Dal 2022 il taglio sulla Tampon Tax, ma “gli assorbenti non sono un lusso e il 10% non ci basta”

L’Imposta sul Valore Aggiunto, comunamente chiamata IVA,  rappresenta un contributo aggiuntivo da applicare in ogni fase della produzione, di scambio di beni e servizi. Al supermercato i prodotti vengono acquistati con un prezzo finale, ma se si va a leggere bene la confezione si può vedere anche la percentuale in più che si è pagata per finanziare l’IVA. Persino i beni di prima necessità, come gli assorbenti per le donne, risentono di tale aumento economico. Da anni ormai partiti e movimenti femministi si sono schierati contro quel 22% in più imposto nel prezzo di un bene così essenziale. Ecco perché la riduzione della cosiddetta Tampon Tax, dal 22 al 10%, proposta dal governo Draghi, rappresenta ad oggi un risultato notevole.

Il taglio dell’Iva sugli assorbenti femminili fa parte del Documento programmatico di bilancio e riguarda una Manovra in vigore dal 2022.

Il documento è stato approvato lo scorso 19 ottobre dal Consiglio dei Ministri. Le materie su cui verte il testo sono per lo più di natura fiscale, di interesse per gli investimenti pubblici e per la sanità. Gli obiettivi primari a cui la nuova manovra di bilancio è rivolta riguardano il rialzo dell’economia- A maggior ragione, in una situazione delicata come quella post-pandemia. A ciò è associato – si legge da fiscoetasse.com – il rafforzamento del tasso di crescita nel medio termine e la riduzione del carico fiscale per famiglie e imprese.

Alla luce di questi scopi, la riduzione dell’iva sugli assorbenti rappresenta un taglio importante di cui si aveva bisogno per diverse ragioni. Da un lato, l’aspetto meramente economico giacché il 22% rappresentava una percentuale davvero alta da pagare per poter accedere ad un simile servizio. Dall’altro, la presa di coscienza da parte del governo che un’iva così elevata non era minimamente conforme ad un bene così fondamentale.

L’assorbente non è un prodotto di cui si può fare a meno, motivo per cui è necessario che tutte possano permetterselo!

In Italia non è ancora possibile usufruire di un prodotto del genere gratuitamente, come, invece, avvenuto in Scozia. Allora, risulta quanto meno giusto che lo Stato sappia garantire per questo un prezzo moderato.

Un intervento,  che arriva dopo la modifica sul codice delle pari opportunità. Dunque, in un momento in cui le donne italiane dopo decenni di rivendicazioni stanno ricevendo risposte importanti.

Le urla e le proteste al riguardo  non sono risultate vane. Anche se, come sempre, la strada è lunga, ma è d’obbligo gioire e parlare di questi piccoli grandi passi.

La riduzione dell’Iva sugli assorbenti pare possa scendere fino al 4%, tuttavia il risultato previsto per l’anno prossimo è comunque un tassello importante da aggiungere alle conquiste sul fronte femminile. Il prezzo italiano è il più alto in Europa, se si pensa che nel Regno Unito, in Francia e in Spagna l’Iva si aggira intorno al 4 e al 6%. In Germania dal 2019 questa è scesa fino al 7% ed in Irlanda non esiste neanche più il valore aggiunto sugli assorbenti.

Tra i Paesi con la percentuale di imposta sul valore aggiunto più elevato, i Paesi del Nord Europa come l’Ungheria e la Danimarca, dove l’Iva arriva fino al 27%. Si ricorda che in Italia ad oggi  è fissata al 22% e che la sua riduzione si aspettava da tanto tempo.

Percentuali del genere spingono a fare delle riflessioni che a quanto pare non possono considerarsi scontate: gli assorbenti non sono un lusso!

La manovra del 2022 porterebbe ad un risparmio notevole per tutte le donne e ragazze che ogni mese non possono fare a meno del prodotto in questione. Uno svantaggio economico che colpisce solo la parte femminile della popolazione essendo per quest’ultima un’esigenza.

L’Italia, adeguandosi ad altri paesi europei, potrebbe finalmente comprendere – e far comprendere – che i beni di cui si sta parlando non sono da considerarsi come prodotti privilegiati. Pensare nel 2021 che gli assorbenti debbano avere l’iva fissata al 22% alla pari di quella del vino è un po’ un paradosso.

