Donne e impresa in Italia: qual è il loro futuro?

Qual è il futuro delle start up in Italia? Quali sono le nuove tendenze del mondo social? In che modo sarà possibile trovare lavoro nell’era digitale? Queste e molte altre domande hanno trovato risposta al FED 2017 di Milano, il Forum dell’economia digitale, uno spazio ideato e realizzato da Facebook e Giovani Imprenditori Confindustria. L’iniziativa era dedicata al futuro dell’economia digitale: ben 4000 persone hanno aderito per conoscere le offerte dei nuovi strumenti tecnologici che sosterranno la crescita economica della società nell’epoca dei “millenials” e dei nativi digitali.

Fra le molte discussioni sul commercio internazionale, sul ruolo delle macchine nella società e sul futuro del lavoro digitale in Italia, una particolare attenzione è stata data all’analisi della crescita delle donne che si cimentano nel nuovo mondo del lavoro digitale. E’ proprio il genere femminile che inizia quindi a farla da padrone negli anni ruggenti di Facebook ed Instagram: è vero che molto spesso, nel mondo, le statistiche favoriscono gli uomini. In molti Paesi, infatti, il tasso di istruzione delle donne è meno elevato, il tasso di disoccupazione più alto e in molti casi guadagnano meno dei mariti. Ma che cosa succede se le donne riescono a scavalcare questi ostacoli? Nell’epoca degli smartphone e dei computer, la forbice delle differenze in campo di business si sta assottigliando: Internet e le tecnologie non sono più un mestiere esclusivo per uomini.

E’ Future of Business Survey (Sondaggio sul futuro del Business) a fornire i dati sull’attività delle donne nel settore del business. Future of Business Survey è un progetto realizzato dalla collaborazione fra Facebook, OECD (sigla per Organization for Economic Co-operation and Development, ovvero “Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo”) e la Banca Mondiale con lo scopo di analizzare, in 33 paesi, l’economia commerciale, gli affari e i nuovi settori lavorativi che negli ultimi decenni stanno decollando e crescendo in modo esponenziale. Proprio da queste analisi è emerso che in Italia le donne iniziano a ritagliarsi un ruolo di prestigio, fronteggiando così le nuove sfide del mondo social e del business alla pari dei loro colleghi uomini! Una novità nel mondo digitale italiano che sia avvia a diventare sempre più… rosa! Non solo: in Italia, le donne che entrano in questo mondo sono molto più giovani degli uomini e hanno anche ambiti di interesse diverso: se gli uomini tendono a cooperare a livello internzaionale, le ricerche del Future of Business Survey hanno riscontrato che le donne si focalizzano molto sulla vendita a dettaglio.

Fra i Paesi europei con una maggiore presenza di donne nell’ambito del business troviamo l’Irlanda, il Canada, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Australia e la Corea del Sud. In media, le aziende gestite dalle donne sono il 28% a fronte del 52% della dirigenza maschile, ma è proprio in questi Paesi che la percentuale femminile surclassa quella maschile. Il grafico sottostante – fornito nella cartella stampa di FED 2017 – mostra com’è distribuita la proprietà delle aziende per genere. Saltano subito all’occhio il 43% femminile a fronte del 37% maschile del Canada e il 42% femminile a fronte del 31% maschile della Corea del Sud. Ma se nei Paesi a sviluppo avanzato la distribuzione è pressoché equa (la gestione delle aziende è in mano indistintamente da uomini e donne), in alcuni Paesi in via di sviluppo la situazione è capovolta: in Bangladesh il 77% delle aziende è di proprietà degli uomini, in Turchia il 64% e in Egitto il 69%.

E in Italia come siamo messi? In Italia le aziende sono ancora largamente gestite da uomini e l’equilibrio fra i generi nella gestione di un’azienda raggiunge percentuali basse: solo il 20% sono gestite in concomitanza sia da uomini sia da donne, percentuale tuttavia inferiore alle aziende completamente in mano alle donne, che come si evince dal grafico sono circa il 28%. Eppure, il Future of Business Survey ha rilevato notevoli differenze fra la gestione femminile e maschile di un’azienda. Abbiamo già anticipato come le donne tendano a valorizzare l’aspetto “nazionale” anziché “internazionale” della propria azienda e in più preferiscono la vendita al dettaglio, la cosiddetta retail sales, e il settore della vendita all’ingrosso. La preferenza invece al settore terziario (personal services) è una preferenza tutta femminile: il 13% delle donne si interessa del settore come la moda o l’informazione o i servizi a fronte del 4% degli uomini.

Un altro primato tutto in rosa è l’età. E’ vero che oggi le donne che entrano nel mondo del business tendono ad essere molto più giovani degli uomini, ma non solo: anche le aziende da loro gestite tendono ad essere “più giovani”. Si è così calcolato che entro il 2017, le aziende femminili con meno di 3 anni di attività alle spalle sono più del 25%! Infine, le aziende gestite dalle donne tendono ad essere piccole o medio-piccole: ben il 70% sono imprese individuali, più semplici e meno onerose dal punto di vista economico. Percentuale che fa fronte al 60% delle piccole o medio-piccole imprese gestite dagli uomini. Le aziende con più di 250 impiegati gestite da donne non raggiungono infatti l’1%.

E’ chiaro: le donne sono più intraprendenti e non stiamo esagerando! Le ricerche su scala mondiale segnalano come la società sia cambiata: se prima il genere femminile era molto più insicuro, adesso molte imprenditrici si pongono le stesse prospettive dei loro colleghi uomini. In media, in Italia quell’indice che in gergo è detto “tasso di fiducia” (Business Confidence Scores) nella gestione di un’azienda da parte di uomini e di donne è sempre più in crescita. A fronte di sfide simili per il futuro, è naturale che l’atteggiamento dell’imprenditore e dell’imprenditrice sia lo stesso:, anche se l’aumento delle entrate e l’attrazione dei clienti verso la propria azienda sembrano essere le sfide su cui puntano di più le donne.

Insomma: il mondo del business sta cambiando a favore delle donne, su questo non c’è dubbio. Le cosiddette “rivoluzioni di genere” hanno dato i loro frutti? Possibile interpretare questi dati in questo senso. E’ vero che sono state infrante molte barriere perché le donne potessero fare carriera. Ma non vediamola sotto questo punto di vista, un punto di vista che potebbbe monopolizzare (o forse degenerare!) in massime del tipo “Se le donne hanno successo, l’economia andrà meglio di prima”. No: come abbiamo detto, il mondo è cambiato e sta cambiando. Le giovani donne stanno facendo strada perché sono entrate in gioco. Sono le nuove co-protagoniste del settore del business.



Andrea Colore