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Cosa resta dentro quando qualcuno ci lascia? In ricordo di Carmine Alboretti

Nel mio paese, un piccolo paese della provincia di Napoli, si ha ancora l’usanza di attaccare manifesti per le persone defunte. Non li guardo mai, se non distrattamente. Non so per quale motivo non ci presti attenzione, forse nell’inconscio rifiuto l’idea della morte o forse mi ritengo ancora troppo giovane per rifletterci o per constatare con sospiro di sollievo di avere ancora la possibilità di leggere io, quei nomi e cognomi.

Questa mattina, rincasando, l’ho rifatto. Ho letto un nome e un cognome, con la solita disattenzione di sempre. Quel nome si è rifatto vivo. Pochi passi dopo, nella mia mente mi tornava familiare, ma il solo pensiero di associare un viso conosciuto a quei bollettini di brutte notizie, mi ha convinto a non pensarci.

Carmine Alboretti ci ha lasciati, alle prime luci dell’alba. Non conosco le dinamiche, non mi importano o forse, per il solito inconscio processo mentale, le fuggo, mi spaventano. La sua scomparsa, la sua prematura scomparsa, ha lasciato attoniti tutti coloro che per un motivo o per un altro, erano entrati in contatto con lui e, siamo in tantissimi.

Carmine è stato il primo vero giornalista che io abbia incrociato sulla mia strada, prima ancora di capire che nella mia vita, volevo fare questa professione. Quando dopo anni, in un incontro fortuito, gli raccontai che sognavo diventare giornalista, sorrise. Mi disse che l’aveva sempre saputo, che la mia era una penna pungente e spigolosa, a tratti fastidiosa, ma votata a raccontare o sarebbe stato un ignobile spreco. “Non di cronaca, però! Lì ci sono io!“.
Ho sempre temuto il suo giudizio, senza ragione, senza un concreto motivo, ma la sua autorevolezza, mi ha sempre infuso una sensazione di disagio. Si tratta di un disagio buono, che solo personalità meritevoli di grande stima e rispetto possono infondere. La loro opinione è la sola che conti realmente, perché in fondo, un loro rimprovero, un loro disappunto potrebbe generare una terribile sensazione di vergogna.

Il primo ricordo che mi lega a Carmine, risale a molti anni fa, ero un liceale un po’ ribelle. Volevamo organizzare un’occupazione d’istituto per “salvare” le sorti del liceo Benedetto Croce. Lui si occupava di cronaca locale, di tutto ciò che riguardasse il territorio. Mi avevano segnalato il suo numero e quando parlammo, volle capire se credevamo davvero in quella “battaglia” o eravamo dei ragazzini sempliciotti che intendevano solo saltare qualche giorno di scuola. Perché una battaglia, se giusta, va sempre raccontata.

Capiì subito che Carmine Alboretti era un temerario che credeva nel suo lavoro. Le parole messe nel giusto posto, dovevano non solo raccontare, ma far vivere alle persone un’emozione e se le emozioni sono legate a battaglie giuste, ancora meglio. Lui lo faceva, sempre. Carmine ha raccontato tante storie, soprattutto del territorio campano e dei paesi sotto l’ombra del Vesuvio. Si è battuto con sacrificio portando avanti le sue idee, ma con una sorta di giustizialismo innato, che non imponeva, ma spingeva a riflettere. Questo è differente!

Da questa mattina leggo e parlo con tantissimi, non del suo lavoro da giornalista, non delle sue competenze giuridiche, né di quelle da scrittore. Parliamo dell’umanità di Carmine e della sua singolare dote di mostrarsi disponibile, con chiunque, del grande uomo che è stato e che rimarrà nei nostri ricordi.

Per quanto si possa rifiutare ogni congettura o ritenere ingiusta la misteriosa opera della morte, a un certo punto, bisogna scontrarsi con essa. Indipendentemente da ciò che siamo stati, tutti saremo abbracciati dalla sua ombra, ciò che può fare la differenza, però, è il ricordo che lasceremo. Il BUON ricordo di chi ha vissuto con passione, quello resterà immutato anche dopo. E’ buffo come i ricordi di una persona che ci ha lasciati resteranno per sempre inascoltati dall’interessato, preziosi, ma soprattutto intimi, come intima è anche questa puntata di “Raccontalo a zio Benny“, ma doverosa e in ricordo di Carmine Alboretti.

Mi ero ripromesso di raccontarvi della nuova moda tra i tiktoker di testare l’Alta Infedeltà dei propri partner, scelta declinata. Oggi era importante ricordare un amico e riflettere su ciò che ci resta dentro delle persone che popolano la nostra sfera.



Benito Dell'Aquila