il fatto che gran parte delle raccolte fondi che hanno reso la piattaforma autorevole negli anni siano di tipo medico e focalizzate sugli USA. Si potrebbe quasi dire che in realtà la piattaforma sia nata principalmente per riempire il gap storico della sanità americana, ovvero quello delle assicurazioni che non coprono le spese mediche o più in generale della mancanza di un sistema sanitario nazionale da welfare state del ventunesimo secolo – in questo senso bisogna ringraziare ogni giorno di essere Italiani, ragazzi.

Come si creano e alimentano le raccolte fondi GoFundMe?

In breve, per raccogliere donazioni su GoFundMe la piattaforma permette agli utenti (privati e non, poi ci arriviamo) di creare la propria campagna con pagina dedicata. Nella fase di creazione della campagna, puoi specificare e raccontare meglio la causa che vuoi sostenere, inserirla nella categoria corrispondente, impostare la cifra target da raggiungere e caricare anche contenuti multimediali.

Raccolta fondi GoFundMe Litizzetto e Vergnano
Raccolta fondi GoFundMe promossa da Luciana Litizzetto e Caffè Vergnano

Una volta creata la campagna, le donazioni su GoFundMe arrivano anche grazie a un sistema di social share molto ben integrato, che invita i creatori a condividere il link alla raccolta fondi via mail e via social fin da subito, per poi invitare ogni utente che dona a fare lo stesso. Qualcosa di simile lo fa anche change.org, ed è la dimensione “virale” che permette a queste piattaforme di raccogliere adesioni tutto sommato davvero notevoli.

Ora parliamo di soldi

I donatori possono quindi donare alla raccolta fondi solo attraverso carte di credito, di debito o prepagate abilitate a transazioni online, e possono contribuire con qualsiasi cifra sia nelle loro possibilità. I donatori possono scegliere l’anonimato come di rendere pubblico il loro nome e l’ammontare della donazione, allegando persino un messaggio che resta visibile a chiunque visiti la pagina della raccolta fondi.

Raccolta fondi GoFundMe azzurri
Raccolta fondi GoFundMe dei Campioni del Mondo 2006

Va da sé che un sistema di validazione social così ben strutturato rende la piattaforma di crowdfunding molto ben funzionante per rendere nota una campagna di donazioni per una – si spera – buona causa.

Tuttavia, sul lato del denaro la piattaforma presenta anche dei limiti.

I limiti delle carte

Uno dei limiti più evidenti è quello del massimale di transazione che alcune carte hanno. Nella stragrande maggioranza dei casi, questo è un problema che per il privato non c’è, dato che comunque le donazioni, per quanto rispettabili qualsiasi sia la loro entità, sono sempre piuttosto modeste. Dopotutto, la forza delle raccolte fondi benefiche è proprio raccogliere piccole donazioni da tante persone più che grandi donazioni da poche persone.

Ma nel momento in cui un ente, magari un’associazione di persone o un’azienda medio-piccola locale, decide di sostenere una causa con una donazione piuttosto importante sulla piattaforma, può benissimo essere che non abbia gli strumenti finanziari corretti e che sia costretto a fare un bonifico ai referenti della campagna, al posto di fare una donazione sulla piattaforma.

Il problema è raro e spesso facilmente risolvibile, ma va tenuto da conto perché questo tipo di donazione solitamente rappresenta cifre molto più alte rispetto a quelle che dona il privato cittadino.

I limiti di prelievo

Veniamo all’altro lato del processo. Le donazioni su GoFundMe vengono raccolte dalla piattaforma e poi erogate ai beneficiari della campagna stessa, o a intermediari che se ne fanno carico. GoFundMe si appoggia a partner di pagamento terzi che devono procedere alla verifica delle credenziali di chi richiede il prelievo, di modo da rendere tutto il più trasparente e garantito possibile.

Se il beneficiario non viene specificato e verificato dalla piattaforma, la raccolta fondi viene bloccata dopo 30 giorni e quanto raccolto viene restituito ai donatori dopo 90 giorni. Questo garantisce che le donazioni su GoFundMe siano il più sicure possibile per chi affida i propri soldi a una causa.

Vedendola dal lato dei creatori di raccolte fondi, però, questa scrupolosità è sicuramente da elogiare, ma è anche una bella rottura di scatole, soprattutto se a creare e gestire la raccolta delle donazioni è una onlus e non un privato cittadino. 

Perché? Perché rallenta di molto il processo, dovendo dare documenti non esattamente sempre a portata di mano. E questo rappresenta un problema per chi deve far fronte a emergenze sotto gli occhi di tutti. 

