il racconto dell'ancella
da SoloLibri.net

Da The Handmaid’s Tale a Il racconto dell’ancella, un’ode alla lentezza

Si parla molto bene della serie tv The Handmaid’s Tale; prima di vedere la quarta stagione abbiamo pensato di leggere il romanzo da cui è tratto: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood.

Il racconto dell’ancella è molto famoso e apprezzato. Ha persino vinto il Premio Arthur C. Clarke 1987 e il Governor General’s Award, oltre a essere stato candidato a svariati altri premi letterari, fra cui il Nebula. Da amanti del romanzo distopico non potevamo lasciarcelo sfuggire!

il racconto dell'ancella
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Il pretesto era interessante: una Boston alternativa, chiamata Galaad, dove un gruppo di fanatici religiosi ha vinto e riformato l’intera società. Al centro di questa società, la figura dell’Ancella. Infatti, un crollo vertiginoso delle nascite e un aumento dell’infertilità ha messo in allarme il regime: le poche donne ancora fertili sono state in un certo senso “espropriate”, private della loro famiglia, rieducate e poi assegnate alle famiglie potenti.

Il compito dell’Ancella è farsi mettere incinta dal suo “Comandante” e cedere il figlio alla Moglie, meccanismo che ha un qualche precedente nell’Antico Testamento.

Le aspettative erano quindi altissime! Ci siamo impossessati del romanzo e ci siamo apprestati a leggere.

Lo stile

La prima cosa che si nota de Il racconto dell’ancella, è la lentezza che permea il tutto. No, forse non è giusto definirla lentezza: una persona può essere lenta ma costante. La narrazione procede con la stessa gaiezza di un’autostrada ingolfata per via di un incidente, magari in partenza per le vacanze intelligenti.

Per tutta la prima parte del romanzo la protagonista, Difred, fa la spesa. O almeno tenta di farla, fra un’interruzione e l’altra: continui flashback, descrizioni di cose che non ci sono, ma c’erano, o ci potrebbero essere, digressioni.

Mi siedo sulla sedia. Sedia, chair. Chair serve anche a indicare chi presiede una riunione. Chair è anche un modo per eseguire la pena capitale. È la prima sillaba della parola charity. Chair in francese vuol dire carne.

da Zoa Studio

L’ambientazione

Di Galaad vediamo poco, all’inizio: Il racconto dell’ancella sembra di più il racconto di una tizia qualunque che vive nella Boston anni Ottanta, che fa cose comuni. Comprensibile che si debba compiangere la protagonista bersagliata di ricordi, ma a noi interessa (anche) la distopia.

Purtroppo la distopia interessa poco a Il racconto dell’ancella, o quantomeno, va bene come argomentazione per dire chiaramente chi è buono e chi è cattivo. Dimenticate la complessità e i personaggi grigi: i cattivi sono proprio cattivi, cattivi e basta. Così cattivi da essere stupidi.

Il romanzo ricade infatti in alcuni buchi di ambientazione, come mandare a morire le uniche donne fertili (in un periodo di crollo delle nascite) dopo aver provato a farle rimanere incinte con solo tre Comandanti diversi. Sono gli anni Ottanta, si sa bene che anche gli uomini possono essere sterili, ma siccome sono cattivi si fanno autogol.

Altra cosa poco chiara, ne Il racconto dell’ancella, è il rapporto fra Galaad e il resto del mondo. C’è turismo giapponese e scambio, eppure Difred (che lo sa) si stupisce che il Comandante si sia potuto procurare della lingerie. La tecnologia e il commercio sono regrediti nel giro di dieci anni (tale periodo di tempo è bastato a creare una simile rivoluzione…), tanto che l’ambiente domestico ha echi ottocenteschi. La cosa più grave è stata scoprire che i Galaadiani hanno perseguitato gli ebrei: alcuni sono stati uccisi, e altri spediti a Israele. Che sarà stata a guardare applaudendo.

Non impiccano un ebreo solo in quanto tale, lo impiccano se è un ebreo turbolento che non accetta di compiere una scelta. O se finge di convertirsi senza esserne convinto. Anche questo si era visto alla televisione: irruzioni notturne, tesori ebraici tirati fuori di sotto i letti, torà, talled, Magen David. E i loro proprietari, cupi in volto, spinti dagli Occhi contro le pareti delle loro camere da letto mentre, fuori campo, l’afflitta voce dell’annunciatore parlava della loro perfidia e ingratitudine.

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La trama e la protagonista

Se il tema era interessante, la trama sarà stata buona, giusto? Sbagliato. Abbiamo potuto selezionare solo quattro avvenimenti in tutta la narrazione, che qui non riporteremo per non fare spoiler.

La cosa più brutta è che questi quattro avvenimenti non sono concatenati fra loro, e solo gli ultimi due portano alla conclusione della vicenda. E badate che sono chiamati “avvenimenti” e non azioni: la protagonista subisce la vita e non agisce quasi mai. Questo perché Difred è una protagonista pavida, passiva, priva della minima iniziativa personale. Bisogna dire che “almeno” questo non è un errore ma è stata una scelta consapevole. Che sia stata una scelta intelligente, è tutto da dimostrare.

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da the-handmaids-tale.fandom.com

Forse Il racconto dell’ancella voleva mostrare una donna sconfitta. Ma è anche vero che non è l’unico romanzo con una protagonista simile, eppure solo Difred riesce a infastidire: la sua mancanza di iniziativa viene da dentro, da una generale vacuità e stolidità morale, dove conta solo il suo orticello e ci sono ben pochi valori, ben poca indipendenza intellettuale. E visto che Difred viene dipinta come una donna che, malgrado lo scarso coraggio, viola le regole (si spalma del burro sul corpo, incontra di nascosto il Comandante…) e mantiene la sua identità, non crediamo che questa fosse l’impressione che si voleva dare.

Avrebbe funzionato farla esprimere meno come una bambina.

A che serve, penso guardandola, ma con la faccia immobile, tu ormai sei appassita. I fiori sono gli organi genitali delle piante. L’ho letto da qualche parte, una volta.

da Wikipedia

In soldoni, Il racconto dell’ancella è stato una vera delusione. Guarderemo lo stesso la serie tv, che è molto ben fatta. E voi lo avete letto? Avete avuto l’impressione che molte cose non andassero? Volete provare a recuperare in extremis questo romanzo?



Giulia Taccori