Black washing in casa Disney

Non appena è stato rivelato da Disney il nome dell’attrice che interpreterà Ariel nel live action de “La Sirenetta”, è esplosa l’ennesima polemica di proporzioni bibliche, che surriscaldamento globale ripassa più tardi. Halle Bailey è una ragazza afroamericana di 19 anni, divenuta famosa su YouTube come cantante, tanto da attirare l’attenzione di Beyoncé, che l’ha fatta comparire nell’album Lemonade del 2016. Negli anni ha anche recitato in piccoli ruoli cinematografici, e nel 2018 è arrivata ad ottenere un ruolo in Grown-ish, spin off nella fortunata serie ABC Black-ish. Difficile capire con esattezza per quale motivo il regista Rob Marshall abbia scelto proprio lei, visto il curriculum piuttosto modesto, ma la cosa che ha fatto infuriare i fan del lungometraggio animato dell’89 è il colore della pelle della ragazza. Essi infatti, essendo legati all’immagine della pallida sirena caucasica dai capelli rossi, hanno visto la scelta come un fenomeno di black washing molto fastidioso. Negli ultimi giorni la polemica si è ingrandita, tanto da far nascere addirittura una petizione per cambiare l'attrice protagonista.

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Halle Bailey, la nuova Sirenetta
Discutere di argomenti del genere è sempre piuttosto delicato, e fornire un’opinione oggettiva definitiva è pressoché impossibile. Può però essere utile indagare le origini del black washing (scelta di attori afroamericani o asiatici per interpretare ruoli di personaggi caucasici), che non ci permette comunque di fare generalizzazioni, ma consente almeno di analizzare un caso specifico ed esprimere un’opinione consapevole.

Da dove nasce il black washing?

Il black washing è un fenomeno nato negli ultimi anni come risposta ad un altro fenomeno precedente, uguale e contrario: il White washing. Sin dalle origini del cinema, un po’ per razzismo, un po’ per l’effettiva carenza di attori non caucasici, molti bianchi interpretarono ruoli di diversa origine etnica. Basti pensare a quanti attori bianchi abbiano vestito i panni dei nativi nei film western in passato, o in epoca più recente, si pensi a Scarlett Johansson nel ruolo di Motoko Kusanagi (Ghost in the Shell). Risultati immagini per ghost in the shell

Ad oggi fortunatamente bravi attori di colore (o comunque non bianchi) non mancano, e il desiderio di abbattere le barriere razziali ha invertito la tendenza. Negli ultimi anni, moltissimi adattamenti cinematografici di libri e fumetti, oltre a remake di opere cult del ventesimo secolo, hanno portato sullo schermo attori di etnia diversa, nei panni di personaggi storicamente caucasici. Si pensi a Nick Fury in The Avengers, Achille nella serie Troy e Ginevra nella serie Merlin.

Considerazioni sul black washing

Il black washing non è un argomento su cui sia possibile dare giudizi tagliati con l’accetta. Non è qualcosa che può essere considerato assolutamente giusto o sbagliato. Si può però fare delle considerazioni in merito. Il problema principale delle polemiche legate a tale fenomeno è che spesso ruotano attorno al colore della pelle. Quando in realtà esso genera una problematica di tipo etnico. In pellicole come “Il collezionista di Ossa”, il fatto che il protagonista nel libro di Jeffery Deaver fosse bianco, ma che nel film fosse interpretato da Denzel Washington, non crea alcun tipo di difficoltà. Il personaggio infatti, nel contesto in cui si trova, potrebbe essere di origine africana, cinese o indiana, la storia rimarrebbe inalterata. Qualsiasi critica mossa in una situazione simile non dovrebbe avere alcuna ragion d’essere.

La problematica vera e propria sorge quando viene cambiata l’etnia di un personaggio strettamente legato al contesto di provenienza. La Valchiria di Thor-Ragnarok, interpretata da Tessa Thompson, ne è l’esempio per antonomasia. Proporre una divinità norrena, ma nera, bassa e con i capelli bruni, è una forzatura paradossale. La stessa situazione la ritroviamo con l’Achille di David Gyasi, che in teoria dovrebbe essere un mirmidone della Tessaglia (bianco e biondo).

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E allora La Sirenetta?

Al momento è impossibile dare un giudizio a priori, ben pochi dettagli del live-action sono trapelati e non sappiamo esattamente come sarà il prodotto finale. Certo, se tutto il resto del remake dovesse essere fedele al film d’animazione, sarebbe difficile non notare il contrasto tra la sirena afro e il contesto danese dell'800. È anche possibile che Disney decida di apportare altri cambiamenti alla storia originale, proprio per creare qualcosa di nuovo che giustifichi la produzione del live-action. In ogni caso, penso sia doveroso ricordare alle persone che parte della magia del cinema è proprio data dal non essere uno sterile copia-incolla dall'opera di provenienza. Il cambiamento può infastidire o spaventare, ma apre sempre a nuove possibilità.