Car sharing: ecco le città più condivisibili

Che Roma fosse una città in cui le distanze sembrano triplicate non è una novità. Per i più fortunati, basta una vacanza. Per i più coraggiosi, invece, una vita intera. Ma nella Caput Mundi anche andare a prendere un caffè a casa di un amico che, pur abitando come voi “in centro”, risiede dall’altra parte di Roma, può diventare un incubo. Per questo, nella classifica delle città “più condivisibili” la Capitale ha un bollino rosso. Rimandata a settembre. Ad essere promossa a pieni voti, invece, è Milano con un potenziale di condivisione dei viaggi di circa il 50%, cinque volte superiore al potenziale romano. Una differenza per la maggior parte dovuta alla velocità del traffico cittadino. Nel caso di Roma, cioè, una velocità a passo d’uomo.

Ma non ci sono soltanto le città italiane nei dati analizzati da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche (Iit-Cnr), del Mit, della Cornell University e della società Uber. Una miriade di dati sulla mobilità, mai analizzati prima d’ora, ha permessi di classificare 30 città globali in una chiave nuova: parliamo infatti di trasporto condiviso. O, che dir si voglia, di “ride-sharing”.

Oltre 200 milioni di viaggi in taxi effettuati a New York, Singapore, San Francisco e Vienna, hanno dato la possibilità agli studiosi di determinare alcune leggi applicabili a qualsiasi città del mondo. Il tutto per rispondere a una domanda: quanto è semplice la mobilità condivisa? La ricerca, pubblicata nel numero di marzo 2017 della rivista Nature Scientific Reports, ha utilizzato tre semplici parametri: l’area urbana, la densità delle richieste di viaggio e la velocità media del traffico. Lo scopo dei ricercatori è quello di approfondire il trasporto del futuro. Sono sempre più numerose, infatti, le persone che scelgono di vendere la propria auto optando per i mezzi condivisi. UberPool, per esempio, è il servizio di Uber con conducente non professionista noto in tutto il mondo. Il suo dilagare con la conseguente possibilità di affacciarsi in Italia ha generato molte polemiche tra i tassisti con regolare licenza. Intanto, però, a San Francisco è scelto da oltre il 50% dei clienti. Tra tutte le città studiate, quella città risultata più “condivisibile” è New York con il 62%. Un dato che non stupisce, a differenza del magro risultato ottenuto da Berlino e Londra: città che si fermano rispettivamente al 10 e al 15%. Un altro dato emerso dalla ricerca è che città molto differenti tra loro come Vienna e New York, sia per conformazione urbana che per architettura e storia, hanno un’organizzazione della vita molto più simili di quanto potremmo immaginare. Ed è proprio questo a determinare la “somiglianza” nella condivisibilità dei trasporti.

“Con i veicoli a guida autonoma – commenta Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del Mit, che ha guidato la ricerca – che stanno per arrivare sulle nostre strade, la condivisione delle auto e dei viaggi potrebbe diventare sempre più diffusa, creando nuovi sistemi di mobilità che rappresenteranno un ibrido fra trasporto pubblico e privato”. A Roma e a Milano è un processo già in atto e altre città d’Italia stanno provando a mettersi al passo, tra cui anche Catania. Tra 10 anni, quanto sarà condivisibile il trasporto italiano? Provare per credere.



Serena Di Stefano