Dieta Lemme: cosa c’è dietro

La chiamano tutti la “dieta dei VIP” perché sono prevalentemente personaggi famosi gli adepti del farmacista Alberico Lemme, eccentrico personaggio e fondatore della cosiddetta “Accademia della Filosofia Alimentare“. Nessuno sapeva esattamente chi fosse fino a quando uno dei suoi più fedeli estimatori, il noto imprenditore Briatore, non ha lodato in pubblico il modo in cui la costosa dieta Lemme sarebbe riuscita a fargli perdere ben 17 kg in poco tempo (e anche un bel po’ di rughe…a giudicare dalle foto). Il dimagrimento rapido è qualcosa che fa gola, fa immaginare la dieta come rapida e ben poco impegnativa, soprattutto quando il piano nutrizionale prevede quantitativi spropositati e mal assortiti di cibo.

Vediamo insieme, per quanto possibile, in cosa consiste questa filosofia alimentare e cosa accade al nostro corpo nel momento in cui si decide di metterla in pratica, attirati dalla prospettiva di 10kg in meno sulla bilancia in un mese o poco più.

il farmacista Alberico Lemme

Lemme afferma di aver scardinato le conoscenze scaturite da ben 100 anni di studio della nutrizione affrontando l’alimentazione non da un punto di vista medico o biologico, bensì biochimico. Semplificando, dunque, l’assunzione degli alimenti a mera chimica, susseguirsi di reazioni ben definite, come se il corpo umano non fosse la macchina complessa che è in realtà, ma un più semplice bioreattore.
Concependo il cibo da un punto di vista strettamente chimico, Lemme abolisce completamente il concetto di caloria sostenendo che essa sia del tutto estranea alla dieta in quanto “applicazione della termodinamica” (tant’è vero che, se volessimo conteggiarle, in alcuni casi la dieta Lemme raggiunge le 6000 kcal al giorno).

Tra gli altri assunti del metodo, da definire quantomeno “originali”, l’affermazione che l’attività fisica non fa dimagrire e che alimenti come pomodori, latte ed insalate fanno aumentare il colesterolo. Viene da chiedersi cosa dovrebbe far diminuire il colesterolo se non frutta e verdura. Lemme ha una risposta anche a questo: olio, burro e grasso. Proprio quando la dieta mediterranea viene proposta quale patrimonio dell’umanità, qualcuno sostiene che frutta e verdura siano in grado di farci ingrassare in malo modo. La letteratura scientifica nell’ambito della nutrizione, tuttavia, riporta un gran numero di dati provati sperimentalmente che dimostrano come gli ortaggi ed i vegetali in genere abbiano un ruolo importante ed esattamente opposto a quello sostenuto da Lemme.

L’opinione della scienza sull’argomento è tutt’altro che positiva. Numerosi luminari nel campo della nutrizione hanno argomentato le proprie critiche nvitando il farmacista a pubblicare i dati relativi alla dieta Lemme su una rivista scientifica affinché la comunità possa valutarne la validità ed accettarla ufficialmente.
Fino ad ora l’invito non è stato accolto e, al contrario, le uniche informazioni a riguardo sono disponibili all’interno del libro scritto da Alberico Lemme dal titolo poco edificante di L’uomo che sussurrava ai ciccioni.
Ciccioni, così Lemme chiama le persone in grave sovrappeso, quando non obese, che si rivolgono a lui nella speranza di dimagrire, ignorando completamente la componente psicologica della problematica dei suoi adepti, a cui prescrive una dieta senza esami clinici o bioimpedenziometrici iniziali. Si pone in una posizione di superiorità nei confronti di quelli che chiama “cadetti” della sua Accademia, non disdegnando insulti ed atteggiamenti di ingiustificata prevaricazione. Ben più grave l’affermazione secondo cui la sua dieta potrebbe rappresentare una valida terapia contro i tumori, affermazione che scade nella pseudoscienza ed è implicitamente pericolosa.

Eppure funziona, come Alberico promette, in poco tempo le persone che decidono di seguire il suo sregolato regime alimentare perdono peso notevolmente. Tuttavia, non lo fanno nel modo corretto.
Una dieta bilanciata,infatti, dovrebbe consentire di perdere non più di 4 kg al mese, eliminando la massa grassa e mantenendo intatta la massa magra. Perdere 10 kg in un mese ha come conseguenza la perdita del tessuto adiposo, ma anche di muscoli e tessuti nobili, cosa che rappresenta un danno irreparabile per l’organismo.
Il consumo di carboidrati, frutta e verdura, poi, è fondamentale per il mantenimento della flora batterica intestinale che, oltre a garantire la nostra capacità di digestione e l’apporto di nutrienti fondamentali che non siamo in grado di assimilare autonomamente, ci protegge da numerose infezioni da parte di organismi patogeni.
Frutta e verdura sono fondamentali, inoltre, per l’apporto di sali minerali, fondamentali per il bilancio elettrolitico del nostro corpo che è alla base del funzionamento di muscoli, cuore e sistema nervoso.

Non c’è da meravigliarsi, dunque, che la teoria di Lemme non solo non abbia funzionato con tutti, ma abbia anche dei detrattori tra coloro che l’hanno provata. Tra questi Manuela Arcuri, che afferma di aver ripreso tutti i chili persi, Brignano, Platinette ed un noto giornalista che sostiene di aver contratto la gotta in seguito al regime alimentare iperproteico previsto dalla dieta Lemme. Una testimone comparsa nella trasmissione domenicale “Domenica 5” ha addirittura affermato di aver subito un grave scompenso elettrolitico che l’ha costretta ad interrompere la dieta per non incorrere nel rischio di sofferenza cardiaca. Queste testimonianze sembrano avere un riscontro tanto che il dott. Pietro Antonio Migliaccio, docente in Scienza dell’Alimentazione all’Università La Sapienza di Roma, racconta di aver avuto in cura alcuni pazienti che, in precedenza, si erano sottoposti al regime alimentare proposto da Lemme ricavandone dei danni a livello metabolico. Non c’è da meravigliarsene: l’elevato quantitativo di proteine assunte, in particolare nella prima fase della dieta, rischia di sovraccaricare reni e fegato.

La dieta Lemme è già tristemente famosa. Noi di Social Up sentiamo di consigliare di non intraprendere regimi alimentari particolari senza il consulto di un medico o di un biologo nutrizionista, uniche figure con le competenze necessarie ad occuparsi di nutrizione. Questo diventa più vero quando si è affetti da patologie in grado di complicare notevolmente il quadro, casi in cui la supervisione di un medico diventa imprescindibile. Il dott. Lemme, seppur laureato, non è un nutrizionista, men che meno un medico e questo gli impedisce di poter valutare opportunamente condizioni patologiche come l’obesità o disfunzioni ormonali. E’ per lui  impossibile, tra l’altro, prescrivere esami diagnostici che, in alcuni casi, sono fondamentali per assicurarsi che le condizioni complessive del paziente non siano in alcun modo compromesse.

Non giochiamo con le diete, non giochiamo con il cibo. Oggi più che mai, il cibo è una cosa seria.



Silvia D'Amico