Del vino si può fare a meno, con gli assorbenti non funziona affatto così. Bisogna installare, dunque, una nuova presa di coscienza affinché ciò che è naturale e incontrollabile per le donne, come le mestruazioni, smetta di essere un argomento tabù e sia tutelato dallo Stato.

Si parla, a questo proposito, della diffusa povertà mestruale, ma cos’è?

Si riferisce all’impossibilità economica di alcune donne di provvedere al comperare beni necessari come tamponi e assorbenti. Ciò per via anche dell’elevato costo d’accesso. Non considerando questi prodotti d’igiene intima come essenziali per le donne, il rischio è che si sottovaluti la loro rilevanza e si aumenti il prezzo.

La period poverty tocca da vicino molte donne ed è alimentata da una disuguaglianza ed ingiustizia. Una disuguaglianza che non si traduce in una lotta tra “ricchi e poveri”, bensì tra gli stessi prodotti. Infatti, come si legge da Fanpage, l’iva su altri prodotti utilizzabili per le mestruazioni – come coppette mestruali o assorbenti biodegredabili – è minore, si parla di un 5%. Le ragioni di tale differenza sono dovute al maggior rispetto dell’ambiente ambiente garantito da questi prodotti di igiene intima. Tuttavia, il costo iniziale per i beni in questione è di gran lunga maggiore rispetto a quello degli assorbenti tradizionali.

Da qui deriva il frustante sentimento di ingiustizia sociale verso una tematica che non è assolutamente controllabile.

Ed ancora, non è mica lo Stato che orientando la percentuale di iva debba incidere sul tipo di assorbenti da utilizzare. Ognuno ha le proprie preferenze ed esigenze. Le decisioni a riguardo dovrebbero avvenire in virtù di una scelta propria non influenzata da fattori esterni, ancor più se economici.

Da Skytg24 un’importante considerazione della vicenda: “le persone non possono scegliere se usare o meno gli assorbenti, ma lo stato può decidere se e quanto tassarli”. I commenti sotto il post della testata sono molto precisi, c’è chi esprime il proprio punto di vista affermando che l’iva per gli assorbenti dovrebbe scendere fino al 4% in Italia. Dall’altro lato, chi chiarisce: “dovrebbe essere proprio esente”.

Da questa direzione si da libero sfogo, in questa sezione, anche a chi ha pubblicamente manifestato sui propri profili social un totale dissenso nei confronti del piccolo risultato ottenuto.

Il post sopra riportato è di Ranya, su Instagram nota come @tucomeloleggi  e per sua stessa definizione (vedi bio) si definisce una news nerd. Infatti, ai suoi 6000 followers propone riflessioni su argomenti di vita politica ed attualità.

L’argomento della riduzione della tampon tax l’ha particolarmente interessata ed ha, quindi, proposto riflessioni importanti sulla vicenda – sia tramite stories che per post – per dare un quadro più completo della situazione ed anche un suo personale e legittimo punto di vista.

Le sue parole sono necessarie a questo punto. Dopo aver trattato l’argomento non si vuole che il risultato ottenuto passi inosservato, bensì lo scopo è fornire chiarezza dando voce a chi, in maniera molto diretta, non si accontenta.

Lo scetticismo della ragazza, portavoce tra l’altro di molte altre donne che ne condividano l’opinione, deriva dal fatto che “la legge di bilancio dovrà essere votata a fine anno e dovrà trovare l’accordo delle molte forze politiche”. Dunque, bisognerebbe aspettare ad esultare non essendo ancora del tutto definitiva.

Tuttavia, l’attenzione dei media sulla vicenda ha permesso di prestare più credito ad una simile tematica che è stata per anni sottovalutata dal governo o addirittura definita come “inammissibile”. Motivo per cui, dinanzi ad una proposta di legge che non è stata ancora approvata, secondo Ranya ed altre, sarebbe il caso di avanzare nuove disposizioni. Non essendo la scelta di acquistare i prodotti igienici per le donne un’opzione, ma una necessità, il “10% non è abbastanza!”.

 



Giulia Grasso