cosa succederà dopo il covid 19 zio benny

Cosa succederà dopo il Covid-19, questa tragedia ci ha cambiati davvero?

“Zio Benny,

ti capita mai di pensare a cosa succederà dopo il Covid-19, quando tutto quest’incubo sarà finito? In questi giorni provavo a pensare a come tutto questo ci avrà segnato. Riusciremo a capire che questa tragica esperienza ci ha cambiati per sempre? Io mi sento diversa, più riflessiva. Ho messo in discussione alcuni aspetti della mia vita. Alcune cose alle quali davo la priorità, ora sono passate in secondo piano. Quando, però, apro i social, tipo Facebook, mi rendo conto di essere una delle poche. Leggo tanti post, troppi forse e mi sento una mosca bianca, insieme ad altre, ma comunque mosche bianche. Un bacio, Michela”

Michela, erano settimane che aspettavo un messaggio come il tuo. Ho quasi creduto di doverci rinunciare per sempre, invece, mi sbagliavo. Vedi? C’è sempre speranza.
Negli ultimi giorni ho in qualche modo fatto il tuo stesso pensiero. Ispirato forse dalle belle giornate di sole o dalle notizie dei bollettini che sembrano incoraggianti o almeno lasciano sperare che una fine è possibile, che possiamo raggiungerla.

Sono del parere che tutti, anche i meno sensibili, abbiano accusato il colpo. E’ impossibile restare indifferenti di fronte a quest’onda che ci ha colpiti. Non tutti, però, sanno ascoltare i propri pensieri o esprimere le proprie riflessioni. E’ più semplice trovare risposta in ciò che si conosce, in ciò che si sa fare, seppur solo meccanicamente. A volte, troppo spesso, anche sbagliando.
Questa malattia devastante, sulla sua scia di dolore e sofferenza ha portato con se anche una consapevolezza. Ci ha ricordato che siamo fragili, esseri umani fragili. Siamo una specie ambiziosa, ci proiettiamo verso l’infinito, tendiamo al raggiungimento di un potere, essere migliori o comunque più furbi degli altri e bisogna provarlo, certificarlo, dimostrarlo. Viviamo al cospetto di un triplice monito: ottenere, raggiungere, conquistare.

Il mondo, la provvidenza divina, mamma papera, non so con esattezza chi o cosa, hanno deciso che dovevamo rallentare. Questo stand-by ci ha dato modo di tirare le somme. Raccogliamo i dati sui risultati raggiunti, in ambito personale e in ambito globale. Ecco dunque, che riflettiamo sulle nostre vite, su cosa abbiamo creduto importante e imprescindibile, di quali persone ci siamo accerchiati e abbiamo analizzato ogni aspetto di noi, persino su quante fette di torta in eccesso abbiamo ingurgitato. Lo sguardo però, si muove anche sulla società e risulta inevitabile pensare a cosa di buono i nostri governanti, hanno fatto. Pensiamo ai tagli alla sanità, all’istruzione, ai debiti pubblici, all’economia, a come le nostre esistenze troveranno il modo per tornare a vivere e a lavorare come prima.

Quando tutto sarà finito oscilleremo tra le paure e il desiderio di ricominciare. Voglio, però, credere che la paura riusciremo ad accantonarla. Il processo per sradicarla sarà lungo. Non riusciremo a dimenticare subito la paura del contagio o il timore di ripiombare nel caos, ma torneremo a vivere e a riallacciare il nostro tessuto sociale. Avremo paura dei danni economici che ci spingeranno a dover stringere la cinghia, ma questo dovrà essere un lanternino, a pretendere che chi deleghiamo a scegliere per noi, lo faccia davvero per l’interesse comune. Torneremo a cantare ai concerti, a ballare tutti insieme, a scambiarci emozioni ed esplosioni di umori e sudori. Torneremo a sognare le mete lontane e le città caotiche, i panorami e le lunghe distese di sabbia.

Ci rialzeremo, perché l’essere umano l’ha sempre fatto nei secoli e nei secoli. Ripartiremo e sai Michela, penso che prima o poi torneremo davvero alla vita di prima, con le sue gioie e le sue contraddizioni, ma noi conserveremo nel nostro DNA il gene di questo periodo. Quanto il mondo potrà rivelarsi migliore? Non lo so. Siamo umani, non possiamo essere perfetti, nessuno di noi lo sarà mai.

Ci basterà, però, ricordare la quantità smisurata di solidarietà che il mondo ha saputo generare e infondere in ognuno di noi. Ricorderemo la tanta solidarietà che siamo stati in grado di donare e a quanta ne abbiamo ricevuta. Penso a tutte quelle persone come mia madre, che ogni volta che il mondo affronta una tragedia, non potendo offrire nulla di speciale, decide di confezionare dolci e donarli a chi necessita. Così come chi spontaneamente ha offerto all’intera comunità delle briciole, delle competenze, che accumulate sono risultate preziose per coloro che sono in difficoltà.

C’è un mito che mi è sempre piaciuto. Narra la storia di Pandora che decise di aprire il vaso con all’interno tutti i mali del mondo, che subito si riversarono sulla terra. Ultima e nascosta in fondo al vaso, c’era la Speranza, che finalmente uscì e si diffuse nel mondo e con il suo potere riusciva a confortare gli uomini e ad accendere in loro un lume di sopravvivenza a dispetto del male subito.

La speranza è ciò che di più prezioso abbiamo, l’ultima spiaggia, l’ultima destinazione. Da lì ripartire, ogni volta che il mondo tornerà ad essere crudele, anche e soprattutto per nostra stessa causa. Tutto ciò ci ha cambiati davvero? Sì ci ha cambiati, ciò che non so, è se riusciremo davvero a dimostrare questo cambiamento.

Zio Benny.

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Benito Dell'Aquila