Sebbene per esperienza personale il servizio di assistenza sia molto disponibile ed efficiente per risolvere ogni problema, non può, per forza di cose, essere troppo veloce. E in situazioni come l’emergenza coronavirus la velocità di raccolta e consegna aiuti ai centri più colpiti rappresenta un fattore sicuramente importante.

Il limite dei costi accessori sulle donazioni

Questo è un limite che ha creato anche qualche grana a GoFundMe ultimamente. 

Prima di tutto e di base, i partner di pagamento di GoFundMe trattengono una parte delle donazioni, il 2,9% del totale sommato al 0,25€ per singola donazione. Questa parte di costi è abbastanza impossibile da eliminare, in un’epoca in cui spesso si pagano ancora le commissioni sui bonifici ordinati attraverso l’internet banking.

La parte più controversa però è quella che ha creato problemi a GoFundMe proprio nel periodo del boom delle raccolte fondi contro il coronavirus. L’Antitrust infatti ha richiamato la piattaforma all’ordine individuando un problema nella fase di donazione. 

In particolare, al momento della donazione GoFundMe permette di lasciare una sorta di mancia per sostenere il proprio funzionamento. Di base, la mancia era impostata sul 10%, per cui donando 10€ e non modificando null’altro nella pagina di donazione si davano 9€ (meno commissioni di cui sopra) alla raccolta fondi in sé e 1€ a GoFundMe.

Solo cliccando su “altro” il donatore poteva scegliere di variare la mancia al 5% o allo 0%. Stando così le cose, l’Antitrust ha ritenuto che la mancia non fosse facoltativa ma in qualche modo forzata, perché nasconde al donatore la possibilità di non lasciarla. 

A quel punto, GoFundMe ha corretto il tiro trasformando la modalità di mancia da una tendina con la selezione di diverse percentuali a un box preimpostato a 0 € e liberamente compilabile con una cifra da destinare alla piattaforma.

Il limite del funzionare troppo bene

Ammetto che questo paragrafo è puramente ironico, ma merita una menzione la querelle Fedez-Codacons, in cui il Codacons ha dato per l’ennesima volta prova di non farcela a dare un senso compiuto alla propria esistenza. Mai avrei pensato di trovarmi d’accordo con Fedez in una disputa ideologica, eppure eccoci qua.

In breve, dopo aver sparato a destra e a manca contro ogni forma di raccolta fondi promossa da “privati” – a volte gli ospedali stessi –, dopo aver presentato un esposto di diffida a GoFundMe e dopo aver, fondamentalmente, scassato i maroni al posto di fare quello che si propone di fare [tutelare i consumatori, ndr], salta fuori che il nostro amico Codacons ha attivato una sua raccolta fondi.

Il problema è che l’ha attivata con messaggi che potrebbero essere tranquillamente tacciati di essere ingannatori. Il banner in questione faceva intendere che la raccolta fondi fosse per sostenere gli aiuti sanitari per l’emergenza coronavirus. Ma si scopre che in realtà è finalizzata a sostenere il Codacons stesso

Semplicemente wow. Per un riassunto più ampio di quanto successo vi rimando qui, ma il nocciolo della questione è: grazie GoFundMe per averci indirettamente regalato anche questo siparietto di inadeguatezza all’italiana D.O.C..

Le donazioni su GoFundMe

Nonostante tutto e comunque, riguardando a questo periodo, da italiani ci ricorderemo la grande macchina di solidarietà digitale che si è attivata. E tra tutte le particolari iniziative sicuramente ci ricorderemo delle raccolte fondi su GoFundMe. 

Realtà più o meno conosciute hanno attivato a macchia d’olio meccanismi di raccolta ospitati proprio su questa piattaforma, portando follower o semplici comunità a stringersi in un aiuto concreto a un sistema sanitario nazionale che ci ha commosso per la sua risposta umana e patriottica. 

A molti non è piaciuto il paragone con la guerra. A me personalmente è parso calzante. Un’esperienza collettiva così, che ha risvegliato bene o male il patriottismo sano e non berciante di tanti leader politici del prima, lascia i segni sull’intera generazione del dopo. E questa guerra è stata combattuta in prima linea da tanti che hanno perso la vita, come soldati al fronte.

Se abbiamo potuto mandare aiuti al fronte, lo dobbiamo anche a internet. Nello specifico, anche a GoFundMe e a chi si è incaricato di attivare campagne di raccolta fondi.



Thomas Siface