Beauty Warriors: foto di donne e di correzioni estetiche

Alice Spoto

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Splendido splendente” cantava una sfavillante Donatella Rettore negli anni ’80. Il tema della canzone è noto a tutti: la chirurgia estetica e l’eterna ricerca della perfezione fisica.

Da quegli anni ad oggi, la situazione non è cambiata, anzi. Non parliamo solo di interventi invasivi o punturine, ma delle migliaia di tipologie di creme, fanghi, maschere per tonificare il corpo e preservare i tratti del viso dalla morsa della vecchiaia che affollano i banchi delle profumerie.

Nel vasto mercato dei prodotti estetici, se curiosate sui vari siti di e-commerce, troverete degli aggeggi surreali per correggere qualsiasi tipo di difetto. Più simili a moderni strumenti di tortura che ad innocui elisir di bellezza, presentano forme e colori curiosi e a tratti inquientanti.

“Beauty Warriors” realizzato dall’artista lettone Evija Laivinaritrae proprio volti di donne mentre indossano questi oggetti. Dalle fasce per appiattire il doppiomento agli strumenti per raddrizzare il naso storto, non sappiamo bene se questi strani prodotti diano i risultati sperati, ma ciò che capiamo dalle foto è quanto il legame con la nostra esteriorità possa delle volte apparire ridicolo e grottesco.

La fotografa infatti ha come unico obiettivo quello di creare composizioni altamente disturbanti, dove il confine tra esseri umani e la plastica si annulla. Gli oggetti, come si nota bene, sono abbinati perfettamente in base alle caratteristiche fisiche delle modelle. L’artista ha dichiarato di essersi divertita a comprare lei stessa i prodotti su eBay, scegliendo tra quelli che più l’attiravano visivamente.

Ciò che fa maggiormente riflettere ed incupire è quanto da sempre determinati canoni estetici siano così influenti per ottenere approvazione sociale ed evitare il rischio di essere catalogati come outsider. “Per ottenere successo oggi devi essere perfetto e sembrare perfetto. Queste sono oggi le regole della nostra società, che seguiamo tutti senza nemmeno renderci conto di quanto ridicoli siano gli standard. Ci dimentichiamo spesso della bellezza interiore”.

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